{"id":3068,"date":"2009-10-17T17:03:36","date_gmt":"2009-10-17T15:03:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/senza-categoria\/turismo-malindi-perla-nera-dafrica\/"},"modified":"2009-10-17T17:03:36","modified_gmt":"2009-10-17T15:03:36","slug":"turismo-malindi-perla-nera-dafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/viaggi-e-vacanze\/viaggi-e-turismo\/turismo-malindi-perla-nera-dafrica\/","title":{"rendered":"Turismo : Malindi perla nera d&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"<p>La capitale del turismo italiano ed europeo in Africa: forse tra la<br \/>\nmet\u00e0 degli anni Novanta e l&#8217;inizio del nuovo secolo il Kenia era<br \/>\ndiventato la maggiore attrattiva nel \u201ccontinente nero\u201d per un gran<br \/>\nnumero di turisti; ci pensarono poi i conflitti civili a raffreddare la<br \/>\nfebbre per il Kenia ma ancora oggi lo stato, e soprattutto la citt\u00e0<br \/>\ncostiera di Malindi, \u00e8 una destinazione di sicura presa.<\/p>\n<p>Malindi sorge nel breve tratto in cui il Kenia si apre al mare<br \/>\n(precisamente all&#8217;Oceano Indiano): \u00e8 una citt\u00e0 di media estensione con<br \/>\nuna popolazione di poco superiore ai centocinquantamila abitanti (la<br \/>\nquarta per grandezza della nazione ma niente a che vedere con la<br \/>\npopolazione della capitale Nairobi, quattro milioni e mezzo di<br \/>\nabitanti).<\/p>\n<p>La storia antica della citt\u00e0 \u00e8 ancora oggi avvolta nel mistero: si<br \/>\ndeve andare dietro fino all&#8217;ottavo-nono secolo per trovare i primi<br \/>\ninsediamenti umani nella zona: popolazioni, probabilmente di etnia<br \/>\nbantu, che avevano occupato tutta la zona costiera impiantando<br \/>\nrudimentali forme di coltivazione dove il fiume Galena provvedeva in<br \/>\nabbondanza al rifornimento di acqua per le terre.<br \/>\n<br \/>Le prime notizie documentarie sicure sono per\u00f2 databili solo<br \/>\nall&#8217;inizio del quattordicesimo secolo nel momento in cui tutta la<br \/>\nregione era abitata da popolazioni Swahili (nate dall&#8217;incontro e dalla<br \/>\nfusione tra gli arabi e i Bantu autoctoni) che vi avevano trovato un<br \/>\nottimo punto da cui far partire un fitto sistema di comunicazioni<br \/>\ncommerciali con l&#8217;esterno. Documenti di provenienza cinese testimoniano<br \/>\ndell&#8217;arrivo nella citt\u00e0 di navigatori provenienti dal paese del Sol<br \/>\nLevane e dell&#8217;instaurarsi di un fattivo scambio che porter\u00e0 addirittura<br \/>\nal dono di una giraffa da parte delle popolazioni di Malindi ai nuovi<br \/>\n\u201cclienti\u201d cinesi. Quasi cinquant&#8217;anni dopo anche gli europei che<br \/>\nvolevano aprire nuove strade di comunicazione verso l&#8217;Oriente fecero<br \/>\ntappa a Malindi: Vasco da Gama fu uno di questi e probabilmente senza<br \/>\nil saggio consiglio sulle rotte da tenere dato dai locali difficilmente<br \/>\navrebbe potuto raggiungere l&#8217;India.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 all&#8217;epoca a Malindi funzionava un importante porto che<br \/>\nrivaleggiava aspramente con quello di Mombasa (pi\u00f9 a sud di circa un<br \/>\ncentinaio di chilometri). Le attivit\u00e0 mercantili ebbero il loro apice<br \/>\nquando inizi\u00f2 la tratta degli schiavi: essi venivano trasportati in<br \/>\ncitt\u00e0 dall&#8217;interno via fiume o da nord attraverso la strada carovaniera<br \/>\nche arrivava dal Kenia settentrionale; una volta arrivati erano<br \/>\nscambiati nella piazza centrale e poi imbarcati verso le rispettive<br \/>\nzone di destinazione. Si hanno testimonianze sicure del fatto che<br \/>\nancora a fine Ottocento la pratica era abbastanza diffusa: arriv\u00f2 poi<br \/>\nl&#8217;occupazione britannica che stava costruendo un grande Impero in<br \/>\nAfrica, dall&#8217;Egitto al Capo di Buona Speranza, e con essa lo<br \/>\nspostamento delle attivit\u00e0 economiche verso le coltivazioni intensive<br \/>\ndi prodotti da piantagione. Gli inglesi restarono nel paese fino al<br \/>\n1963 dopo che per vent&#8217;anni la protesta dei Mau Mau (i nazionalisti<br \/>\nindipendentisti keniani) si era opposta alle loro pretese; all&#8217;atto<br \/>\ndella nascita della Repubblica Keniana Malindi era ancora uno dei porti<br \/>\nprincipali dello stato.