{"id":50037,"date":"2015-11-17T03:26:08","date_gmt":"2015-11-17T02:26:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/senza-categoria\/la%80%99uso-dei-sistemi-digitali-e-del-web\/"},"modified":"2015-11-17T03:26:08","modified_gmt":"2015-11-17T02:26:08","slug":"la%80%99uso-dei-sistemi-digitali-e-del-web","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.article-marketing.eu\/comunicati\/arte-e-cultura\/ricerca-e-sviluppo\/la%80%99uso-dei-sistemi-digitali-e-del-web\/","title":{"rendered":"L\u2019uso dei sistemi digitali e del web"},"content":{"rendered":"<p>Oggi le informazioni sono disponibili e possono essere messe sulle reti pubbliche o private, al fine di consentire l&#8217;esercizio di un controllo diretto o indiretto sulla performance di un&#8217;amministrazione.<br \/>Si tratta dunque di accelerare il processo gi&agrave; avviato, per arrivare alla creazione di veri e propri ambienti virtuali di servizio, destinati sia agli utenti finali che al mondo delle imprese, che sostituiscano o integrino l&#8217;ufficio pubblico tradizionale. Insomma, quello che gli americani chiamano one-stop-shop. L&#8217;e-government, in questo ambito, pu&ograve; essere assimilato al concetto di e-business. Parafrasando, dovremmo trasformare l&#8217;espressione Business to Consumer in Government to Citizen oppure in Government to Enterprise. Infatti l&#8217;obiettivo del commercio elettronico &egrave; la conquista della fiducia del cliente. In questo caso &egrave; lo Stato che deve guadagnarsi o riconquistare la fiducia del cittadino.<br \/>2 AIYA &#8211; Informazione e politiche pubbliche. Supplemento al n. 6\/2000 di Informazioni.<br \/>&#8216; Business to Consumer, ovvero commercio elettronico al dettaglio; Government to Citizen, il governo per il cittadino; Government to Enterprise, il governo per le aziende.<\/p>\n<p>Tecnologia e innovazione dei processi organizzativi servono a ben poco se non si tiene conto che al centro di questa trasformazione ci sono gli uomini e le donne che, negli uffici, nelle scuole e nelle aziende, dovranno scegliere se subire o partecipare alla gestione di questa rivoluzione digitale. Per questo &egrave; indispensabile proseguire sulla strada della formazione professionale capillare, della alfabetizzazione informatica di massa. Non &egrave; facile passare dall&#8217;organizzazione e distribuzione dei servizi &#8220;geografica&#8221; a quella in rete, ma questa &egrave; una condizione indispensabile per facilitare la vita dei cittadini e rendere le imprese sempre pi&ugrave; competitive. In alcuni paesi europei la sfida &egrave; stata gi&agrave; avviata da tempo. Per l&#8221;Amministrazione Pubblica Digitale&#8221; la Germania spende 13.313 milioni di euro (circa 26 miliardi di lire); la Gran Bretagna 12.118 milioni di euro e 10.106 la Francia. Tutti i governi sono comunque alla ricerca di nuove strategie per formare il personale pubblico e gestire la transizione dalla carta al bit. Molte amministrazioni hanno mandato a scuola i dipendenti, per far loro conseguire la Patente Europea per il Computer (http: \/ \/www.aicanet .it\/ ecdl . htm). Altre si affidano al reclutamento online per selezionare in partenza risorse umane gi&agrave; abituate all&#8217;uso del computer e comunque per facilitare l&#8217;incontro tra domanda e offerta di lavoro. E il caso, per esempio, del Consiglio Nazionale delle Ricerche(http:\/\/www.cnr.it).<\/p>\n<p>&Egrave; ovvio che per arrivare alla cittadinanza digitale tutti debbano essere in grado di comunicare con il governo online. Un computer in ogni ufficio, dunque, ma anche in ogni famiglia. I processi di formazione devono partire dalla scuola e non trascurare i settori minacciati dall&#8217;emarginazione sociale. Adozione di interfacce semplici, usabilit&agrave; dei siti Internet da un lato e contenuti ad alto valore di servizio dall&#8217;altro. Questa la ricetta per vincere la sfida. Non va trascurato il rischio della totale dipendenza dei governanti dai professionisti delle tecnologie. Va sviluppata certamente la collaborazione con il settore privato, ma allo stesso tempo le strutture pubbliche devono dotarsi di competenze tecniche proprie.