{"id":11594,"date":"2009-04-28T17:05:38","date_gmt":"2009-04-28T15:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/senza-categoria\/stato-centrale-e-welfare-locale-reggiano-ieri-ed-oggi-previsioni-opportunit%e0-e-realizzazioni\/"},"modified":"2018-07-10T04:05:23","modified_gmt":"2018-07-10T02:05:23","slug":"stato-centrale-e-welfare-locale-reggiano-ieri-ed-oggi-previsioni-opportunit%e0-e-realizzazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/societa\/stato-centrale-e-welfare-locale-reggiano-ieri-ed-oggi-previsioni-opportunit%e0-e-realizzazioni\/","title":{"rendered":"Stato centrale e welfare locale reggiano ieri ed oggi: previsioni, opportunit\u00e0 e realizzazioni"},"content":{"rendered":"<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><strong>di Leonardo Angelini<\/strong><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><strong>1. L\u2019immediato dopoguerra fra continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">C\u2019\u00e8 una foto del 25 Luglio del 1945 che mostra il neosindaco comunista della citt\u00e0 di Reggio Emilia, Cesare Campioli, che insieme ad altre personalit\u00e0 cittadine festeggia dal balcone del teatro Ariosto il successo elettorale dei laburisti inglesi. E in qualche polveroso archivio ci saranno ancora i documenti della Commissione&nbsp; D\u2019Aragona che in quegli anni per conto della Costituente andava elaborando un nuovo modello di sicurezza sociale che si ispirava in gran parte a quello inglese.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">L\u2019Inghilterra per\u00f2 aveva vinto la guerra e il piano di sicurezza sociale inglese &#8211; che prese il nome dal ministro Beveridge che l\u2019aveva varato fin dall\u2019epoca in cui sotto la guida del conservatore Churchill gli inglesi combattevano contro il nazismo &#8211; era figlio di quel clima di emergenza e di unit\u00e0 nazionale che si impose sia nel periodo bellico sia nell\u2019immediato dopoguerra. E il fatto che i laburisti di Attle dopo la vittoria elettorale del luglio \u201845 confermino Beveridge come ministro della sicurezza sociale testimonia la loro volont\u00e0 di porsi su di un piano di continuit\u00e0 con il governo di guerra di Churchill.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">In Italia le cose non stavano assolutamente cos\u00ec: i vari governi De Gasperi, che operarono parallelamente all\u2019Assemblea Costituente fra il \u201946 e il \u201948, infatti non riconobbero alcun potere legislativo alla Costituente e alle sue commissioni. Cosicch\u00e9 da una parte la Commissione D\u2019Aragona eman\u00f2 degli orientamenti molto avanzati che ridisegnavano in chiave universalista il modello di previdenza fascista. Dall\u2019altra a livello governativo si cre\u00f2 nella gestione dalla ricostruzione un gruppo ministeriale ristretto che comprendeva, oltre al Presidente del Consiglio, solo i ministeri economici e che dettava l\u2019agenda economica senza alcun vincolo nei confronti delle Costituente e con forti legami con la Banca d\u2019Italia e la Confindustria[1]. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">In questo modo furono poste le premesse perch\u00e9 di fatto in Italia subito dopo la crisi dei governi unitari e l\u2019avvento del centrismo, il fronte conservatore, sempre capeggiato dalla Confindustria e dalla Banca d\u2019Italia, riusc\u00ec a rimandare sine die le riforme che la commissione D\u2019Aragona aveva previsto; e, in base a questa scelta sostanzialmente liberista, mentre in Inghilterra, in Francia e nella Germania occidentale negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra nacque il welfare state,&nbsp; in Italia sul piano dei principi si predic\u00f2 una esigenza di discontinuit\u00e0 rispetto al modello previdenziale corporativo fascista, su quello legislativo alla fine si oper\u00f2 su un piano di continuit\u00e0 con esso. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Di modo che nel guardare al modello di tutele che in quegli anni si vanno imponendo in Italia non si pu\u00f2 certo dire che \u00e8 possibile scorgere in esso dei tratti che attestino la nascita di un welfare italiano. Anzi, specialmente dopo l\u2019avvento dei governi centristi, si pu\u00f2 affermare che il modello che si impone da noi nel primo dopoguerra nasce sulla base di una ripresa e di una estensione del modello previdenziale fascista, basato su una costosa moltiplicazione su base corporativa degli enti di previdenza che ben presto porter\u00e0 alla nascita dei cosiddetti \u201ccarrozzoni\u201d. