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Come venne scoperto il PTFE e come lo utilizziamo oggi

Il Teflon PTFE è un materiale ben noto fra i consumatori, perché spesso utilizzato per i rivestimenti di pentole e padelle, in particolare quelle antiaderenti. Eppure si tende ad associare questo composto unicamente agli strumenti della cucina, senza conoscerne però le proprietà e le origini.

Erano gli inizi degli anni quaranta ed un gruppo selezionato di scienziati americani stava cercando di ricavare l’uranio-235 (235U) che rimase poi implicato nella creazione della bomba atomica. Nel corso dei loro studi, inaspettatamente e forse solo come conseguenza a quei loro studi, arrivarono a scoprire un materiale così versatile da essere usato sia per cucinare che per camminare (e per tanti altri usi): il politetrafluoroetilene PTFE, oggi commercialmente noto come Teflon.

Questo avvenne perché il processo che permette di ottenere l’isotopo 235U richiede che venga utilizzato un particolare materiale estremamente corrosivo, il gas fluoro, e nessun materiale conosciuto all’epoca era in grado di contenerlo senza degradarsi. Per questo motivo l’esercito degli Stati Uniti commissionò alla DuPont (azienda chimica che produce prodotti per numerosi mercati in tutto il mondo) di inventare un materiale che potesse resistere a quei livelli di corrosione.

La scoperta si deve alla mente geniale di Roy J. Plunkett che allora lavorava appunto per la DuPont. Tutto iniziò, pare, dall’osservazione di una sostanza depositatasi all’interno di una bombola di gas occlusa. L’ingegnere partì dal freon 22, un gas refrigerante, che riscaldato dà origine al gas tetrafluoroetilene. Sottoponendo questo aeriforme miscelato con un perossido a una pressione di circa 45 atmosfere, Plunkett ottenne una polvere di politetrafluoroetilene che rese plasmabile sottoponendola ad altissime temperature.

Fino agli anni Cinquanta ingegneri e tecnici faticarono non poco per trovare la giusta destinazione d’uso per il Teflon, fino a quando il francese Marc Grégoire ne ipotizzò un utilizzo domestico e iniziò a commercializzare le prime pentole antiaderenti della storia sotto il nome Tefal. Constatato il successo dei nuovi recipienti per la cottura dei cibi, numerosi altri produttori seguirono la medesima strada della Tefal producendo numerose linee di pentole e padelle rivestite con il Teflon.

Negli anni seguenti nuovi studi indagarono le proprietà del Teflon, giungendo alla conclusione che la sostanza potesse essere utilizzata in numerosi altri ambiti.
Verso la fine degli anni ’60, Wilbert L. Gore (Bill Gore), cofondatore della DuPont e inventore dei primi isolanti in Teflon per cavi, creò insieme a suo figlio Robert W. Gore (Bob Gore) il tessuto che oggi è noto universalmente come Gore-Tex: il materiale che potete trovare in molti scarponi da montagna o altri prodotti specialistici di abbigliamento.
Questo particolare ed ormai molto famoso tessuto ha pori abbastanza piccoli da non permettere il passaggio di gocce d’acqua, ma sufficientemente grandi da far passare semplici molecole d’acqua: queste caratteristiche permettono al vapore (e quindi al sudore in forma gassosa) di fuoriuscire garantendo la traspirazione mantenendoci asciutti sia dall’acqua proveniente dell’esterno che da quella che generiamo noi stessi!

Il Teflon è stato così utilizzato spesso nella chirurgia sostitutiva per l’applicazione delle protesi, specialmente nelle articolazioni artificiali grazie alla sua capacità di rendere le superfici estremamente scivolose riducendo l’attrito. Il Teflon ha poi una notevole resistenza elettrica, che lo rende ideale per il rivestimento dei fili; conserva inoltre la sua flessibilità anche a temperature estreme (da -270 °C a +260 °C) rivelandosi molto utile per isolare i componenti elettrici nei veicoli spaziali, esposti al calore bruciante del sole e al gelo dell’ombra terrestre.

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