{"id":31415,"date":"2012-12-17T02:44:40","date_gmt":"2012-12-17T01:44:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/senza-categoria\/il-teatro-come-strumento-di-terapia-gestaltica\/"},"modified":"2012-12-17T02:44:40","modified_gmt":"2012-12-17T01:44:40","slug":"il-teatro-come-strumento-di-terapia-gestaltica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/arte-e-cultura\/teatro\/il-teatro-come-strumento-di-terapia-gestaltica\/","title":{"rendered":"Il teatro come strumento di terapia gestaltica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"\/uploads\/images\/u_10237\/thumb_teatrogestaltroma8_2.gif\" class=\"image\"><img decoding=\"async\" src=\"\/uploads\/images\/u_10237\/thumb_teatrogestaltroma8_2.gif\" border=\"0\" \/><\/a><br \/>Obiettivo primario della psicoterapia della Gestalt &egrave; riportare le persone alle loro intenzioni ed alla logica della loro esperienza attraverso il recupero della consapevolezza delle proprie emozioni, delle proprie percezioni; fare in modo che accettino la responsabilit&agrave; in ordine alle scelte di condotta da assumere, qui ed ora, in quanto protagonisti consapevoli dotati di libero arbitrio ed intenzionalit&agrave;. In questa prospettiva trova ragione la progressiva integrazione tra psicoterapia della Gestalt e arte quale espressione di creativit&agrave;, in tutte le sue forme e manifestazioni (danza, musica, pittura, scrittura). Creativit&agrave; e responsabilit&agrave; sono spazi che aprono alla vita&hellip;<>1. <br \/>La creativit&agrave; assume un ruolo fondamentale nell&rsquo;immaginazione e nell&rsquo;invenzione di comportamenti &ldquo;utili&rdquo;, congrui e funzionali alle situazioni concrete che l&rsquo;individuo si trova ad affrontare nella vita reale, per lo stesso motivo assume un ruolo centrale nella terapia della Gestalt: <<&hellip;con un numero limitato di comportamenti si possono far esistere infinite storie e per questo l&rsquo;area del comportamento &egrave; definibile come un campo dell&rsquo;arte>>2. In pratica, <strong>il teatro<\/strong>, &#8211; www.teatrogestalt.it\/teatro%20gestalt.html &#8211; in quanto luogo di conoscenza, invenzione, sperimentazione e cambiamento del comportamento assurge a strumento ideale della psicoterapia della Gestalt; accresce, nel qui ed ora, nel flusso della spirale del contatto, la consapevolezza e l&rsquo; accettazione di s&eacute;, del corpo, dei sentimenti, delle emozioni e della loro ambivalenza e, contemporaneamente, rende possibile una relazione e un contatto pi&ugrave; autentico con l&rsquo;&rdquo;altro&rdquo; ove per &ldquo;altro&rdquo; si pu&ograve;, indifferentemente, intendere altre parti di s&eacute; non emerse a coscienza, una persona determinata, il resto del mondo: sia esso un individuo, una collettivit&agrave; od anche un oggetto.<br \/>\nEntrare in contatto con le varie parti di se, con i propri personaggi interiori, diversi e talvolta totalmente contrastanti; confrontarsi con essi, dando loro forse per la prima volta voce, anima e corpo, significa anche cogliere se e come questi personaggi condizionano la nostra esistenza, i nostri atteggiamenti, le nostre scelte di vita, le nostre dinamiche relazionali. <br \/>Significa apprendere, attraverso la loro conoscenza ed accettazione, se e come potrebbero esserci &ldquo;utili&rdquo;, nel presente e nel futuro, per affrontare in modo migliore, o comunque differente, situazioni problematiche aiutandoci a definire e concludere processi interrotti (le cosiddette gestalt incompiute).