{"id":475,"date":"2008-06-16T17:46:53","date_gmt":"2008-06-16T15:46:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/senza-categoria\/losmosi-oggi-non-fa-piu-paura\/"},"modified":"2008-06-16T17:46:53","modified_gmt":"2008-06-16T15:46:53","slug":"losmosi-oggi-non-fa-piu-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/comunicati-stampa\/prodotti\/losmosi-oggi-non-fa-piu-paura\/","title":{"rendered":"L&#8217;osmosi, oggi non fa pi\u00f9 paura"},"content":{"rendered":"<p>Cos&#8217;\u00e8 l&#8217;osmosi<br \/>\nTemuta peggio della peste, l&#8217;osmosi e il fenomeno degenerativo della vetroresina, lento ma inesorabile che solo se preso in tempo \u00e8 possibile arginare. Cos&#8217;\u00e8 esttamente l&#8217;osmosi, come si sviluppa, come si riconosce, come si previene e cura? Per capire il fenomeno bisogna iniziare dalla genesi produttiva, cio\u00e8 dalla nascita della barca in cantiere.<br \/>\nPer semplificazione, si pu\u00f2 dire che la costruzione classica di uno scafo in vetroresina \u00e8 fatta sovapponendo strati di tessuto di vetro (di trama e densit\u00e0 diverse a seconda della loro posizione) su uno stampo. Ogni strato \u00e8 impregnato di resina poliestere a cui \u00e8 stato aggiunto del catalizzatore per farla indurire. Spesso, durante questa operazione, delle piccole bolle d&#8217;aria rimangono imprigionate tra le fibre e al loro interno possono trovarsi resina o catalizzatore che non hanno reagito chimicamente oppure altre impurit\u00e0. Tra queste per esempio, i collanti usati per tenere unite le fibre di lana di vetro di alcune tessiture e che dovrebbero dissolversi a contatto con la resina catalizzata. La grandezza, la quantit\u00e0 di bolle e di residui dipendono dalla qualit\u00e0 delle materie prime, dalla temperatura e umidit\u00e0 dell&#8217;ambiente durante la costruzione e dalla precisione dell&#8217;operatore.<br \/>\nEsternamente lo scafo ultimato \u00e8 rifinito da uno strato di gelcoat (anch&#8217;esso a base di poliestere) colorato con pigmenti che contrariamente a quanto si possa pensare non \u00e8 impermeabile. Infatti con il tempo il gelcoat diventa poroso e lascia passare umidit\u00e0 proporzionalmente alla sua qualit\u00e0, alla quantit\u00e0 di pigmenti e alla loro colorazione (pi\u00f9 sono scuri, maggiore \u00e8 la porosit\u00e0 che si otterr\u00e0). L&#8217;acqua scioglie le sotanze solubili intrappolate nelle bolle formando un liquido acido.<br \/>\nAl verificarsi di queste condizioni, la barca sar\u00e0 incline al fenomeno dell&#8217;osmosi, cio\u00e8 al passaggio attraverso una membrana porosa di un fluido di bassa densit\u00e0 verso un fluido di densit\u00e0 maggiore nel tentativo naturale di equilibrare le due diverse densit\u00e0. Nel caso delle imbarcazioni l&#8217;acqua in cui galleggia lo scafo passa attraverso il gelcoat (membrana porosa) per cercare di diluire il liquido pi\u00f9 denso e l&#8217;acido contenuto nelle bolle. L&#8217;acqua assorbita le gonfia rendendo visibili le bolle con lo sgomento dell&#8217;armatore.<br \/>\nI segni di osmosi di tipo superficiale, i pi\u00f9 comuni, sono le bolle presenti nella zona compresa tra il gelcoat e lo strato di laminato immediatamente tottostante. Concentrate sull&#8217;opera viva, hanno forma a cupola e dimesnione variabile, da meno di un millimetro a un centimetro e mezzo. A volte si presentano allineate in file parallele, formano eruzioni locali e, se perforate, secernono un liquido scuro dall&#8217;odore simile all&#8217;aceto. Dilatandosi posso microfratturare il gelcoat facendo fuoriuscire il liquido e sparire alla vista. Questo tipo di osmosi, se trattata prima che l&#8217;umidit\u00e0 o gli acidi attacchino e indeboliscano gli strati interni, non provoca danni strutturali.