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autismo nel 2012 alcune notizie importanti

autismo. L’autismo non deve batterci. Bisogna sempre provare, bisogna tentare tutte le strade fino a quando qualcosa non scatterà nel bambino autistico e, piano piano, incomincerà ad aprirsi. all’autismo. La soluzione può essere difficile, ma spesso è più vicina di quanto nemmeno possiamo immaginare. A volte basta una canzone, gioco, un disegno per attivare un canale di comunicazione, e da quel momento la strada sarà in discesa e l’autismo non ci sembrerà più così insormontabile. E ci renderemo conto che i bambini autistici hanno molte risorse che nemmeno immaginavamo potessero avere. Possono raggiungere obiettivi che non speravamo, possono ottenere risultati straordinari, e anche se non dovrebbero mai diventare completamente autonomi, avremo lottato per ottenere il massimo. Sconfiggiamo l’autismo, aiutiamo i bambini autistici. Una volta entrati nella loro fortezza sarà semplice riportarli nella realtà, dove potranno incominciare a vivere una vita quasi normale insieme alle persone comuni. Oggi l’autismo è difficile da gestire, infatti quando parliamo di autismo infantile i genitori diventano pazzi solo all’idea di dover affrontare questo problema… Per fortuna con una corretta terapia musicale, attraverso un giusto gioco una giusta canzone possiamo aiutare famiglia e figli in modo da rendere questa difficoltà una gioia in quanto ogni bambino è sempre una gioia per un genitore.

