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Lo spazio e la luce. Intervista a Marco Bisenzi.

Luce come espressione degli spazi, che sa trasformarsi costantemente in sintonia con l’unicità di ogni progetto. Così l’architetto Marco Bisenzi interpreta l’illuminotecnica applicata al contract. Anna Fraschini intervista Marco Bisenzi.

Può delineare i principi che guidano il suo modo di progettare la luce?
Mi piacerebbe riuscire a non esprimere una filosofia di progetto univoca e vincolante. Come molti progettisti, inseguo degli assunti che possano trovare un’esternazione e un’organicità rispetto a un lavoro. Sono però assunti sempre nuovi, influenzati dalle condizioni circostanti. In questo senso la luce è uno strumento formidabile e consente l’adozione di filosofie di progetto molto diverse fra loro. Questo non presuppone un’illeggibilità o non riconoscibilità nel modo di fare luce, che spero traspaia dal mio lavoro. La mia attività è di supporto all’interior designer nell’elaborazione e nella redazione degli spazi architetturali. In questo senso sono orientato verso una curiosità volta all’interpretazione, all’elaborazione dei più diversi linguaggi più che all’imposizione di un’aprioristica filosofia di progetto.

Quali sono i passi che, partendo dalla richiesta iniziale di un progetto contract, portano a concretizzarlo?
Le fasi di un progetto contract sono davvero molteplici e prevedono un dialogo e un confronto con una moltitudine di figure impegnate nella realizzazione. La committenza e l’interior designer assorbono l’attività di proposta e progetto nelle prime fasi del lavoro. La prima è interessata alla messa a punto degli impegni economici, la seconda alla messa a punto di una filosofia di progetto luce fortemente integrata con le istanze architetturali. Successivamente si entra in contatto con i progettisti dell’area impiantistica per integrare le scelte illuminotecniche e studiare i problemi distributivi. Gli impianti luce per il contract, in virtù del loro alto contenuto tecnologico, non possono prescindere da una forte integrazione con tutti gli altri elementi del progetto. Un’ulteriore e delicata fase riguarda la presentazione dei progetti luce a sovrintendenze e comuni. Vengono approfonditi gli assunti normativi generali e le richieste per effetti e installazioni speciali: la definirei “luce contrattata”. La quarta fase concerne la selezione dei produttori con opportune gare, la messa a punto dei prodotti custom, le installazioni speciali e le campionature per le prove in loco. Per il lighting designer l’attività di indirizzo con le aziende legata allo sviluppo dei prodotti è determinante per la qualità finale del progetto. Naturalmente interconnessa a questi passi vi è l’attività di cantiere e il necessario dialogo con tutti gli operatori: elettricisti, impiantisti meccanici, carpentieri, cartongessisti, arredo.
http://www.archilight.it/GetPage.pub_do?id=8a8a8ac118545b3f0118552b0eb70167&_JPFORCEDINFO=8a8a8ab730a2e3a90130a352b4d80021&language=ITA

Light as an expression of spaces, which always knows how to transform itself in harmony with the uniqueness of every project. This is how Marco Bisenzi interprets lighting design applied to a contract project. Anna Fraschini interviews Marco Bisenzi.

Can you outline the principles that guide your way of designing light?
I’d like to be able not to express a univocal and binding design philosophy. Like many designers, I pursue issues that may result in an expression of opinion and cohesiveness compared to a job. They are, however, always new issues, influenced by the surrounding conditions. In this way, light is a fantastic tool and allows for very diverse design philosophies. This does not imply illegibility or a lack of recognition in the way we create light, which I hope shines through in my work. My business is to provide support to interior designers in drawing up and designing architectural spaces. In this way, I focus on curiosity aimed at interpretation and the elaboration of several different expressions rather than dictating a design project a priori.
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