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Il Barolo DOC. Ve lo raccontiamo!

Piemontese di origine e di carattere, il Barolo DOC è un vino che si può definire impegnativo senza sembrare esagerati. Le uve da cui deriva sono Nebbiolo al 100%, unico il vitigno, unico il sapore e le caratteristiche.
barolo doc della crota del luv
Queste uve vogliono terreni argillosi come lo sono quelli nella zona di Alba ed esige un’esposizione a nord. Il metodo di coltivazione consentito, per potersi chiamare uva Nebbiolo, è quello a controspalliera Guyot e sono assolutamente vietati interventi di forzatura.
Il vino che ne deriva deve invecchiare almeno 38 mesi a partire dal primo di novembre, e deve riposare in botti di legno per almeno 18 dei 38 mesi. Ovviamente per poter utilizzare la denominazione DOC o DOCG ogni lavorazione deve essere effettuata nelle zone delimitate.
Il vino Barolo è di color rosso granato e, dove gioca con i raggi del sole, assume riflessi arancio caldo. Il suo profumo è intenso e persistente ma, soprattutto, complesso. Durante la sua maturazione riesce a raggiungere sfumature odorose davvero particolari passando dalla vaniglia per arrivare a note di violetta.
In bocca le sue componenti più agguerrite, o dure, come i sali, i tannini e l’acidità, risultano gradevolmente bilanciate ma con una persistenza che donano al Barolo DOC il titolo di Vino potente ed elegante.
Le sue terre di origine si snodano tra i comuni di Barolo, Serralunga d’Alba, Castiglione Faletto e in parte si estendono in provincia di Cuneo con produzioni di Nebbiolo a Grinzane Cavour.
Da sapere che la Langa del Barolo è patrimonio dell’umanità e come tale è protetta dall’UNESCO, ciò ne fa un prodotto unico e particolarissimo.
Il Barolo DOC non è un vino facile, i suoi sapori ed aromi bisogna saperli domare, lasciarli sfogare per poi gustarli appieno, magari come accompagnamento di un piatto di cacciagione locale, un fagiano oppure un piatto di lepre in salmì, dove la salmistratura viene ottenuta con un Barolo DOC. Nei mesi invernali questo vino raggiunge il suo massimo splendore in fatto di emozioni.
Giornata un po’ uggiosa, tipica degli inverni piemontesi, una leggera nebbiolina copre le colline più alte, sul fuoco la polenta gira nel paiolo e nel tegame un brasato rilascia effluvi di uva e di terra.
La tavola è già imbandita, con il pane fatto in casa e dei “pevrunin” sottolio. I bicchieri già hanno assaggiato i profumi del Barolo e lo richiamano, emanando, mentre vengono girati sapientemente, aromi decisi e un poco fruttati. L’occhio esperto porta il calice dove i tiepidi raggi del sole possono attraversare il vino rosso granato.
Ecco, questa è la giusta ambientazione per un vino così imponente e potente. È uno dei pochi vini a reggere l’abbinamento formaggio-tartufo, dopo tutto sono sapori della sua terra, della sua gente.
Da provare a sorseggiarlo accompagnato con dei pezzettini di Castelmagno, oppure con un riso bianco inondato di tartufo di Alba.
Il vino Barolo ha carattere da vendere e non si spaventa ad accompagnare altri gusti forti, decisi e intensi.
Per arrivare a capirlo bisogna lasciarsi andare, utilizzarlo anche come vino da meditazione, seduti in poltrona davanti al camino, in compagnia o, perché no, anche da soli. A riempire tutti i sensi ci sarà lui, sua Maestà il vino Barolo DOC.

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