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Mad Max: Fury Road Recensione di Rossi Simone

Rossi SImone
Credo che un film di questo calibro sia difficile da recensire, ma ci si prova! A differenza dei vecchi film di Mad Max degli anni 70-80, il remake di George Miller si caratterizza per la sua epicità.
Il film inizia con la presentazione della Fury Road: dannata, letale e polverosa. Il nostro “Pazzo” Max deve fare i conti con i Figli di Guerra che gli danno la caccia per assicurarsi la propria sopravvivenza. Dopo un breve inseguimento, Max viene catturato e imprigionato. Scoperto il suo gruppo sanguigno, tatuato sulla schiena, viene etichettato come donatore universale di sangue ed usato come “sacca”.
Tuttavia la sua prigionia ha breve durata. Furiosa Imperatrice, qui interpretata da una ribelle Charlize Theron, viene incaricata da Immortan Joe di portare la blindo-cisterna a una città vicina, blindo-cisterna piena di carburante ma che trasporta anche le mogli sane e belle di Joe incinte di lui.
Poco prima di metà strada però Furiosa cambia direzione e fa rotta verso ovest: Joe si insospettisce e va su tutte le furie quando capisce di essere stato tradito. Grazie all’intervento di altre popolazioni dei paesi vicini, persone altrettanto luride e meschine come il despota Immortan Joe, inizia qui l’inseguimento alla traditrice per riprendersi le mogli rubate. Qui il nostro Max si trova a fare la “sacca” mobile: viene attaccato sul cofano anteriore della macchina di un esaltato Figlio di Guerra che decide di sacrificarsi per fermare l’imperatrice. Il Figlio di Guerra, spruzzatosi in bocca dello spray cromato in preparazione dell’entrata nel Valhalla, si lancia contro la blindo-cisterna. La macchina esplode scontrandosi contro una fortissima tempesta di sabbia ma ahimè il Figlio di Guerra non è morto e Max si ritrova insabbiato ma vivo e quasi libero.
Ripresi i sensi, il nostro pazzo si accorge di essere ancora legato al suo “padrone” e quindi cerca di liberarsi definitivamente: non riuscendoci, stacca lo sportello della macchina, che gli impedisce appunto di liberarsi. Per fortuna intravede in lontananza la blindo-cisterna che si è fermata per rinfrescare le passeggere. Max decide quindi di incamminarsi con il Figlio di Guerra sulle spalle e una volta giunto cerca di prendere il controllo del mezzo minacciando le ragazze e ferendone una, considerata la preferita di Immortan Joe.
Riuscito quindi a prenderne il comando, Furiosa, le ragazze, e Max partono per raggiungere il luogo verde, considerato da Furiosa come la sua casa, il luogo da cui proviene e quindi la meta che aveva in mente sin dall’inizio e motivo del suo tradimento verso Joe. Intanto quest’ultimo non si è affatto arreso dopo la tempesta di sabbia ed è ancora più intenzionato a riprendersi le sue “cose”.
Seguono altre scene di motori rombanti e Figli di Guerra esaltati che pur di farsi ammirare, soprattutto da Joe, compiono le più impressionanti azioni sacrificandosi, ben volentieri, se necessario. Il tutto è ben condito da una colonna sonora composta da un gruppo di 4-5 personaggi che scandiscono il ritmo incalzante delle scene a suon di grossi tamburi e da una sorta di marionetta/personaggio in carne ed ossa legata con dei fili ad un’altra macchina da guerra e con il volto coperto che suona una sorta di chitarra dalla quale fuoriescono potenti e ruggenti fiammate. Questi suoni, così carichi di energia e che servono per esaltare ancor più i Figli di Guerra, sono amplificati grazie a delle enormi casse poste sulla stessa macchina della marionetta citata prima.
Ma torniamo alla nostra blindo-cisterna, che subisce un brutto colpo: arriva in un punto che un tempo era il luogo verde, Furiosa però ancora non ne è a conoscenza, ma che ora è una tetra palude coperta da nebbie di un blu-grigio e abitata da strani esseri che per riuscire a camminare si muovono con alti trampoli. Qui la blindo-cisterna si impantana e ci vorrà l’aiuto di tutto l’equipaggio per liberarsi sia dal fango, per poter continuare il cammino, sia dagli inseguitori che sembrano essere sempre più vicini. Seguono altre scene epico-divertenti che si concludono con la ripartenza della blindo-cisterna verso il luogo tanto desiderato.
L’ambientazione cambia e si torna di nuovo al caro vecchio deserto polveroso: l’Imperatrice si deve fermare ancora, questa volta perché trova una donna nuda legata ad un’impalcatura che chiede aiuto, una trappola per gli stranieri ma non per Furiosa che, riconosciuto il luogo a lei familiare, si rivela come una delle molte madri. Megan Gale, che qui interpreta la donna legata, capisce che non è un’intrusa e chiama le altre vecchie donne dalle quali mani l’Imperatrice era stata rapita per far parte dell’harem di Immortan Joe. Dopo la rimpatriata, mentre questo gruppo appena formatosi decide di continuare il cammino nel deserto in cerca di viveri, Max ritiene che la cosa migliore da fare sarebbe tornare indietro verso la cittadella dove sono sicuri di trovare acqua e cibo in abbondanza. Riuscito a convincere le donne, tutti insieme stabiliscono quindi di assaltare la cittadella ma nella via del ritorno si imbattono nei Figli di Guerra e Joe: inizia qui uno scontro tra bene e male con scene ricche di azioni e dal ritmo incalzante da non staccare gli occhi dallo schermo.
Immortan Joe viene sconfitto e i buoni, il “pazzo” Max con l’Imperatrice Furiosa e le altre, pur avendo perso alcune delle donne ed essere feriti, tornano alla cittadella con il corpo del despota Joe. L’imperatrice, salvata da una trasfusione del pazzo, prende così il controllo della cittadella e ridona speranza alle persone del villaggio. Max invece prende le sue cose e riparte per altri luoghi.
Il regista George Miller ci omaggia con una fotografia stupenda e scene di azione a non finire con pochi effetti digitali e molte esplosioni vere. La storia è molto semplice: il fulcro del film è infatti la sopravvivenza di Max che gira il mondo ritrovandosi così più o meno per caso a salvare e liberare persone.

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