<\/p>\n<p>Oggi la citt\u00e0 ha sensibilmente modificato il suo profilo economico<br \/>\nspostandosi verso le attivit\u00e0 turistiche, tanto che la seconda lingua<br \/>\npi\u00f9 frequentemente parlata \u00e8 proprio l&#8217;italiano dei molti turisti che<br \/>\nvi passano le vacanze.<\/p>\n<p>Uscendo dai tanti villaggi vacanza per dirigersi verso le altre<br \/>\ncitt\u00e0 del Paese si incontra un sistema viario abbastanza disastrato e<br \/>\nspesso strade senza asfalto; l&#8217;aeroporto di Malindi \u00e8 l&#8217;Aeroporto<br \/>\nNazionale che attua prevalentemente un servizio di navetta verso<br \/>\nNairobi e ospita i numerosi voli charter con a bordo i turisti europei.<\/p>\n<p>Le lingue ufficiali di Malindi sono lo swahili e l&#8217;inglese, la<br \/>\nmoneta ufficiale \u00e8 lo Scellino Keniota; per gli affari diplomatici a<br \/>\nMalindi \u00e8 presente un vice console onorario che si trova nel Sabeki<br \/>\ncentre in Lamu Road, P.O. Box 704.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La capitale del turismo italiano ed europeo in Africa: forse tra la met\u00e0 degli anni Novanta e l&#8217;inizio del nuovo secolo il Kenia era diventato la maggiore attrattiva nel \u201ccontinente nero\u201d per un gran numero di turisti; ci pensarono poi i conflitti civili a raffreddare la febbre per il Kenia ma ancora oggi lo stato, e soprattutto la citt\u00e0 costiera di Malindi, \u00e8 una destinazione di sicura presa.<\/p>\n<p>Malindi sorge nel breve tratto in cui il Kenia si apre al mare (precisamente all&#8217;Oceano Indiano): \u00e8 una citt\u00e0 di media estensione con una popolazione di poco superiore ai centocinquantamila abitanti (la quarta per grandezza della nazione ma niente a che vedere con la popolazione della capitale Nairobi, quattro milioni e mezzo di abitanti).<\/p>\n<p>La storia antica della citt\u00e0 \u00e8 ancora oggi avvolta nel mistero: si deve andare dietro fino all&#8217;ottavo-nono secolo per trovare i primi insediamenti umani nella zona: popolazioni, probabilmente di etnia bantu, che avevano occupato tutta la zona costiera impiantando rudimentali forme di coltivazione dove il fiume Galena provvedeva in abbondanza al rifornimento di acqua per le terre.<br \/>\nLe prime notizie documentarie sicure sono per\u00f2 databili solo all&#8217;inizio del quattordicesimo secolo nel momento in cui tutta la regione era abitata da popolazioni Swahili (nate dall&#8217;incontro e dalla fusione tra gli arabi e i Bantu autoctoni) che vi avevano trovato un ottimo punto da cui far partire un fitto sistema di comunicazioni commerciali con l&#8217;esterno. Documenti di provenienza cinese testimoniano dell&#8217;arrivo nella citt\u00e0 di navigatori provenienti dal paese del Sol Levane e dell&#8217;instaurarsi di un fattivo scambio che porter\u00e0 addirittura al dono di una giraffa da parte delle popolazioni di Malindi ai nuovi \u201cclienti\u201d cinesi. Quasi cinquant&#8217;anni dopo anche gli europei che volevano aprire nuove strade di comunicazione verso l&#8217;Oriente fecero tappa a Malindi: Vasco da Gama fu uno di questi e probabilmente senza il saggio consiglio sulle rotte da tenere dato dai locali difficilmente avrebbe potuto raggiungere l&#8217;India.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 all&#8217;epoca a Malindi funzionava un importante porto che rivaleggiava aspramente con quello di Mombasa (pi\u00f9 a sud di circa un centinaio di chilometri). Le attivit\u00e0 mercantili ebbero il loro apice quando inizi\u00f2 la tratta degli schiavi: essi venivano trasportati in citt\u00e0 dall&#8217;interno via fiume o da nord attraverso la strada carovaniera che arrivava dal Kenia settentrionale; una volta arrivati erano scambiati nella piazza centrale e poi imbarcati verso le rispettive zone di destinazione. Si hanno testimonianze sicure del fatto che ancora a fine Ottocento la pratica era abbastanza diffusa: arriv\u00f2 poi l&#8217;occupazione britannica che stava costruendo un grande Impero in Africa, dall&#8217;Egitto al Capo di Buona Speranza, e con essa lo spostamento delle attivit\u00e0 economiche verso le coltivazioni intensive di prodotti da piantagione. Gli inglesi restarono nel paese fino al 1963 dopo che per vent&#8217;anni la protesta dei Mau Mau (i nazionalisti indipendentisti keniani) si era opposta alle loro pretese; all&#8217;atto della nascita della Repubblica Keniana Malindi era ancora uno dei porti principali dello stato.