<br \/>Al pari della psicologia anche&hellip; <>3. <br \/>Conoscenza, comunicazione e cambiamento sono visti come momenti di un unico processo che, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;attivit&agrave; teatrale, pu&ograve; svolgersi ed evolversi su diversi piani (emotivo, comportamentale, razionale) con una forza trasformativa consentita dalla natura &ldquo;protetta&rdquo; del setting teatrale, ossia da una distanza che, permettendo alla persona&ndash;attore di mantenere un grado di differenziazione, favorisce un&rsquo;auto-osservazione consapevole senza eccessiva identificazione, (recitare nel teatro un ruolo ed essere al tempo stesso osservatore del proprio ruolo, cos&igrave; come in una seduta psicoterapeutica il paziente pu&ograve; rivivere una situazione problematica senza essere sopraffatto dalla immedesimazione nel problema): << La distanza nel teatro permette alla persona, all&rsquo;attore, allo spettatore, di avanzare tra due mondi: quello oggettivo e quello soggettivo, proprio perch&eacute; il teatro &egrave; un&rsquo;esperienza in cui le persone immaginano e si comportano &ldquo;come se&rdquo; fossero altro, in un altro posto, in un altro tempo>>4.<br \/> Nei laboratori, svolti soprattutto con Paolo Quattrini, &egrave; emerso pi&ugrave; evidente il ruolo del teatro come strumento di cambiamento. In pratica, durante queste sedute di gruppo, una persona era invitata a farsi regista di una sua situazione critica ed a metterla in scena con l&rsquo;ausilio di &ldquo;attori&rdquo; scelti da lei stessa, per poi osservarla dall&rsquo;esterno nella sua dinamica e nei suoi effetti. <br \/>In tal modo, viene creata quella distanza necessaria al processo di consapevolizzazione delle proprie dinamiche e della loro ricorrenza. <br \/>Dato che l&rsquo;esperienza pu&ograve; essere vissuta solo nel qui ed ora, &egrave; di estrema importanza rendere attuale, a livello percettivo, la situazione problematica: il &ldquo;paziente-regista&rdquo; deve curare con attenzione la scelta degli attori, precisandone i movimenti, la posizione, l&rsquo;atteggiamento verbale; descrivendo i luoghi, la disposizione degli elementi di scena, ecc. <br \/>Successivamente, pu&ograve; essere utile far ripetere la stessa scena chiedendo alle persone, che di volta in volta recitano il ruolo del protagonista, di proporre modelli di azione e reazione differenti da quelli raccontati, in tal modo la persona-osservatore esterno pu&ograve; osservare modi alternativi di vivere la stessa storia e realizzare che pu&ograve; permettersi di sperimentarli. <br \/>L&rsquo;obiettivo &egrave; aprirsi ad altre possibilit&agrave;; interrompere quegli automatismi nevrotici che, troppo spesso, governano l&rsquo;esistenza; imparare a scegliere, consapevolmente, quale differente atteggiamento assumere a seconda della situazione concreta e dell&rsquo;epilogo al quale si aspira.<br \/>La rappresentazione teatrale, dunque, contribuisce al processo di riattualizzazione di avvenimenti passati che rappresentano gestalt incompiute. <br \/>Messi in scena, gli avvenimenti traumatici possono essere fatti rivivere e completati; portati, verso la conclusione che consiste nell&rsquo;entrare in contatto con le emozioni precedentemente evitate, per esprimere quello che non c&rsquo;era stato mai modo di esprimere.<br \/>La mia prima e, forse anche per questo, una delle pi&ugrave; significative esperienze di laboratorio teatrale (anche prima esperienza &ldquo;gestaltica&rdquo;) risale al corso residenziale estivo svoltosi ad Ischia nell&rsquo;estate del 2005. Totalmente inconsapevole di me, di quanto si sarebbe svolto l&igrave; e, soprattutto, di quanto sarebbe successo poi come effetto del lavoro svolto; inconsapevolmente barricata dietro un&rsquo;armatura difensiva forte e, al tempo stesso, incrinabile come un cristallo duro pi&ugrave; di ogni pietra eppure suscettibile di andare in mille pezzi a seconda del colpo che gli viene inferto, ho affrontato il lavoro dell&rsquo;intera settimana con quell&rsquo;inconsapevolezza che, talvolta, ti consente di essere pi&ugrave; aperta all&rsquo;esperienza cos&igrave; come si presenta. <br \/>Il lavoro si svolgeva in gruppi di circa 20 persone, tutti i giorni, per 5 giorni consecutivi, per circa 4 ore al giorno. La rappresentazione de&rsquo; il mondo apollineo ed il mondo dionisiaco costituiva il tema fondante dell&rsquo;opera che avremmo dovuto portare in scena.