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>2. Sotto il segno del liberismo (1945 \u2013 60) <\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Cosicch\u00e9, mentre nei pi\u00f9 popolosi stati europei le classi sociali medio-basse gi\u00e0 nell\u2019immediato dopoguerra sono introdotte nell\u2019ambito del mercato e del consumo attraverso una serie di operazioni economiche di tipo inclusivo volte a implementare la domanda interna, fra le quali dappertutto fondamentale \u00e8 l\u2019istituzione del welfare, in Italia il blocco centrista adott\u00f2 un modello di ricostruzione e di sviluppo di stampo liberista che tese a mantenere ai margini del mercato le classi meno abbienti attraverso una politica di tipo deflattivo volta a tenere alti i prezzi, a comprimere i salari e, di conseguenza, a circoscrivere l\u2019ambito del mercato alle sole classi abbienti, a non far nulla di fronte alla disoccupazione, con ci\u00f2 favorendo la ripresa dei flussi migratori interni ed esterni e a ripristinare, e sotto certi punti di vista ad estendere, il modello fascista di sicurezza sociale, corporativo e clientelare.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Gli amministratori reggiani in quegli anni ben presto si trovarono ad operare in un situazione locale che per un verso risentiva fortemente delle conseguenze che sul piano economico derivavano dalle scelte liberiste dei governi centristi, e che sul piano&nbsp; politico ben presto sfociarono in quell\u2019anomalia tutta italiana che Guido Crainz ha definito come <\/em><em>doppio stato: <\/em>\u00ab<em style=\"FONT-STYLE: normal\">l\u2019uno caratterizzato dalla normalit\u00e0 e dal diritto; l\u2019altro invece dalla potenziale e sotterranea esclusione di un\u2019ampia fascia di cittadini dalla pienezza di quel diritto<\/em>\u00bb[2]<em>;<\/em> il primo riservato ai cittadini di centro-destra, l\u2019altro a quelli di sinistra che venivano marginalizzati e penalizzati in base a criteri di discriminazione e di esclusione molto selettivi e calibrati sul livello di esposizione e di critica che i singoli e i gruppi assumevano sulla scena politica e sociale, peraltro costantemente monitorata da un sistema di osservazione, di delazione e di vero e proprio spionaggio presente a tutti i livelli.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Come reazione al primo ordine di problemi gli amministratori emiliano-romagnoli fanno leva su un complesso ordine di provvedimenti che in parte poggiano sulla vecchia tradizione di buona amministrazione che i governi locali socialisti avevano dimostrato in epoca prefascista: sostegno alla mutualit\u00e0 e alla cooperazione e impulso alla nascita delle municipalizzate; in parte, e come reazione alla mancata riforma della finanza locale, su una politica della spesa che tende in continuazione ad aggirare i vincoli liberisti di pareggio del bilancio e a mettere sovente i prefetti di fronte al fatto compiuto di spese eccedenti, legate al soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione<\/em>[3]<em> che vien chiamata a sostegno delle scelte dell\u2019ente locale. Comincia cos\u00ec una lunga sequenza di lotte contro il Prefetto, rappresentante dello stato in sede locale, che con i suoi provvedimenti cerca di bloccare o di ritardare queste eterodosse deliberazioni degli enti locali. <\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Un secondo fronte sul quale gli enti locali reggiani si impegnano molto, a fianco del sindacato, fu quello della lotta contro lo smantellamento delle fabbriche. Epica fu la battaglia delle Reggiane, una delle pi\u00f9 grandi aziende reggiane, in crisi di riconversione post-bellica che intendeva licenziare gran parte delle maestranze; battaglia apparentemente perduta, che ingener\u00f2 una diaspora a partire dalla quale si diffuse quella intelligenza imprenditoriale che accompagn\u00f2 e segn\u00f2 la ristrutturazione industriale negli anni e nei decenni successivi.