Anna Maria Scuderi, questo è il nome dell’autrice, aveva scritto parecchi anni fa una serie di racconti che erano rimasti, come quelli di molti altri giovani esordienti, nel cassetto. Poi però ha deciso di utilizzare i moderni strumenti messi a disposizione dal mondo web e di autopubblicare i racconti sul sito Lulu. Le piaceva l’idea che qualcuno potesse leggerli e magari apprezzarli, in fondo li aveva scritti anche per questo motivo. E così è stato.Dopo qualche mese la raccolta è stata pubblicata da un editore non a pagamento, le edizioni Akkuaria e due dei racconti hanno anche ottenuto il premio della giuria in due concorsi di letteratura (il Concorso Nazionale Premio Agorà di Appignano e il Concorso Internazionale Fortunato Pasqualino).Filo conduttore comune della raccolta sono i sentimenti, forti e autentici che si trovano imprevedibilmente ad irrompere nella vita dei protagonisti, travolgendola, divenendo parte delle loro esistenza, l’aria dei loro polmoni, il respiro della loro bocca. I protagonisti, esseri comuni e dall’indole docile, si ritrovano così ad essere prigionieri di se stessi.E’ possibile trovare il libro su: http://www.akkuaria.org/annamariascuderi/index.htm ECCO ALCUNI BRANI “La vita può essere cattiva con te. Può lasciarti credere cose che non ti darà mai. Farti assaggiare frutti golosi che non mangerai mai e ingenuamente asseconderai le sue lusinghe. Giocherai le carte che ti metterà in mano, dandoti la certezza di vincere, ma solo quando le butti sul tavolo ti accorgi che hai perso la mano e ti rimane soltanto sperare di non avere puntato troppo su quel giro, altrimenti la tua delusione sarebbe terribile”.
“Si guardò le scarpe, erano vecchie e sgorbie. Pensò che doveva acquistarne di nuove. Guardare quelle della gente era una sua fissazione. Non sapeva spiegarsene il motivo, ma era come se così riuscisse a conoscere di più gli altri.Le sue ad esempio raccontavano un lungo percorrere di strade, la sofferenza di piedi stanchi.Ebbe la sensazione che tutti gli sguardi dei passeggeri di quel tram fossero rivolti ai suoi stivaletti e si accorgessero di quanto consunti fossero. D’istinto tirò indietro i piedi, sotto il sedile.Sorrise.Eppure quelle sue scarpe vecchie non corrispondevano al suo attuale stato d’animo. Adesso si sentiva serena. Non felice, no, solo serena. Sapeva che la sua vita sarebbe continuata senza grandi entusiasmi, né emozioni, ma che non ci sarebbero stati neppure grandi dolori. Che strana sensazione! Pensò. Era come se conoscesse il suo destino. Aveva la certezza che certe cose non le sarebbero mai più capitate e che altre le avrebbe accettate, fatte sue, perché questo era quello che doveva succedere. Il tram si era intanto fermato e la gente si accalcava all’entrata per salire, cercando con avidità un posto in cui sedersi. Una ragazzina minuta la colpì, era rimasta pigiata tra due omoni che si affrettavano a salire. Era vestita come in altri tempi. Una gonna azzurrina sotto il ginocchio a pieghe larghe dava un po’ di spessore alla sua esile corporatura, mentre una camicia bianca ricamata, quasi a contrasto, marcava le ossa del suo torace. Dopo appena qualche minuto riuscì a districarsi dai due uomini ed a salire. Mise le mani nella piccola borsettina tenuta a tracollo e vi estrasse fuori un biglietto nuovo di zecca, poi noncurante della folla che continuava a spingerla rimase immobile a guardare fuori dal finestrino. Aveva qualcosa di familiare, chissà cosa? Chiuse gli occhi e cerco nella sua mente. Delle immagini sfocate risalirono alla sua memoria, ma erano troppo confuse per riconoscerle. A volte le succedeva. Rivedere d’improvviso delle immagini e non …..”
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