<br \/>Il primo giorno, si &egrave; discusso dei vari personaggi, dei ruoli da assumere e si &egrave;, approssimativamente, delineata una cornice ideale iniziando ad immaginarne il contenuto, ma gi&agrave; a partire dal secondo giorno la trama non esisteva pi&ugrave;&hellip;.l&rsquo;opera aveva in realt&agrave; esaurito il suo compito, fornito lo spunto e fatto da contenitore vuoto di un&rsquo;esperienza creativa che si &egrave; andata evolvendo, attimo dopo attimo, senza struttura predeterminata-eterodeterminata, senza forma, senza logica apparente. L&rsquo;intero lavoro ha costituito un&rsquo;emblematica esperienza gestaltica del &ldquo;qui ed ora&rdquo; come unico momento esistente, senza previsione, senza precostituzione, senza proiezione all&rsquo;indietro n&eacute; programmazione in avanti, solo l&rsquo;esperienza sensoriale dei singoli momenti, susseguitisi nell&rsquo;arco temporale del lavoro, ha fornito colori e sfumature, note e ritmo all&rsquo;opera d&rsquo;arte &ldquo;in fieri&rdquo;; un&rsquo;opera che ha avuto espressioni ogni giorno differenti tra loro. <br \/>La stessa rappresentazione finale sarebbe stata ancora diversa il giorno dopo come lo era rispetto ai giorni precedenti, dimostrazione concreta che &ldquo;l&igrave; ed allora&rdquo;, come &ldquo;qui ed ora&rdquo;, ogni esistenza (percezione, emozione, azione che sia) &egrave; in continuo movimento, in perenne trasformazione.<br \/>La prima scoperta di quei giorni &egrave; derivata dallo sperimentare ci&ograve; che, a livello cognitivo, ero solita non cogliere se non addirittura escludere: come dal caos, dalla confusione, dalla totale destrutturazione e demolizione di un ordine determinato (nel caso di specie, l&rsquo;opera letteraria di riferimento) possa nascere, senza programmazione e controllo, un&rsquo;opera esteticamente valida e di inimmaginabile effetto, risultato dell&rsquo;energia spontanea del gruppo e di ogni singolo membro di esso (l&rsquo;insieme e le sue parti) piuttosto che di una regia esterna ed organizzata. <br \/>In gruppo, mi trovavo attonita, alla ricerca di una spiegazione razionale di ci&ograve; che logico non voleva essere, passavano minuti e minuti in attesa di istruzioni ed insegnamenti verbali che non arrivavano: non una frase compiuta, solo gesti e parole apparentemente prive di senso ma, in realt&agrave;, intenzionalmente mirati a creare confusione, minare pre-giudizi, rompere equilibri mentali precari per ricrearne di nuovi e pi&ugrave; solidi in quanto basati su piattaforme integrate di emozioni, istinto e razionalit&agrave;. Il risultato fu l&rsquo;accesso ad una creativit&agrave; primitiva, istintuale; emersa attraverso la disgregazione del conosciuto, del razionale, dell&rsquo;&rdquo;io&rdquo;, mediante l&rsquo;interruzione del processo narcisistico di identificazione noto, abituale, privo di quell&rsquo;energia vitale che sola pu&ograve; donare la libert&agrave; di creare un&rsquo;&rdquo;opera d&rsquo;arte&rdquo;. <br \/>Una creativit&agrave;, in sostanza, che nasce dal contatto con il vuoto, un vuoto che, se ti permetti di vedere, sentire e sostenere, diventa &ldquo;terreno fertile&rdquo; di nuovi impulsi, nuovi progetti; autentica creazione. Per citare le parole di Paolo Quattrini: <>.<br \/>In linea con l&rsquo;insegnamento gestaltico, i lavori pi&ugrave; significativi del laboratorio erano volti alla riscoperta della parte pi&ugrave; istintuale, pi&ugrave; naturale, pi&ugrave; &ldquo;animale&rdquo; di noi stessi; attraverso il risveglio dei sensi e la riapertura di canali percettivi ed emozionali, troppo in disuso nella vita moderna e che, invece, &egrave; indispensabile recuperare e riesercitare per ridare spazio a spontaneit&agrave; e vitalit&agrave; autentica.