<\/p>\n<p>Oggi la citt\u00e0 ha sensibilmente modificato il suo profilo economico spostandosi verso le attivit\u00e0 turistiche, tanto che la seconda lingua pi\u00f9 frequentemente parlata \u00e8 proprio l&#8217;italiano dei molti turisti che vi passano le vacanze.<\/p>\n<p>Uscendo dai tanti villaggi vacanza per dirigersi verso le altre citt\u00e0 del Paese si incontra un sistema viario abbastanza disastrato e spesso strade senza asfalto; l&#8217;aeroporto di Malindi \u00e8 l&#8217;Aeroporto Nazionale che attua prevalentemente un servizio di navetta verso Nairobi e ospita i numerosi voli charter con a bordo i turisti europei.<\/p>\n<p>Le lingue ufficiali di Malindi sono lo swahili e l&#8217;inglese, la moneta ufficiale \u00e8 lo Scellino Keniota; per gli affari diplomatici a Malindi \u00e8 presente un vice console onorario che si trova nel Sabeki centre in Lamu Road, P.O. 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Malindi sorge nel breve tratto in cui il Kenia si apre al mare (precisamente all&#039;Oceano Indiano): \u00e8 una citt\u00e0 di media estensione con una popolazione di poco superiore ai centocinquantamila abitanti (la quarta per grandezza della nazione ma niente a che vedere con la popolazione della capitale Nairobi, quattro milioni e mezzo di abitanti). La storia antica della citt\u00e0 \u00e8 ancora oggi avvolta nel mistero: si deve andare dietro fino all&#039;ottavo-nono secolo per trovare i primi insediamenti umani nella zona: popolazioni, probabilmente di etnia bantu, che avevano occupato tutta la zona costiera impiantando rudimentali forme di coltivazione dove il fiume Galena provvedeva in abbondanza al rifornimento di acqua per le terre. Le prime notizie documentarie sicure sono per\u00f2 databili solo all&#039;inizio del quattordicesimo secolo nel momento in cui tutta la regione era abitata da popolazioni Swahili (nate dall&#039;incontro e dalla fusione tra gli arabi e i Bantu autoctoni) che vi avevano trovato un ottimo punto da cui far partire un fitto sistema di comunicazioni commerciali con l&#039;esterno. Documenti di provenienza cinese testimoniano dell&#039;arrivo nella citt\u00e0 di navigatori provenienti dal paese del Sol Levane e dell&#039;instaurarsi di un fattivo scambio che porter\u00e0 addirittura al dono di una giraffa da parte delle popolazioni di Malindi ai nuovi \u201cclienti\u201d cinesi. Quasi cinquant&#039;anni dopo anche gli europei che volevano aprire nuove strade di comunicazione verso l&#039;Oriente fecero tappa a Malindi: Vasco da Gama fu uno di questi e probabilmente senza il saggio consiglio sulle rotte da tenere dato dai locali difficilmente avrebbe potuto raggiungere l&#039;India. Gi\u00e0 all&#039;epoca a Malindi funzionava un importante porto che rivaleggiava aspramente con quello di Mombasa (pi\u00f9 a sud di circa un centinaio di chilometri). Le attivit\u00e0 mercantili ebbero il loro apice quando inizi\u00f2 la tratta degli schiavi: essi venivano trasportati in citt\u00e0 dall&#039;interno via fiume o da nord attraverso la strada carovaniera che arrivava dal Kenia settentrionale; una volta arrivati erano scambiati nella piazza centrale e poi imbarcati verso le rispettive zone di destinazione. Si hanno testimonianze sicure del fatto che ancora a fine Ottocento la pratica era abbastanza diffusa: arriv\u00f2 poi l&#039;occupazione britannica che stava costruendo un grande Impero in Africa, dall&#039;Egitto al Capo di Buona Speranza, e con essa lo spostamento delle attivit\u00e0 economiche verso le coltivazioni intensive di prodotti da piantagione. Gli inglesi restarono nel paese fino al 1963 dopo che per vent&#039;anni la protesta dei Mau Mau (i nazionalisti indipendentisti keniani) si era opposta alle loro pretese; all&#039;atto della nascita della Repubblica Keniana Malindi era ancora uno dei porti principali dello stato. Oggi la citt\u00e0 ha sensibilmente modificato il suo profilo economico spostandosi verso le attivit\u00e0 turistiche, tanto che la seconda lingua pi\u00f9 frequentemente parlata \u00e8 proprio l&#039;italiano dei molti turisti che vi passano le vacanze. Uscendo dai tanti villaggi vacanza per dirigersi verso le altre citt\u00e0 del Paese si incontra un sistema viario abbastanza disastrato e spesso strade senza asfalto; l&#039;aeroporto di Malindi \u00e8 l&#039;Aeroporto Nazionale che attua prevalentemente un servizio di navetta verso Nairobi e ospita i numerosi voli charter con a bordo i turisti europei. 