<br \/>\nPi\u00f9 gravi, sebbene rare, le bolle osmotiche profonde nel laminato. In questo casi i rigonfiamenti possono arrivare ad avere alcuni centimetri di diametro prima di essere notati e la pressione all&#8217;interno pu\u00f2 nel frattempo aver gi\u00e0 causato delaminazione. L&#8217;osmosi pu\u00f2 anche presentarsi all&#8217;interno dello scafo, sopra la linea di galleggiamento e persino con la barca in secco. In questo caso la causa \u00e8 l&#8217;acqua piovana o di condensa che ristagna per lungo tempo nelle sentine, in coperta, sotto i serbatoi dell&#8217;acqua (soprattutto quelli morbidi) e all&#8217;interno dei quelli in vetroresina. Anche l&#8217;invaso foderato di moquette perennemente umida pu\u00f2 essere una minaccia o le zone scoperte in cui l&#8217;acqua pi\u00f2 infiltrarsi per capillarit\u00e0 attraverso le fibre di vetro (per esmpio attraverso i margini esposti dei fori per i passascafi). Ma ci vuole tempo prima che il danno diventi serio e strutturale. Quindi i controlli accurati annuali sono importanti e ai primi segni di bolle \u00e8 necessario verificare immediatamente se si tratta di osmosi e in tal caso intervenire immediatamente.<\/p>\n<p>Quali barche sono sono a rischio.<br \/>\nIl 30% circa delle barche presenta bolle osmotiche. Un fenomeno largamente diffuso nelle acque tropicali e nel bacino mediterraneo perch\u00e8 accelerato dal caldo che ammorbidisce il gelcoat, ne aumenta la permeabilit\u00e0, rende l&#8217;acqua pi\u00f9 fluida e favorisce le reazioni chimiche. Una volta riscontrate le bolle avremo la conferma che \u00e8 osmosi misurando il tasso di umidit\u00e0 sulla carena con un apposito strumento. Su uno scafo sano i valori misurati sull&#8217;opera viva e sull&#8217;opera morta dovrebbero essere identici. Dopo gli accertamenti, si tratta di entrare in azione e programmare i lavori. Il trattamento deve essere fatto seguendo rigorosamente le indicazioni riportate sui prodotti utilizzati. Vediamo i passi da seguire.<\/p>\n<p>Pulire &#038; Asciugare<br \/>\nPulire le sentine e asciugarle accuratamente, svuotare i serbatoi, smontare i passascafi, liberare la superficie da trattare sino a 20 centimetri sopra la linea di galleggiamento. Se l&#8217;osmosi \u00e8 presente anche sul ponte, togliere tutte le varie attrezzature di coperta. Questo consentir\u00e0 di effettuare un lavoro approfondito e una mappatura dell&#8217;umidit\u00e0 senza interferenze (per esempio la presenza di acqua falsifica le letture dello strumento).<\/p>\n<p>Rimuovere il gelcoat<br \/>\nLa sabbiatura \u00e8 il metodo migliore per togliere il gelcoat e anche le bolle, il tessuto marcio e una parte di umidit\u00e0. In alternativa si pu\u00f2 usare una carteggiatrice a nastro con carta da &#8217;40&#8217; o una moletta. Le bolle devono essere aperte e lo scafo messo a nudo per eliminare le sostanze nocive e l&#8217;acqua assorbita osmoticamente. Nel caso di sabbiatura si asportano grandi parti di tessuto: controllare che l&#8217;appoggio dello scafo sull&#8217;invaso sia ben distribuito.<\/p>\n<p>Lavaggio<br \/>\nRisciacquare ripetutamente lo scafo, almeno ogni due settimane, possibilmente con acqua dolce tiepida per rimuovere gli acidi e le impurit\u00e0. E&#8217; il solo modo per eliminare il rischio di innescare di nuovo l&#8217;osmosi: i risciacqui non influiscono negativamente sulla fase successiva.<\/p>\n<p>Asciugatura<br \/>\nLa fase dell&#8217;asciugatura o maturazione \u00e8 necessaria affinch\u00e8 l&#8217;opera viva ritrovi il tasso di umidit\u00e0 naturale uguale a quello sopra la linea di galleggiamento. Si lascia asciugare lo scafo naturalmente o forzatamente. Il tempo necessario varia dal tasso di umidit\u00e0 da rimuovere e dalle condizioni ambientali: un minimo di 3 mesi in un clima secco o al coperto di un capannone o gonna in plastica, si riducono ad alcune settimane se aiutati da deumidificatori e pannelli riscaldanti. Nell&#8217;attesa il vostro miglior consulente sar\u00e0 lo strumento che misura il tasso di umidit\u00e0. Con un pennarello indelebile le letture fatte saranno marcate e datate sullo scafo sin dall&#8217;inizio, in attesa che i valori assumano carattere di normalit\u00e0 e consentano di passare alla fase successiva.