<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Un terzo fronte, infine, fu quello che si svilupp\u00f2 in reazione alle discriminazioni derivanti dalla collocazione di questo territorio e della maggioranza dei suoi cittadini in una situazione di esclusione dalla pienezza del diritto e che si incentr\u00f2 sulla nascita a Reggio di un reticolo fittissimo di luoghi a parte (le case del popolo, le sezioni, i centri di socialit\u00e0 nati intorno alle organizzazione di massa della sinistra) che det<\/em>erminano la strutturazione di una vera e propria controsociet\u00e0, che non si propone di rovesciare la societ\u00e0 dominante, ma si ritaglia degli spazi di vita in cui difensivamente si cerca di vivere secondo modelli propri, non influenzati dalle ideologie dominanti[4].<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>3. L\u2019avvento del centrosinistra e la nascita del welfare (dagli anni del boom alla met\u00e0 degli anni \u201870) <\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Intorno alla met\u00e0 degli anni \u201850 nelle zone industriali dell\u2019Italia settentrionale viene finalmente raggiunto e sorpassato il livello di produttivit\u00e0 del \u201939: c\u2019\u00e8 una rapida crescita che ben presto porter\u00e0 agli anni del boom e della crisi dei governi centristi. I modelli di esclusione che avevano caratterizzato le scelte liberiste del primo dopoguerra e che avevano condotto ad una crescita squilibrata cominciano ad andare in crisi anche e soprattutto perch\u00e9 il movimento dei lavoratori in quegli anni torna alla lotta e per la prima volta nel dopoguerra ottiene degli importanti risultati sul piano salariale. <\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Comincia cos\u00ec in quegli anni un movimento di allargamento sostanziale del mercato interno sostenuto dalla nuova domanda che viene da queste classi sociali fino ad allora escluse o marginali rispetto al mercato e diventa subito chiaro che, anche a livello di rappresentanza politica, occorre cambiar pagina: \u00e8 l\u2019avvento del centrosinistra che comporta un nuovo e aspro livello di lotte e di negoziazione fra il vecchio&nbsp; blocco di potere e le nuove forze che premono sia nella sinistra di governo che a livello di massa. <\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Tutti questi fermenti troveranno poi nel biennio \u201968  \u201969 uno sbocco che far\u00e0 da vol\u00e0no alle riforme, che gi\u00e0 erano iniziate, fra mille impedimenti e rallentamenti, con i primi governi di centrosinistra, molte delle quali si riveleranno decisive nella definizione del welfare italiano che&nbsp; nasce di fatto in quegli anni.<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Sotto l\u2019impulso delle lotte sociali e sindacali si comincia a sfoltire il sottobosco delle cento e cento previdenze corporative e clientelari, veri e propri carrozzoni che pesano sui contribuenti e non rendono; si vara la scuola media unica che corrisponde alle nuove esigenze formative di una societ\u00e0 che si va rapidamente modernizzando; vengono poste le basi per la nascita e lo sviluppo delle scuole per l\u2019infanzia e degli asili nido comunali; nascono le regioni, anche se sostanzialmente la riforma della finanza locale \u00e8 ancora una volta disattesa.<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>In questo nuovo clima si assiste a Reggio ad un ricambio generazionale che conduce al governo locale un nuovo gruppo dirigente che attinge ampiamente al bacino di militanti e di quadri che vengono dalla resistenza e dalle lotte difensive degli anni \u201950, che lentamente, ma inesorabilmente marginalizza il vecchio gruppo formatosi prima delle guerra nella lotta clandestina al fascismo. Questi nuovi amministratori si trovano ad operare in un quadro sociale profondamente mutato.