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In prima pagina voglio le notizie: le non notizie lasciatele agli altri

Leggere le prime pagine dei quotidiani può risultare, talvolta assolutamente disarmante. Cerco di rendere quest’affermazione meno dolorosa o, almeno, più chiara. Sfogliando la prima di molti quotidiani (ma anche di molti siti internet) ad un’attenta riflessione ti accorgi che, in realtà, molte delle notizie dall’Italia e dal Mondo che ci vengono propinate sono, addirittura, non notizie, curiosità, idee. Alcune sembrano veri e proprio scherzi, lasciati lì apposta per non essere notati. Il paradosso è che talvolta capita addirittura di non notarla più una notizia in prima, quasi come se fossimo abituati a cercare altrove ciò che ci interessa davvero.
Facciamo un esempio. Così, per capirci e per provare a parlarne. Capita che Papa Francesco liberi una colomba e che questa venga attaccata da un gabbiano e da un corvo. Bene. Una curiosità. Qualche risata e nulla più. Invece no. Per la cronaca nazionale pare che una notizia simile meriti la prima pagina più dell’anatema lanciato da Papa Bergoglio contro chi si è reso responsabile del terribile assassinio di Cocò Campolongo (spiattellato soltanto in 19-esima pagina).
Per carità. Ciascuno ha il diritto di mettere in evidenza ciò che ritiene più giusto e ciascuno ha il sacrosanto diritto di dare precedenza all’una o all’altra notizia in funzione della propria linea editoriale ma, tornando sempre al caso della colomba e della cornacchia (che sembra più una poesia di Trilussa che una notizia da riportare in prima), credo che oggettivamente nessuno possa davvero dire che l’Angelus del Papa è stato determinante per la forte accusa verso gli assassini piuttosto che per la povera colomba attaccata dalla crudele cornacchia.
Non me ne voglia nessuno, per carità ma in prima vorrei poter leggere le risultanze del World Economic Forum, il dramma della disoccupazione giovanile, cui magari associare la completa riluttanza della “maggioranza” di governo, delle istituzioni e, più in generale, delle forze politiche di trarne soluzioni convincenti. In prima vorrei leggere del dramma di Gioia Tauro, del viaggio di Pier Ferdinando Casini in India e della soluzione al caso dei Marò ingiustamente trattenuti per così tanto tempo lontano dalla propria famiglia.
In prima vorrei leggere del record tutto italiano del minor numero di detenuti per reati fiscali. In prima vorrei leggere delle prossime elezioni europee e di come un risultato, piuttosto che un altro, possa cambiare le sorti economiche dell’Europa e di ciascuno di noi. In prima vorrei leggere le risultanze dei reati ambientali compiuti a Napoli negli ultimi trent’anni per mano di politica, imprenditoria e malaffare.
La distinzione tra notizie e non notizie sarebbe d’obbligo a prescindere dalla linea editoriale. Nell’alveo di tutte le notizie immaginabili, di tutti i fatti realmente accaduti e di tutto ciò che ogni giorno ci viene raccontato da telegiornali, quotidiani, blog e social network, c’è oggettivamente un gruppo di notizie che, a torto o ragione, la maggior parte dei fruitori riterrebbe degne di andare in prima.

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