<br \/> Resta il problema, segnalato da molti parlamenti locali, che riguarda le regioni periferiche e meno evolute. E vitale che i cittadini che vivono in queste regioni abbiano uguaglianza di accesso alle moderne reti di comunicazioni. E un obiettivo che l&#8217;Unione considera prioritario, per evitare che si accentui il divario digitale tra regioni pi&ugrave; o meno sviluppate.<br \/>In assenza di investimenti privati, dovranno essere gli enti pubblici a intervenire in queste aree, pur senza turbare gli equilibri del mercato. Il piano di azione entra anche nel merito degli aspetti pi&ugrave; tecnici. Il previsto aumento esponenziale del traffico Internet rende infatti necessario il superamento dell&#8217;attuale protocollo IPv4 e la migrazione verso 1&#8217;IPv6, la rete di nuova generazione.&#8217;<br \/>L&#8217;Europa punta all&#8217;abolizione di ogni barriera di accesso alla rete per ricercatori e studenti e impone la creazione di una rete transnazionale a larga banda per le comunicazioni scientifiche digitali, che collegher&agrave; istituti di ricerca, universit&agrave;, biblioteche e centri scientifici e, progressivamente, le scuole. In questo modo si agevola la collaborazione tra le strutture e i centri di ricerca dell&#8217;intera Unione, di ogni disciplina scientifica e settoriale.<br \/>Universal Mobile Telecommunication System. Anche in Italia saranno offerti al pubblico servizi basati su questo nuovo standard (IiNIT-2000) approvato dall&#8217;Authority internazionale per le telecomunicazioni (http:\/\/www.itu.int\/). UMTS significa soprattutto alta velocit&agrave; (almeno 2 Mbps). Con i telefoni portatili potremo trasmettere e ricevere immagini e suoni di alta qualit&agrave; e compiere attivit&agrave; oggi impensabili.<br \/>Oggi &egrave; ancora in uso la versione 4 (IPv4) del protocollo Internet (IP, Internet Protocol), che consente di adoperare circa quattro miliardi di indirizzi, ormai in via di esaurimento. Per questo la Internet Engineering Task Force, il consorzio che si occupa delle applicazioni per la rete, ha dato vita all&#8217;IPv6, che permette di aumentare la dimensione degli indirizzi da 32 a 128 bit.<\/p>\n<p>Una rete sicura e a prova di pirata informatico &egrave; la condizione essenziale per superare la diffidenza dei cittadini consumatori e garantire lo sviluppo del commercio elettronico. La risposta<br \/>europea (http:\/\/europa.eu.int\/information_society\/eeurope\/news_library\/pdf_files\/netsec_it.pdf) &egrave; uno stimolo nei confronti dell&#8217;industria, affinch&eacute; non si risparmi sull&#8217;adozione dei pi&ugrave; evoluti sistemi di sicurezza. Alle pubbliche amministrazioni &egrave; affidato il compito di agevolare e sostenere le aziende che agiscono in questo settore specifico.<br \/>La lotta alla cyber-criminalit&agrave;, la delinquenza informatica, &egrave; uno degli obiettivi pi&ugrave; importanti e l&#8217;Unione sta lavorando per un coordinamento sempre pi&ugrave; stretto e qualificato tra le forze di polizia dei vari paesi. Allo stesso tempo, per garantire la sicurezza delle transazioni economiche in rete, si punta allo sviluppo delle tecnologie di pagamento basate su smart card.&#8221;<\/p>\n<p>&#8216; La larghezza di banda si misura in gigabit, che corrisponde a circa un miliardo di bit. Si abbrevia in Gb. Il bit (binary digit) &egrave; la pi&ugrave; piccola unit&agrave; di misura del mondo digitale. Il termine significa &#8220;cifra binaria&#8221;. Ogni dato, suono o immagine pu&ograve; essere trasformato in bit, cio&egrave; in una sequenza di I o O. Otto bit danno vita a un byte.