<\/p>\n<p>Ristratificazione<br \/>\nQualora siano state asportate ampie zone con la sabbiatura, la struttura va ricostruita. Si resinereranno strati di lana di vetro di dimensioni a scalare in modo che i lembi riempiano i margini degradanti degli avvallamenti sino a ritrovare lo spessore originale. E&#8217; un&#8217;operazione che varia in complessit\u00e0 in base all&#8217;estensione della superficie da trattare ma possibile anche in caso di asportazione totale di parte della carena. <\/p>\n<p>Stuccatura<br \/>\nUno scafo ben levigato \u00e8 bello ma richiede pazienza. Riempire e carteggiare sar\u00e0 noioso, ripetitivo e a volte impegnativo ma l&#8217;estetica e il valore della barca dipenderanno da questa fase. Va fatta con stucco della stessa casa produttrice dei prodotti scelti per gli interventi precedenti e miscelato secondo il caso ad additivi per variare la consistenza e adattarsi a profondit\u00e0 e posizioni diverse dei vuoti.<\/p>\n<p>Carteggiare<br \/>\nLe asperit\u00e0 vanno carteggiate fino ad avere una superficie continua. Se si trovano degli avvallamenti, si ripassa al punto precedente.<\/p>\n<p>Sciacquare &#038; Asciugare<br \/>\nL&#8217;ultima fase di pulitura per eliminare definitivamente le tracce di polvere e residui chimici.<\/p>\n<p>Verniciatura<br \/>\nIl passaggio finale consiste nella verniciatura. Lo scafo \u00e8 pronto per essere sottoposto a mani di protezione in numero, spessore, tempi e condizioni ambientali variabili dipendentemente dalle specifiche indicate sulle confezioni di Primer e antivegetativa prescelti. Generalmente si tratta di due-tre strati applicati a brevi intervalli (entro le 12 ore) e con temperatura compresa tra 15 e 25 gradi con umidit\u00e0 ambientale al 70% In alcuni casi tra le mani \u00e8 necessario carteggiare ulteriormente.<\/p>\n<p>Sicurezza e continuit\u00e0<br \/>\nConsiderare sempre che i prodotti usati sono tossici e quindi bisogna proteggersi da vapori e polveri sottili: attrezzatura specifica per prodotti epossidici, guanti usa e getta, tuta a maniche lunghe, maschere con filtri adatti integrano la lista degli indispensabili. Se il lavoro viene esguito a regola d&#8217;arte l&#8217;osmosi allo scafo per alcuni anni non sar\u00e0 una preoccupazione ma sar\u00e0 opportuno continuare a prenderesene cura prestando attenzione a graffi, scalfitture, vie d&#8217;acqua, sentine: per evitare che il lavoro svolto finisca&#8230; in una bolla!<\/p>\n<p>Resine, Diluenti &#038; Co<br \/>\nconsigli per l&#8217;uso<br \/>\nNo a diluenti e solventi: durante la lavorazione si \u00e8 tentati di diluire i prodotti per rendere pi\u00f9 facile l&#8217;operazione di impregnare il tessuto o rendere pi\u00f9 scorrevole il pennello. Ma una volta evaporati i solventi, lo spessore dello strato applicato e la protezione finale risultano inferiori. Inoltre diluenti e solventi lasciano residui e impurit\u00e0 all&#8217;interno e sulle superifici, favorendo cos\u00ec nuovamente l&#8217;osmosi. Anche la resina epossidica scelta per il trattamento dovr\u00e0 essere priva di solventi.<br \/>\nQuali resine: trent&#8217;anni di ricerca chimica hanno rivelato che la resina poliestere a base di acido isoftalico tende a sviluppare bolle meno frequentemente della resina poliestere a base di acido ortoftalmico. Una protezione superiore la offre la resina glicol-neopentil-isoftalica o la resina difenolica.<br \/>\nA proposito di Mat: le emulsioni collanti per le fibre di vetro del Mat a base di acetato di polivinile sono inclini a svluppare pi\u00f9 bolle di quelle che usano collanti in polvere di poliestere<br \/>\nFatelo con delicatezza: il gelcoat mescolato troppo energicamente ingloba bollicine d&#8217;aria, lo stesso quando si aggiunge il catalizzatore alla resina<br \/>\nDolce o salata: l&#8217;acqua dolce, meno densa e pi\u00f9 fluida, penetra meglio nel gelcoat accelerando il processo osmotico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sino dagli anni &#8217;50 costruire una barca richeideva il lavoro, a volte di anni, di maestri d&#8217;ascia e manodopera specializzata. Il prodotto finito era un capolavoro, costoso e riservato a pochi. Poi qualcosa \u00e8 cambiato: con l&#8217;arrivo dei favolosi anni 60, insieme ai Beatles, i movimenti studenteschi e&#8230; la plastica. 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