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Guida al calice di vino perfetto

Il brindisi è un rito legato al vino.
Si presuppone che il brindisi sia legato al vino ovvero a quel succo d’uva sapientemente conservato affinché diventi una bevanda unica, rara e preziosissima nel suo genere.
Il primo oggetto che viene in mente con la parola vino è il bicchiere di vetro un materiale che in realtà, fece la sua comparsa in Medio Oriente fra il 3500 e il 3000a.C.
I Greci assaporavano il vino in grosse conchiglie mentre egiziani e persiani lo mescevano in corni di bovino opportunamente scavati e trattati ma non mancavano brindisi alquanto macabri in calotte craniche infatti, le popolazioni barbariche amavano brindare in quel genere di contenitori poiché sede del cervello e quindi del sapere.
Fin dall’antichità si ebbe modo di comprendere che il vino se bevuto in recipienti di vetro, avrebbe offerto sensazioni organolettiche ottimali.
Appena il medio oriente venne conquistato, i romani riuscirono ad apprendere l’arte vetraia dalla Siria e nell’era pompeiana cominciarono a realizzare bicchieri di rara bellezza, impreziositi da gemme e talvolta tempestati di pietre rare.
L’evoluzione del bicchiere avvenne gradatamente e fino al 1440 quando i maestri vetrai veneziani cominciarono a produrre bicchieri finemente lavorati e realizzati con paste coloranti. Ma il vino che a quei tempi non era raffinato come quello attuale, veniva servito anche in bicchieri d’oro o d’argento, materiali assolutamente inadeguati per degustarlo poiché in tali recipienti si creano particolari micro correnti dovute al normale processo tra saliva e sali disciolti nella bevanda.
La degustazione attuale di un calice di vino avviene in bicchieri idonei.
Ai nostri giorni per apprezzare la limpidezza, il colore ed il profumo del vino, la sua degustazione avviene in calici di cristallo ma è concesso anche il cosiddetto ‘mezzo cristallo’mentre il vetro è un materiale sconsigliabile almeno per i vini pregiati anche se oggi vengono assiduamente utilizzati bicchieri realizzati in vetro sottilissimo con almeno il 24% di piombo (con l’obbligo di esporre l’apposito bollino di certificazione). Il calice di vino deve essere discreto, privo di sporgenze, decorazioni e motivi ornamentali.
Le forme sono disparate e per ogni degustazione ci vuole la variante esatta. Tuttavia, esiste un bicchiere noto come tipo ISO che è idoneo per qualsiasi tipo di vino per le degustazioni professionali.
Ci sono regole fondamentali per gustare il vino ed apprezzarne le sue caratteristiche e la scelta del bicchiere va fatta a seconda del tipo di bevanda.
I vini bianchi vanno assaporati in calici con gambo lungo per eliminare l’inconveniente che il calore della mano possa alterarne la temperatura durante il movimento di rotazione per ossigenare la bevanda.
Al contrario, i vini rossi corposi possono essere serviti in calici a forma di mezza mela con gambo più corto perché il calore emanato dalla mano, riesce ad esaltarne l’aroma.
Per i vini bianchi sapidi, i vini rossi novelli ed i rosati è idoneo il calice alto e slanciato mentre per i rossi corposi va benissimo un calice largo.
Un vino per antonomasia da degustare in calici con gambo lungo è il Roero Arneis DOC per poterne apprezzare profumo molto intenso con sentori di albicocca e mela e note finali di camomilla. Un calice di vino Roero Arneis DOC accompagna egregiamente antipasti e risotti alla marinara perché è armonico, asciutto e bilanciato.
Da non dimenticare quei vini particolari come il Porto che vanno necessariamente degustati in bicchieri a tulipano con l’imboccatura stretta.
Per apprezzare schiuma e perlage di spumantini secchi è adatta la ‘Flûte’ mentre è ottima la coppa, per gli spumanti dolci ed aromatici.
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