<br \/>&#8221; La smart card &egrave; una carta di plastica simile alla carta di credito. La diffe&not;renza sta nel microprocessore, che permette di ricevere, conservare e tra-smettere un grande numero di informazioni digitali con alte garanzie di sicurezza.<\/p>\n<p>Ogni cittadino europeo deve essere dotato delle competenze necessarie per vivere e lavorare nella nuova societ&agrave; dell&#8217;informazione, dice il Consiglio d&#8217;Europa, che invita gli Stati membri a far s&igrave; che ogni scuola abbia accesso a Internet e alle risorse multimediali, e che gli insegnanti siano adeguatamente prepara-ti a raccogliere questa sfida. Certo, Internet non risolver&agrave; i problemi di carenza delle infrastrutture, n&eacute; l&#8217;adeguamento deve essere fatto a scapito di altre priorit&agrave; del mondo della scuola. Gli Stati per&ograve; dovranno comunque investire risorse aggiuntive per raggiungere lo scopo e per incoraggiare l&#8217;industria a svolge-re un ruolo pi&ugrave; attivo, con accordi di collaborazione innovativi ed efficaci tra il settore pubblico e quello privato. Tutte le azioni dell&#8217;Unione in questo campo rientreranno in una iniziativa di e-learning,&#8217;&deg; che si propone di adattare i sistemi europei di educazione e di formazione ai bisogni della societ&agrave; della conoscenza. Gi&agrave; a partire dal 2003, tutti gli studenti europei dovrebbero acquisire una cultura digitale di base.<br \/>Adeguare i sistemi di educazione e formazione alle esigenze di un mercato del lavoro sempre pi&ugrave; evoluto tecnologicamente. Anche questo &egrave; un obiettivo essenziale, se &egrave; vero che nel 2003 la domanda di lavoro qualificato che non potr&agrave; essere soddisfatta salir&agrave; a un milione e settecentomila unit&agrave;. Esigenza di nuova occupazione, dunque, e rischio di espulsione dal mercato per quelle figure professionali che non adegueranno le loro competenze alle nuove tecnologie. Non &egrave; un problema soltanto per le imprese. La cultura digitale &egrave; un elemento essenziale della capacit&agrave; di adattamento della manodopera e delle prospettive di lavoro per tutta la popolazione europea.<br \/>Sempre entro l&rsquo;anno, gli Stati Europei dovranno garantire l&#8217;accesso digitale a tutti i servizi pubblici e agevolare le varie forme di commercio elettronico. Una scelta strategica, per<br \/>L&#8217;e-learning (electronic learning) &egrave; un sistema di apprendimento che utilizza le potenzialit&agrave; dell&#8217;informatica per avviare un percorso didattico. La consultazione del programma e del materiale di studio si realizza attraverso il personal computer (disco rigido, floppy o CD-Rom), ma pu&ograve; avvenire a distanza, attraverso la consultazione di banche dati o di servizi telematici proposti da universit&agrave; e istituzioni educative. In questo caso si parla di tele-learning o teledidattica.<\/p>\n<p>Bisogna aumentare l&#8217;efficacia e la trasparenza, ridurre i costi, accelerare le procedure amministrative per favorire i cittadini e le imprese. L&#8217;accesso elettronico generalizzato &egrave; il motore della transizione verso la cittadinanza digitale.<\/p>\n<p>Per realizzarlo, &egrave; necessario che la macchina amministrativa, a cominciare da quella della Commissione Europea, modifichi la stia organizzazione interna, trasferendo in rete tutto il flusso delle informazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi le informazioni sono disponibili e possono essere messe sulle reti pubbliche o private, al fine di consentire l&#8217;esercizio di un controllo diretto o indiretto sulla performance di un&#8217;amministrazione.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di accelerare il processo gi\u00e0 avviato, per arrivare alla creazione di veri e propri ambienti virtuali di servizio, destinati sia agli utenti finali che al mondo delle imprese, che sostituiscano o integrino l&#8217;ufficio pubblico tradizionale. Insomma, quello che gli americani chiamano one-stop-shop. 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