<br \/>Tramite esercizi sul corpo e con il corpo (individuali, in coppia, di gruppo, di movimento spontaneo, di &ldquo;ritiro&rdquo;, di &ldquo;contatto&rdquo;, di azione e stasi) che, apparentemente, nulla avevano a che fare con l&rsquo;opera da rappresentare e, men che meno con una trama compiuta, siamo entrati, progressivamente, in quella dimensione dionisiaca che l&rsquo;opera teatrale in questione e, prima ancora la Gestalt, vuole al centro dell&rsquo;esistenza umana a discapito di una storica prevalenza del mondo apollineo. Lo scopo era ottenere un ribaltamento delle prospettive socio-culturali ed un riallineamento in un rapporto di complementariet&agrave;, invece che di contrapposizione, tra passione, istinto, eros (dionisiaco), da un lato e ragione, cultura (apollineo), dall&rsquo;altro: <>5. <br \/>Una delle esercitazioni, basate sul movimento spontaneo, che ricordo meglio &egrave; la seguente: individualmente, ad occhi chiusi, iniziamo a muoverci nello spazio, prima in cerchio poi in ordine sparso, mantenendo gli occhi chiusi, esercitiamo la percezione dello spazio circostante, la presenza dell&rsquo;altro. Accompagnati da suoni e rumori evocativi della natura (fruscii di foglie, versi di animali, musiche tribali, ecc) e stimolati da odori di foglie, di frutti, di sudore delle persone con le quali entriamo in contatto, ci muoviamo sempre pi&ugrave; liberamente, istintivamente, concedendoci la libert&agrave; di sentire e di agire senza il timore del giudizio degli altri e ci scopriamo a strisciare come serpenti, a camminare a quattro zampe come animali selvatici od a rotolarci su corpi di persone del gruppo che, solo in quel momento, percepisci di contattare veramente. <br \/>Inizialmente i meccanismi di difesa mi rendevano vigile, allerta, con gli occhi fisicamente chiusi ma l&rsquo;attenzione ben rivolta allo sguardo degli altri. Evitavo il contatto, mi muovevo secondo le istruzioni, sforzandomi di essere (apparire?) libera ed istintiva per&ograve; sempre controllando il come ed il dove di ogni mossa poi, progressivamente, quasi per magia, mi sono resa conto che erano il corpo e la sua energia a guidare il mio movimento. <br \/>La mente si stupiva, ma era cos&igrave; nuovo, cos&igrave; bello che facevo di tutto per azzittirla <>. Come in una seduta di psicoterapia gestaltica mi concedevo la libert&agrave; di sperimentare, sentire, agire, osare e trasgredire in una situazione &ldquo;controllata&rdquo; e protetta, lasciando fluire impulsi ed emozioni, senza timore di conseguenze dannose.<br \/>Altri esercizi di movimento spontaneo erano volti alla percezione dello spazio ed alla creazione di un&rsquo;energia unitaria e per favorire l&rsquo; integrazione del gruppo, ad esempio: ad occhi chiusi, camminiamo &ldquo;ordinati&rdquo; in circolo; sentiamo il ritmo e la velocit&agrave; di chi sta davanti e dietro di noi quindi, sparpagliati nello spazio, camminiamo a diversa velocit&agrave;, sempre ad occhi chiusi, prestando attenzione allo spazio ed all&rsquo;energia del gruppo. <br \/>Guidati dalle sensazioni, ci distribuiamo nello spazio per evitare squilibrio di concentrazione delle persone in un punto dello spazio, dobbiamo cercare, istintivamente, di creare uniformit&agrave; ed armonia di forme. Durante il movimento scegliamo, consapevolmente, se cercare od evitare il contatto, senza preoccuparci del rifiuto dato o ricevuto. Solo guidati dal sentire, dalla piacevolezza del contatto, prestiamo attenzione alla relazione con l&rsquo;altro interrogandoci: che effetto ti fa? Come lo senti? Caldo, freddo, viscido, piacevole, fastidioso, distante. <br \/>Lo scopo &egrave; di ascoltare le sensazioni, cogliere i propri limiti, accettandoli o scegliendo di spostarli, pi&ugrave; che superarli; cogliere anche i confini dell&rsquo;altro per rispettarli, per calibrare le distanze e per sentire se ci