<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Alla fine degli anni \u201960 la citt\u00e0 appariva infatti profondamente sconvolta nel suo tessuto sociale:&nbsp; non era pi\u00f9 un grosso borgo contadino e paleo-industriale, ma si era come rigenerata e velocissimamente trasformata in una moderna citt\u00e0 industriale. Il dato pi\u00f9 eclatante che appariva a occhio nudo era quello dell\u2019inurbamento, che era figlio dell\u2019industrializzazione e portatore di modelli di vita e di riproduzione sociale del tutto nuovi che si ponevano su un piano di profonda discontinuit\u00e0 con i modi di vita precedenti<\/em>[5]<em>. &nbsp;<\/em><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><em>Riprendendo e ampliando quel modo di operare sul piano finanziario cui accennavamo prima e approfittando della nascita della Regione che comincia ben presto a muoversi sul piano della programmazione e della messa a punto di una modellistica dei servizi capace di individuare e implementare le esperienze esemplari presenti sul territorio, in questo nuovo tessuto sociale esplode ben presto una feconda primavera in cui una serie di consistenti e realistici<\/em> movimenti anti-istituzionali nati in citt\u00e0 intorno al&nbsp; \u201968, innescano una serie di lotte che conducono ben presto, e grazie all\u2019alleanza con quei nuovi e lungimiranti amministratori locali, alla nascita di centri di libert\u00e0 e di sperimentazione. Cosicch\u00e9 nell&#8217;arco di pochi anni assistiamo al fiorire in citt\u00e0 delle scuole materne e degli asili nido comunali, delle nuove strut\u00adture per gli anziani, dei nuovi luoghi dell\u2019antipsichiatria, della medicina del lavoro, etc.-<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Insomma a Reggio E., cos\u00ec come in tutte le regioni rosse, l\u2019opzione a favore del welfare dei servizi \u00e8 decisa, mentre nella zone bianche il modello di welfare che nel frattempo si afferma \u00e8 quello dei sussidi, che rinuncia ad un investimento a lungo termine sui servizi in cambio di un allargamento immediato dell\u2019ambio del consenso che \u00e8 sotteso alla logica dei sussidi.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><strong>4. Il rapporto fra welfare locale e stato centrale in epoca craxiana (dalla met\u00e0 anni \u201970 alla fine della prima repubblica)<\/strong> <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">La spinta riformatrice e programmatica del centrosinistra verso la met\u00e0 degli anni \u201970&nbsp; va in crisi sia per motivi esterni (la crisi petrolifera) che endogeni: infatti l\u2019allegra politica di spesa gi\u00e0 iniziata in epoca dorotea e accentuata in epoca craxiana, unita ad una sostanziale rinuncia ad una politica fiscale centrata su criteri di equit\u00e0, conducono ben presto ad un nuovo punto di equilibrio a livello nazionale che si definisce intorno agli interessi di questo nuovo blocco sociale legato alla rendita e alla speculazione finanziaria: \u00e8 il popolo dei BOT che s\u2019infoltisce ed ingrassa sui crediti accumulati a danno dello stato spendaccione che in questo modo accumula un debito pubblico di cui ancora stiamo pagando le conseguenze, e che soprattutto non paga le tasse. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">In questo modo si crea un effetto perverso in base al quale da una parte si forma un popolo di evasori e di redditieri che pu\u00f2 fruire gratis dei servizi di un welfare ancora universalistico e ancora praticamente gratuito, mente dall\u2019altra i lavoratori dipendenti che non possono esimersi dal pagare la tasse, pi\u00f9 che tutelati dal welfare, risultano sempre pi\u00f9 gravati da esso.&nbsp; <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">E questa volta Reggio Emilia non \u00e8 pronta ad inventare un bilanciere locale in grado di attutire gli effetti di questo meccanismo. La realt\u00e0 sociale ed economica della provincia \u00e8 profondamente mutata e intorno ad decentramento produttivo, che la connota ormai in maniera peculiare e massiccia, anche a livello locale si forma un nuovo sociale ampiamente apparentabile a quello che si va concrezionando a livello nazionale.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Cosicch\u00e9 anche in Emilia, come ci ricordava Barbera proprio in quegli anni: \u201ca un certo punto la sinistra abbandona le battaglie degli anni precedenti e preferisce rivendicare risorse finanziarie da un centro sempre pi\u00f9 condizionato da politiche anticongiunturali anzich\u00e9 rivendicare l&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 autonome; e nel vuoto cadeva il monito di chi si ostinava a ripetere, soprattutto a sinistra, che non si sono mai conosciute in Occidente forme di democrazia locale che non fossero legate al prelievo di risorse tributarie&quot;[6].