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Malindi sorge nel breve tratto in cui il Kenia si apre al mare (precisamente all'Oceano Indiano): \u00e8 una citt\u00e0 di media estensione con una popolazione di poco superiore ai centocinquantamila abitanti (la quarta per grandezza della nazione ma niente a che vedere con la popolazione della capitale Nairobi, quattro milioni e mezzo di abitanti). La storia antica della citt\u00e0 \u00e8 ancora oggi avvolta nel mistero: si deve andare dietro fino all'ottavo-nono secolo per trovare i primi insediamenti umani nella zona: popolazioni, probabilmente di etnia bantu, che avevano occupato tutta la zona costiera impiantando rudimentali forme di coltivazione dove il fiume Galena provvedeva in abbondanza al rifornimento di acqua per le terre. Le prime notizie documentarie sicure sono per\u00f2 databili solo all'inizio del quattordicesimo secolo nel momento in cui tutta la regione era abitata da popolazioni Swahili (nate dall'incontro e dalla fusione tra gli arabi e i Bantu autoctoni) che vi avevano trovato un ottimo punto da cui far partire un fitto sistema di comunicazioni commerciali con l'esterno. Documenti di provenienza cinese testimoniano dell'arrivo nella citt\u00e0 di navigatori provenienti dal paese del Sol Levane e dell'instaurarsi di un fattivo scambio che porter\u00e0 addirittura al dono di una giraffa da parte delle popolazioni di Malindi ai nuovi \u201cclienti\u201d cinesi. Quasi cinquant'anni dopo anche gli europei che volevano aprire nuove strade di comunicazione verso l'Oriente fecero tappa a Malindi: Vasco da Gama fu uno di questi e probabilmente senza il saggio consiglio sulle rotte da tenere dato dai locali difficilmente avrebbe potuto raggiungere l'India. Gi\u00e0 all'epoca a Malindi funzionava un importante porto che rivaleggiava aspramente con quello di Mombasa (pi\u00f9 a sud di circa un centinaio di chilometri). Le attivit\u00e0 mercantili ebbero il loro apice quando inizi\u00f2 la tratta degli schiavi: essi venivano trasportati in citt\u00e0 dall'interno via fiume o da nord attraverso la strada carovaniera che arrivava dal Kenia settentrionale; una volta arrivati erano scambiati nella piazza centrale e poi imbarcati verso le rispettive zone di destinazione. Si hanno testimonianze sicure del fatto che ancora a fine Ottocento la pratica era abbastanza diffusa: arriv\u00f2 poi l'occupazione britannica che stava costruendo un grande Impero in Africa, dall'Egitto al Capo di Buona Speranza, e con essa lo spostamento delle attivit\u00e0 economiche verso le coltivazioni intensive di prodotti da piantagione. Gli inglesi restarono nel paese fino al 1963 dopo che per vent'anni la protesta dei Mau Mau (i nazionalisti indipendentisti keniani) si era opposta alle loro pretese; all'atto della nascita della Repubblica Keniana Malindi era ancora uno dei porti principali dello stato. Oggi la citt\u00e0 ha sensibilmente modificato il suo profilo economico spostandosi verso le attivit\u00e0 turistiche, tanto che la seconda lingua pi\u00f9 frequentemente parlata \u00e8 proprio l'italiano dei molti turisti che vi passano le vacanze. Uscendo dai tanti villaggi vacanza per dirigersi verso le altre citt\u00e0 del Paese si incontra un sistema viario abbastanza disastrato e spesso strade senza asfalto; l'aeroporto di Malindi \u00e8 l'Aeroporto Nazionale che attua prevalentemente un servizio di navetta verso Nairobi e ospita i numerosi voli charter con a bordo i turisti europei. Le lingue ufficiali di Malindi sono lo swahili e l'inglese, la moneta ufficiale \u00e8 lo Scellino Keniota; per gli affari diplomatici a Malindi \u00e8 presente un vice console onorario che si trova nel Sabeki centre in Lamu Road, P.O. 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