Quando sentiamo parlare di autismo, immediatamente siamo portati a fare un’associazione mentale con parole come stereotipie, ecolalie, abitudinarietà, routine, ripetitività! E, in effetti, la maggior parte dei soggetti autistici presenta tali comportamenti. E, altrettanto vero, è che gli autistici reagiscano male ai cambiamenti, infatti, il più piccolo mutamento della routine quotidiana provoca in loro frustrazione, disagio, stress. Tra le varie soluzioni che vengono proposte dalla comunità scientifica nazionale, una delle più accreditate è sicuramente quella di far vivere i soggetti autistici in spazi appositamente strutturati. Si tratta di organizzare l’ambiente a misura della persona autistica, dove tutto è predisposto: il tempo, le attività, la disposizione degli oggetti, i terapisti e gli educatori. Tutto ruota intorno all’utente. Tutte le attività seguono una precisa routine: la sveglia, la colazione, le autonomie, le attività scolastiche, il pranzo. Tutto quello che avviene durante la giornata viene pianificato e, soprattutto, la persona viene avvisata preventivamente degli eventi che avranno luogo durante il corso della giornata, soprattutto riguardo i cambiamenti di programma.
In un ambiente strutturato il soggetto autistico ha la capacità di diventare autonomo e padrone di se stesso. È tranquillo, calmo, sereno e sicuro di sé. Anche i cambiamenti diventano meno invasivi, perché vengono comunicati precedentemente e praticati gradualmente, così da non creare disagio in un soggetto che per natura è infastidito o turbato da qualsiasi cambiamento, diretto o indiretto, che avvenga intorno a lui.
Quasi sempre le risposte che i soggetti autistici mostrano avere nei confronti dei cambiamenti sono di disagio, che può manifestarsi in forma lieve, può ma arrivare a vere e proprie crisi di rabbia (temper tantrums), fino a reazioni violente verso se stessi o gli altri.
In questi ambienti strutturati, invece, i soggetti autistici risultano essere sereni, tranquilli, e mostrano capacità che sembrava non avessero, riuscendo ad essere autonomi in moltissime delle attività quotidiane. I risultati sono eccezionali da un punto di vista globale, dalle autonomie, all’apprendimento, alle capacità cognitive.
Una delle tesi sull’autismo è che il bambino intorno a se percepisca caos, e vivere in un ambiente strutturato riduca questa percezione di caos. Se la sua vita è regolare, se vive come viaggiando su binari invece di strade intersecate, si sente sicuro e non ha paura di affrontare tutto quello che gli viene proposto.
La maggior parte degli operatori che sono chiamati a confrontarsi con i soggetti autistici è ben consapevole dell’importanza di mantenere un setting terapeutico invariato, cioè, utilizzare sempre la stessa stanza, i mobili disposti sempre allo stesso modo, stessa cosa per gli oggetti, la terapia sempre allo stesso orario, cercare, nel limite del possibile, di non far saltare mai la seduta. I cambiamenti devono avvenire in maniera graduale, quasi impercettibilmente.
Ma che cosa avviene se per un motivo inevitabile questo meccanismo di ripetizione quotidiana, di vita strutturata viene a mancare?
IL PANICO!
Poniamo un esempio classico: la colazione.
Abbiamo un bambino che da cinque anni ogni mattina beve latte e mangia fette biscottate. Che cosa accade se una domenica mattina ci accorgiamo di esserci dimenticati di comprare il latte il giorno prima? O il latte che abbiamo di scorta è scaduto? Ed essendo domenica e le salumerie sono chiuse, i vicini son fuori e nelle vicinanze non c’è un bar? PANICO
O se da tre anni per andare a scuola percorrete sempre la stessa strada ed un giorno la trovate interrotta per lavori in corso? Cosa accadrà se le giostre dove lo portate a giocare una volta a settimana sono state chiuse perché pericolanti? Il caos. Il bambino piangerà, strillerà, sarà nervoso per tutto l’arco della giornata.
La domanda è: perché un bambino autistico reagisce male ai cambiamenti?
La risposta è più semplice di quanto non sembri: Quando abbiamo capito che gli autistici reagivano male ai cambiamenti, abbiamo lavorato per strutturare una vita abitudinaria priva di cambiamenti, senza immaginare che in questo modo non facevamo altro che inasprire la sua intolleranza ai cambiamenti, fino ad un punto di non ritorno. Abbiamo pensato che progettare una vita ordinata per il soggetto autistico, era il modo migliore per estinguere quei comportamenti che a noi risultano fastidiosi: pianto, crisi di nervi e aggressività, ed abbiamo creduto che quella fosse la strada più giusta. Ma ci siamo fermati, senza considerare altre possibilità, senza immaginare, invece, che i bambini autistici possono imparare ad accettare i cambiamenti. È logico che se abituo il bambino ad una vita regolare, lui si abituerà a quella vita regolare e non accetterà di buon grado i cambiamenti. Soprattutto se quel bambino è un soggetto predisposto alla routine.
Ma pensare che il bisogno di routine sia una particolarità degli autistici è un grave errore. Infatti per la maggior parte delle persone rinunciare a qualcosa a cui si è abituati risulta difficile e crea disagio. Basti pensare a tutte le abitudini a cui ci è difficile rinunciare. Alla passeggiata con le amiche il sabato pomeriggio, agli amanti del calcio che odiano le domeniche senza partite. Provate ad immaginare a qualcosa a cui siete abituati e a dovervi rinunciare improvvisamente. Dalle cose grandi come trascorrere tutti i fine-settimana fuori, fino a quelle piccole, come un caffè dopo pranzo.
Quando la nostra mente si abitua a qualcosa è poi difficile rinunciarvi.
Ecco quello che accade ad un bambino autistico: dopo ogni evento si aspetta che ne segua uno ben stabilito, perché la sua vita gira sempre allo stesso modo. Dopo ogni azione, dopo ogni situazione, dopo ogni episodio che vive, si aspetta un ordine preciso: dopo pranzo lava i denti, poi dorme, poi legge un libro, poi gioca. Tutto questo susseguirsi di azioni prestabilite lo tranquillizzano, mentre se qualcosa rompe la routine e le sue aspettative non vengono soddisfatte sarà pervaso da disagio e andrà in tilt.
Qual è allora la soluzione?
Non rendere i bambini autistici dipendenti dalle abitudini.
Più semplice che a dirsi che a farsi.
Per chiarire meglio il concetto possiamo fare il confronto tra un lavoratore impiegato presso un ufficio ed un corriere espresso. Prendiamo prima un impiegato che da venti anni lavora presso lo stesso ufficio con la stessa mansione e di punto in bianco gli venga cambiato l’ufficio, la sede, le mansioni, il lavoro e i colleghi. Non c’è ombra di dubbio che per lui sarà traumatico. I cambiamenti lavorativi, sono spesso causa di depressione, ansia, agitazione e nei casi più drammatici ictus o suicidio.
Prendiamo invece un corriere espresso, che ogni giorno gira con il suo furgone per fare consegne a domicilio. I suoi clienti sono sempre diversi, le zone che gira sono sempre diverse. Se un giorno dovesse cambiare azienda di trasporti, colleghi, prodotti di consegna e zona di consegna, per lui il disagio sarebbe minimo, anzi, potrebbe trovarvi giovamento perché stanco della routine.
Questo è quello che abbiamo fatto con alcuni soggetti autistici, abbiamo cercato di rendere la loro vita come quella di un corriere espresso, e cioè in continuo cambiamento, e contrariamente ai dubbi che molti ci avevano manifestato, i risultati sono stati strabilianti. Non solo i bambini trattati hanno dimostrato di accettare subito i cambiamenti, ma hanno, addirittura, mostrato di gradirli e di esserne incuriositi. Inoltre, i bambini trattati secondo questa modalità miglioravano significativamente le risposte nei percorsi riabilitativi con cui erano trattati: Logopedia, Psicomotricità

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