<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Nel contempo, sempre viene avviato un ulteriore processo di ricambio nei gruppi dirigenti locali che marginalizza ormai i quadri nati nella resistenza e nelle lotte difensive degli anni \u201950 e impone la presenza sulla scena dei nuovi quadri nati intorno al movimento del \u201968 che per\u00f2 spesso avviene in base ad una selezione che non premia tanto i pi\u00f9 capaci quanto i pi\u00f9 abili a barcamenarsi nei meandri della politica politicante. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Sono questi gli anni in cui cessa la sperimentazione nei servizi che tendono ad essere normalizzati da questo nuovo ceto dirigente, mentre in contemporanea la Regione, comincia ad abdicare a quel ruolo di guida e di razionalizzazione che con grande prestigio si era conquistato sul campo nel quindicennio precedente.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><strong>5. L\u2019aziendalizzazione e il declino (dalla nascita della seconda Repubblica ai giorni nostri)<\/strong><\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Le basi monetariste sulle quali poggia l\u2019Europa a partire da Maastricht hanno eroso i margini di manovra degli stati nazionali e hanno posto una serie di vincoli ai governi, fra i quali il taglio della spesa pubblica a danno dei progetti di welfare \u00e8 uno degli elementi fondamentali.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Nel caso dell\u2019Italia il precedente enorme buco di bilancio che si era prodotto in epoca dorotea e craxiana a causa della rinuncia ad una equa politica fiscale all\u2019improvviso diventa un enorme ostacolo all\u2019ingresso del paese in Europa. E\u2019 la fine della prima repubblica e l\u2019inizio della cosiddetta politica di rigore perseguita fin dagli albori della seconda repubblica sia dal centrosinistra che dal centrodestra. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Ma la linea di rigore che i vari governi assumono nei confronti della spesa trova un culo di sacco per i primi nel varo del welfare mix che si basa sulla ricollocazione di parte dei servizi nel privato profit e no profit, per i secondi in un tentativo di prosciugamento totale del welfare, di scardinamento delle tutele e di appalto al privato che, rispetto alla prima soluzione appare solo pi\u00f9 sguaiatamente clientelare.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">In entrambi i casi all\u2019aziendalizzazione si accompagnano altri due fenomeni altrettanto gravi: la dismissione pura e semplice di settori del welfare ed il ritorno della cura sulle spalle delle famiglie, e delle donne in particolare[7]; la nascita, a fianco dei servizi pubblici, di un imponente apparato privato no profit o profit che in molte regioni d\u2019Italia si accompagna alla nascita di nuove clientele centrate su logiche di appalto e subappalto e \u2013 forte elemento di novit\u00e0 \u2013 sulla precarizzazione dei rapporti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Anche Reggio Emilia, nel frattempo sconvolta da una ulteriore profonda trasformazione che la rendono rapidissimamente una realt\u00e0 in cui si concentra un massiccio fenomeno migratorio, viene investita da questa modalit\u00e0 di gestione dei servizi. [8] Certo, sarebbe errato paragonare la situazione reggiana a quelle in cui un welfare dei servizi non \u00e8 mai nato, come ad esempio \u00e8 avvenuto in gran parte del Sud. Va detto per\u00f2 che anche qui l\u2019assegnazione degli appalti spesso avviene in maniera discrezionale, che i nuovi servizi profit e no profit spesso si pongono in maniera concorrenziale e non complementare, come vorrebbe una logica economica accorta, a quelli che sono in piedi gi\u00e0 da 30 anni. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Va detto infine che la presenza di logiche di assegnazione degli appalti secondo regole che premiano i progetti meno costosi pongono gli attori del privato sociale in una condizione di povert\u00e0 di risorse che spinge verso l\u2019erogazione di servizi di basso profilo che pesano sui fruitori e sugli operatori. I primi condannati a ricevere servizi meno qualificati e pi\u00f9 costosi, i secondi perch\u00e9, privati del tempo e delle risorse per la formazione sono condannati a non crescere, e perch\u00e9 rimanendo precari sono impediti, al di l\u00e0 delle loro qualit\u00e0 e della loro dedizione personale, a contribuire alla sedimentazione nel tempo di una cultura dei servizi. <\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">Il tutto mentre nei 30 anni scorsi nel pubblico, almeno qui in Emilia e Romagna, si \u00e8 sedimentata una cultura dei servizi ricca, stimata spesso anche extra-moenia, che viene ridimensionata e disarticolata, ma che non ha altra colpa se non quella di rappresentare la falsa coscienza della nuova classe dirigente locale.