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“I capricci nei bambini” cosa sono e come affrontarli

I capricci nei bambini sono intesi come le manifestazioni incomprensibili che talvolta mettono in atto… Incomprensibili oppure che richiedono all’adulto di fare qualcosa che non vuole fare… E quindi sono capricci di quel bambino…

Capricci, in questa parola sono racchiusi tanti di quei comportamenti dei bambini che sono difficile specificare, ma diciamo che viene usato questo termine molo spesso, ogni qualvolta il bambino non va incontro a ciò che si aspetta l’adulto…

Il bambino fa capricci quando si mette a piangere per fare una cosa, per avere degli oggetti, un cibo proibito, quando protesta perché non vuole andare a dormire, quando non vuole accontentare delle richieste dei genitori…

Il non pensarli come capricci cambia il punto di vista insomma… pensarli come capricci significa pensare “Mia/o figlia/o si sta comportando così per farmi un dispetto, per complicarmi la vita, solo perché è cattiva/furba/manipolatrice e non ha ragioni valide per farlo, quindi devo liquidare la cosa dall’alto in basso, perché dietro non c’è nessun senso da capire”.

Se invece si cambia il punto di vista, e si pensa che tutti i comportamenti dei nostri bambini hanno un significato ben preciso, hanno un senso, e anche se noi non lo capiamo loro vogliono dirci qualcosa, beh le cose cambiano…

Quello che ho imparato finora è che i bambini sono bravissimi a comunicare, fin da piccolissimi, e purtroppo siamo noi che spesso non vogliamo/possiamo capire…

Mica perché siamo cattivi, ma a volte per stanchezza, a volte per altri pensieri che abbiamo in testa, e per mille altri motivi anche molto validi…

Ma i nostri bambini sono lì che ci stanno dicendo che hanno bisogno di noi, che sono stanchi, che hanno voglia della nostra completa attenzione, che si sentono messi da parte anche solo perché abbiamo fatto 3 telefonate, che vorrebbero qualcosa e non sanno come chiederlo…

Se ci poniamo in atteggiamento di ascolto, togliendoci dalla mente che quelli sono capricci, riusciremo sempre più facilmente a capire che cosa ci sta comunicando il nostro bambino, di che cosa ha bisogno, e soprattutto cosa possiamo fare noi…

Certo, ci sono occasioni in cui il pensare può venire solo dopo, magari quando c’è un pericolo e la prima reazione deve essere quella di mettere in salvo il piccolo… Ma dopo si deve poter capire che cosa voleva dirci nostro figlio, perché un senso c’è sempre, anche quando non riusciamo a capirlo…

A cura della Dott.ssa Mara Giani

(Psicologa – Psicoterapeuta)

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