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ORTO DI GUERRA, Portofino Castello Brown

C’è una poetica mite e pacifica, un desiderio semplice e simbolico in questo interessante lavoro che l’artista Ravazzini ripete e affina dal 2006.

In principio l’idea di produrre microprogetti nasce dall’esigenza di realizzare istantaneamente opere d’arte di varia natura, in modo semplice e diretto, successivamente il progetto diventa soprattutto di carattere relazionale e via via contribuiscono altri artisti apportando diverse competenze.

Migrazioni di Microazioni, è una idea non del tutto ragionata che parte dal subconscio di Ravazzini, il quale possiede quella strana capacità visionaria di generare idee in quel luogo misterioso e oscuro che è la sua mente.

E’ un atto sovversivo iniziale che produce la scintilla, un rifiuto del pensiero lineare, solo così il processo creativo non logico è spiazzante e convincente.

Ravazzini pratica l’imprevedibilità, i suoi processi creativi sfuggono totalmente alle leggi deterministiche. Egli possiede gli strumenti per creare dal nulla, afferra velocemente quei prodotti creativi che la sua mente dispiega autonomamente.

Solo in seguito interviene la ragione, il desiderio di comunicare e rappresentare in modo logico senza escludere componenti emozionali, ogni ambiguità rappresentativa  è esclusa dal processo.La razionalità e l’esattezza esecutiva diventano obiettivo primario.

 

Ilario Baudanza

 

Il desiderio di Giuliano Ravazzini è quello di togliere, mortificare la sua abilità di disegnatore, ignorare gli effetti dei colori fin anche a non fare nulla come un sadu in meditazione sorridente la il pensiero creativo si concentra su un gesto semplice  

La superficie della terra, accoglie le semine di Ravazzini che, nel paesaggio, ovunque deposita le Seed Bomb, (climaticamente autonome) in qualsiasi momento dell’anno possono germogliare e  modificare lo spazio circostante, produrre un raccolto organico anche commestibile.

L’involucro protettivo e il luogo specifico in cui stazionano favoriscono la crescita dei semi.Non vi è nulla di organizzato e nessuna forma estetica da raggiungere, l’azione che si svolge nella natura è una presa di coscienza dell’uomo, su spazi e territori che da tale intervento saranno modificati.

Il desiderio, da parte di Ravazzini, non è suggestionare lo spettatore evocando miti archeologici o spettacolari monumenti, ma piuttosto è urgente il desiderio di andare semplicemente all’aperto e recuperare la dimensione rituale e preistorica, l’estetica e la poetica sono il gesto, che trasporta la dimensione mentale umana nel divenire antropico della natura così come stare nel paesaggio e riflettere sull’uomo il tempo e la natura.

Egli ama le coltivazioni agricole, i deserti, i paesaggi urbani, e i luoghi abbandonati interviene su grandi aree ma anche su piccoli accumuli generati dal vento, mette di fronte l’uomo alle proprie mani, ed anche al suo recondito bisogno di toccare la terra. Tale poetica non si preoccupa certo della disgregazione naturale, gli agenti atmosferici sono attesi. Queste azioni pur producendo significativi mutamenti fisico materiali ed evidenti cambiamenti nel paesaggio  sono destinate ad un veloce consumo entropico.

Non resterà traccia alcuna.

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Mi interessa molto il futuro: è lì che passerò il resto della mia vita.
(Groucho Marx)

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