BURNED -DAL GHETTO E RITORNO- (prefazione di Don Ciccio, italian reggae veteran from Radio CiccioRiccio)NELLE LIBRERIE D’ITALIA E DEL WEBEdizioni Montag ISBN 978-88-95478-39-5
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la Giamaica, il potere della musica, le guerre tra badman, la fede in Jah.Tutto questo è BURNEDRicky è un giovane avvocato e quando viene spedito inGiamaica per scovare un nuovo talento della musica reggae,non immagina che l’incontro col talentuoso Derrick, unrudeboy, lo condurrà allascoperta di un mondo che è anche un microcosmo di vita.In un’ambientazione ricca e fascinosa ma al contempo ingrado di offrire molteplici spunti di riflessione, Cardinalespinge il lettore a guardare nelle baracche dei sufferah, nellafede Rastafariana e nei guasti del Babylon System, attraversoun romanzo che va ascoltato, oltre che letto
BURNED: IL PRIMO ROMANZO "REGGAE" ITALIANO (da Rastasnob)
In Italia il reggae è un argomento controverso: se ne parla poco e, spesso, in modo sbagliato. C’è chi crede ancora alla visione pseudo – hippy di questa musica e della cultura che vi sta intorno, cosicché tutto si risolverebbe in un generale "one love, no problem" o, peggio, in un superficiale "volemose bene". D’altro canto, c’è chi crede che ormai il reggae si sia corrotto e sia dominato esclusivamente da messaggi violenti, omofobi e sessisti. Da questo clima di generale mistificazione, purtroppo, viene fuori un quadro confuso che non rende giustizia al significato che "la musica di Bob Marley" (come la maggior parte della popolazione italiana la riconosce) riveste in Giamaica e non solo. Non si riduce tutto a Rastaman e marijuana, a "one love" e "take it easy", ma di certo neanche ad insulti e sparatorie. Il reggae è una musica reale che nasce dalla realtà e la riflette, che fotografa il disagio e la speranza di chi vuole cambiare le cose. Oggi Bob Marley e Peter Tosh non ci sono più, il roots è in declino, ci sono Beenie Man e Sizzla, c’è la dancehall. A collegare questi fenomeni che parrebbero molto diversi c’è il ghetto, la vita dei sufferrah, dei rudeboy.
"Burned" (con prefazione di Don Ciccio) mostra il legame strettissimo tra reggae e strade giamaicane, un legame talvolta controverso e pericoloso che ha connotato e continua a connotare questa musica ed il suo business. La letteratura a tematiche "reggae – rasta", in Italia, è costituita da pochi titoli, benché molto validi. Questo libro, tuttavia, si pone su un piano diverso: non è un saggio teologico né una guida musicale, ma un vero e proprio romanzo. Non racconta qualcosa sulla Giamaica, sul reggae o sulla dancehall, sui Rasta o sui badman, bensì racconta direttamente come questi elementi si combinino nella vita di tutti i giorni, tra le baracche dello slum o tra gli alberghi dei tour internazionali.
Il romanzo racconta la storia di un giovane manager italiano alle dipendenze di una casa discografica internazionale, inviato in Giamaica per pescare un astro nascente della musica reggae da lanciare sul "mercato che conta". Trovare un cantante a Kingston risulta facile, mentre diviene difficile venir fuori dalle mille insidie che il ghetto comporta: tra vecchi Elder rastafariani e giovani badman senza scrupoli, tra soldi facili e fucili spianati, il protagonista capisce che in Giamaica il music business va ben oltre la musica. Neanche il successo internazionale, infatti, può tagliare questo filo invisibile che unisce il ghetto ai suoi figli.
"Burned" racconta una storia realistica, in grado di rispecchiare ciò che avviene in Giamaica dai tempi di Jimmy Cliff e "The harder they come", fino a Movado e "Gangsta for life". Perché il reggae tra contaminazioni, degenerazioni e fraintendimenti, è ancora oggi la realtà raccontata dai suoi protagonisti: talvolta in one drop, talvolta in dancehall style.
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