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La 29° edizione del Palio delle Contrade a Vigevano

Il Palio delle Contrade non è solo una rivisitazione di avvenimenti storici e di cultura rinascimentale, ma è anche una pregevole circostanza per promuovere il turismo a Vigevano in questa piccola città lombardia, gioiello del rinascimento italiano.
Le Dodici Contrade che si sfidano nel torneo corrispondono alle antiche circoscrizioni parrocchiali e sottolineano lo stretto rapporto esistente tra l’assetto urbanistico ed il corrispettivo modello religioso, la Parrocchia, nella società rinascimentale.
Il contesto in cui si ambienta il Palio è quello dei luoghi storici della città: il Castello Sforzesco e Piazza Ducale, progettata da Leonardo da Vinci e disegnata dal Bramante, una delle piazze più belle della nostra penisola. Piazza Ducale fu concepita come una sorta di cortile antistante il maniero e una rampa che affiancava le scalinate, attualmente sostituita da una scalinata porticata, consentiva l’accesso alla fortezza anche a cavalli e carrozze.
Un’accurata documentazione storica supporta ogni singolo elemento del Palio delle Contrade. Gli elaborati e preziosi costumi sono una fedele riproduzione di quelli ritratti dai dipinti dell’epoca o esposti nei musei così come tutti gli accessori e gli attrezzi costruiti a mano dai “contradaioli”.
Accanto ai personaggi dell’aristocrazia e ai notabili sono raffigurati i rappresentati del volgo, raggruppati nelle diverse corporazioni, che con le loro bancarelle popolano il borgo medioevale ricreato nella corte del Castello Sforzesco.
Come un tempo sui banchetti degli artigiani che lavorano il cuoio si possono ammirare cinture, borse, scarselle e le “poulaines”, le caratteristiche scarpe a punta in uso a quel tempo.
All’Armeria Ducale si può vedere, e anche provare, il corredo della milizia; spade e corazze, elmi e ronconi, scudi e guanti di ferro, camagli e cotte in maglia di ferro.
Frutto di una meticolosa ricerca sono anche le vivande abbinate alle Contrade che offrono assaggi e degustazioni di antichi sapori. Alimenti di uso comune e ricette di allora costituiscono i lauti banchetti che imbandiscono le tavole. Tra le specialità presentate ci sono vari tipi di pane: con mandorle e pepe, pan focaccia con i ciccioli, pasta di pane fritta, pani dolci con mele e zucchero o con noci e prugne. La “Zuppa” tradizionale, cucinata nei pentoloni di bronzo, piatti a base di ceci o riso, fagioli, selvaggina, rane, pesci d’acqua dolce, il “salame di testa” e il “ Sacchetto del Pellegrino”. Per finire i “Domenicani”, i “Biscotti del Borgo”, “ La Cotignola”, dolce tradizionale del Palio e simbolo degli Sforza come il vino “Rosso del Duca”.

Occasione di spettacolo e intrattenimento, allora come oggi, l’esibizione degli sbandieratori, dei suonatori di chiarine e dei tamburini che con il rimo degli strumenti sottolineano splendide coreografie. Le Danze quattrocentesche del gruppo Biancofiore, il gruppo Aurora Noctis che presenta esercizi con nastri colorati, i mangiafuoco, le acrobazie dei giullari e i giocolieri.

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