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\"><br clear=\"all\" \/>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[1] Per una analisi approfondita di ci\u00f2 che accadeva in quegli anni nle rapporto fra governo e costituente cfr:&nbsp; I: Masulli, Welfare state e patto sociale in Europa, CLUEB, Bologna, 2004, pp. 8499<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[2] Cfr.: Guido Crainz, Storia del miracolo italiano\u201d, Donzelli, Roma, 1996, pag. 4. Il termine \u201cdoppio stato\u201d \u00e8 stato usato per la prima volta da Franco De Felice in: F. De Felice, Doppia lealt\u00e0 e doppio stato, in: Studi storici, 1989, 3, pp. 493-563<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[3] In una recente intervista al sottoscritto l\u2019ex-sindaco della citt\u00e0 di Reggio Renzo Bonazzi, succeduto a Campioli nel \u201862, sostiene che questa operazione divenne di uso comune nelle amministrazioni emiliano-romagnole, non fu mai teorizzata, ma continu\u00f2 anche dopo l\u2019istituzione delle Regioni, poich\u00e9 a questa importante innovazione non si accompagn\u00f2 ancora una volta alcuna riforma della finanza locale. D\u2019altro canto \u00e8 quanto emerge dal recente libro su Dozza di Luisa Lama \u201dGiuseppe Dozza \u2013 Storia di un sindaco comunista\u201d, Aliberti, Reggio Emilia, 2007.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[4] Per un\u2019analisi pi\u00f9 puntuale di ci\u00f2 che avviene in questa controsociet\u00e0 cfr: L. Angelini, Istituzioni del welfare e prassi amministrativa ieri e oggi a Reggio Emilia, in: AA.VV., La societ\u00e0 in trasformazione, Manifestolibri, 2004, Roma, pp. 247 &#8211; 276<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[5] per un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita cfr: L. Angelini, Istituzioni del welfare e prassi amministrativa ieri e oggi a Reggio Emilia, op. cit. pag.252257<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[6] Barbera A., Partecipazione e decisione: La crisi dei poteri locali, in: Laboratorio Politico, 1982, N.5\/6, pp. 112 &#8211; 126<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[7] fra l\u2019altro con l\u2019emergere in questi anni del fenomeno delle badanti.<\/p>\n<p style=\"MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px\" align=\"justify\">[8] Affermano Basini e Lugli che L\u2019Emilia e Reggio in particolare sono stati sottoposti nell\u2019arco di due generazioni ad un processo di cambiamento che in Inghilterra ed in Francia sono avvenuti nell\u2019arco di centocinquanta anni (cfr: Basini G. L., Lugli G., L\u2019affermazione dell\u2019industria: Reggio Emilia 1940-1973, Roma &#8211; Bari, Laterza, 1999)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>la nascita, lo sviluppo e il declino del welfare reggiano in rapporto alle vicissitudini del welfare italiano<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"cybocfi_hide_featured_image":"","footnotes":""},"categories":[51],"tags":[6620,21543,13325,419,170,5940],"class_list":["post-11594","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-societa","tag-assistenza","tag-aziendalizzazione","tag-reggio-emilia","tag-servizi","tag-storia","tag-welfare"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Stato centrale e welfare locale reggiano ieri ed oggi: previsioni, opportunit\u00e0 e realizzazioni - Article Marketing<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/societa\/stato-centrale-e-welfare-locale-reggiano-ieri-ed-oggi-previsioni-opportunit?-e-realizzazioni\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Stato centrale e welfare locale reggiano ieri ed oggi: previsioni, opportunit\u00e0 e realizzazioni - 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