stanno bene o meno. <br \/>E&rsquo; evidente la funzione gestaltica di simile esercizio: sviluppare i sensi ed esercitare le percezioni (la conoscenza), accrescere la attenzione per il proprio sentire, per le proprie emozioni (la consapevolezza), scegliere ed agire di conseguenza (cambiamento). <br \/>Giorno dopo giorno, momento dopo momento, attraverso questi ed altri lavori, il laboratorio teatrale evolveva, il gruppo si univa, le identit&agrave; individuali cedevano spazio alla squadra, l&rsquo;istintualit&agrave; ritrovata si affiancava alla ragione ed il mondo dionisiaco diventava sempre pi&ugrave; protagonista a fianco del mondo apollineo, ancora presente ma oscurato dall&rsquo;energia luminosa e dal ritmo vitale del primo, e cos&igrave; attraverso questo lavoro, nato apparentemente senza logica n&eacute; forma, siamo giunti ad una rappresentazione finale bella ed intensa; forti della fiducia acquisita, dell&rsquo;energia che muove, che evolve, che crea coordinamento e sintonia tra gli attori, limitando sbavature od eccessi perch&eacute; nulla &egrave; giusto o meno giusto, bello o brutto, corretto o meno in una scena che &egrave; in trasformazione nel momento stesso in cui la vivi e la osservi, sempre diversa da se stessa, sempre nuova e imprevedibile.<br \/>Solo a posteriori, integrando l&rsquo;esperienza con la teoria, mi sono resa conto di quanto e quale valore, anche didattico, abbia avuto questo laboratorio nel quale ognuno dei principi-cardine della psicoterapia della Gestalt ha trovato espressione ed applicazione: l&rsquo;importanza dell&rsquo;&rdquo;esperienza&rdquo;, fonte primaria di consapevolezza e di apprendimento; &ldquo;qui ed ora&rdquo; come unico momento di esistenza e di cambiamento; riscoperta delle emozioni ed importanza delle percezioni sensoriali come linee guida nelle scelte del comportamento; ciclo del contatto nelle sue varie fasi, individuali e nella relazione con il mondo esterno, in una spirale di continuo mutamento dei rapporti tra &ldquo;figura&rdquo; e &ldquo;sfondo&rdquo;; esperienza del vuoto che, se sostenuto, diventa fertile ed apre spazi di creativit&agrave;; rilevanza della comunicazione non verbale nella relazione io-tu ed importanza del corpo e dei segnali che esso ci invia.<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>M. CAVALLO, Teatro e psicologia: un incontro necessario.<br \/>M. CAVALLO, Teatro come tecnologia del s&eacute;.<br \/>M. CAVALLO &ndash; O. ROSSI, Psicologia trans personale: verso un&rsquo;integrazione dei metodi, <br \/>Informazione psicologia psicoterapia psichiatria, n. 31, 1997, p. 40 s.<br \/>M. MERLEAU-PONTY, Fenomenologia della percezione, Il Saggiatore, milano, 1965. <br \/>C. NARANJO, Atteggiamento e prassi della terapia gestaltica, Melusina Ed., Roma, 1991.<br \/>E. PERELLI, Le difese nella relazione d&rsquo;aiuto.<br \/>F. PERLS, L&rsquo;approccio della Gestalt, Astrolabio, Roma, 1977.<br \/>F. PERLS, La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio, 1980.<br \/>P. QUATTRINI, Fenomenologia dell&rsquo;esperienza, Zephiro, Milano, 2007.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;articolo viene evidenziato il valore e la potenzialit\u00e0 del teatro come strumento espressivo e di facilitazione dei processi di consapevolezza e cerativit\u00e0, nell&#8217;ambito della psicoterapia della Gestalt<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"cybocfi_hide_featured_image":"","footnotes":""},"categories":[1467],"tags":[40143,40142,38998,4492,17672,1468,40141],"class_list":["post-31415","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teatro","tag-arteterapeutico","tag-arteterapia","tag-gestalt","tag-psicologia","tag-psicoterapia","tag-teatro","tag-teatroterapia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il teatro come strumento di terapia gestaltica - 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