Se siete a Roma e, dopo un lungo girovagare tra musei, monumenti e negozi, decidete di fare una sosta ristoratrice, vedrete intorno a voi, soprattutto nella zona del centro storico, moltissimi punti di ristoro pronti ad accogliervi. A questo punto la scelta è: trattoria o ristorante? La prima, si sa, è quel locale poco attento alla forma, ma di indubbia sostanza, dove potrete gustare i piatti tipici della gastronomia romana. Il secondo, invece, è più “titolato” e anche di bell’aspetto, ma magari reinventa, ripensa, modifica quelli che sono i gusti tipici dei piatti popolari. Diciamo subito una cosa: il rischio – sòla (per rimanere alla terminologia romana, cioè il rischio di prendere una fregatura colossale) c’è in entrambi i posti: è, in realtà, insito nel fatto stesso di trovarvi in una zona turistica e quindi ad alto tasso di sfruttamento (del turista, s’intende).Bisogna, quindi farsi furbi: la trattoria offre sicuramente qualche garanzia in più di genuinità a portata di mano, ma bisogna tenere sempre gli occhi aperti. Il consiglio è di guardare con attenzione il menu e non solo per i prezzi: anzi, a volte, spendere un pochettino di più è sintomo di una maggior cura nella scelta delle materia prime.Quindi, innanzitutto diffidate dai posti che offrono un menu completo a 10 euro: lì, il rischio di mangiare una pizza surgelata o un abbacchio made in Taiwan è praticamente una certezza. Se vi affacciate in un’osteria, date uno sguardo d’insieme al menu e verificate –oltre ovviamente al prezzo non da oreficeria- se vi sono molti alimenti contrassegnati dall’asterisco: i cibi con l’asterisco, infatti, potrebbero essere surgelati all’origine, in assenza di prodotto fresco: se quindi avete voglia di tagliatelle ai porcini e vedete che c’è l’asterisco, chiedete se sono freschi o surgelati. Attenzione, perché il menu deve essere obbligatoriamente esibito all’ingresso del locale, quindi se non lo vedete esposto, potete iniziare a diffidare del ristoratore e della sua correttezza.Altra accortezza: guardate con attenzione gli ingredienti (ve ne accorgete soprattutto nella traduzione in inglese del piatto). Non è infrequente trovare “castronerie culinarie” come la carbonara con panna (bisogna usare solo uova e pecorino) o l’amatriciana con pancetta (la ricetta orginale prevede il guanciale). Se tutti questi controlli preliminari vanno a buon fine, potete stare tranquilli e sedervi a gustare la vostra coda alla vaccinara senza timore di svenire al momento del conto o della digestione.Per orientarvi, sappiate che Trastevere e Testaccio sono i luoghi più indicati per gustare la tipica e genuina cucina romana con il minor rischio di fregature. Se, invece, siete più propensi a sedervi in un ristorante (magari perché siete a dieta e non volete tentazioni), il consiglio è di allontanarvi dal centro storico e di dirigervi in zone meno battute dai turisti. Un quartiere molto suggestivo è quello del Pincio, ma anche il Parioli: qui è facile trovare ristoranti molto carini, che possono soddisfare i vostri gusti.Oltre allo sguardo rapido al menu, qui scatta un ulteriore consiglio: diffidate dai posti che propongono sia carne che pesce come proprie specialità, perché solitamente i ristoratori seri si concentrano o sull’una o sull’altro. Dopo di che, se notate camerieri troppo eleganti o posate preziose, aspettatevi anche un conto all’altezza della situazione oppure, se non volete salassi, dirigetevi verso un ristorante più alla mano.
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