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Il teatro corporeo della Gestalt: cenni filosofici

Il pensiero filosofico radicalizzando nella sua storia la scissione tra anima e corpo tra res cogitans e res extensa, tra realtà psichica e somatica, ha operato una progressiva rimozione del corpo.
La mente è concepita come una realtà sottratta a qualsiasi influenza della fisicità, mentre il corpo è asservito alle leggi della natura in quanto oggetto tra gli oggetti. Il corpo ci viene così consegnato dalla tradizione filosofica come un corpo senza intelletto che non sa, che non pensa.
Questo corpo è così analizzato dalle conoscenze anatomiche come natura, senza essere concepito come soggetto vivente e vissuto. Conseguentemente è descritto dal pensiero come “idea del corpo” e non come corpo in carne ed ossa, soggetto di vita, è oggettivato inteso come macchina che può essere smontata, distrutta, guarita, manipolata, modellata ma anche venduta, violata, ridotta comunque a livello di cosa, privata della sua umanità. La distinzione operata da husserl poi ripresa dai successivi sviluppi della prospettiva fenomenologica e gestaltica poi –tra corpo fisico e corpo vissuto o corpo-esistenza intende sottolineare che il corpo è sempre un corpo vivente, e dunque esperienza vivente che da testimonianza, attraverso una continua manifestazione e apertura di senso dell’esserci nel mondo e del legame che ci unisce al mondo e agli altri. Considerato in questa accezione il corpo si carica di significato e pone ulteriormente l’accento sul valore dell’esperienza. Prima di ogni altra intuizione ogni soggetto percepisce se stesso esistente come corporeità: come sottolinea Merleau-Ponty : “io non sono di fronte al mio corpo ma sono nel mio corpo, o meglio , sono il mio corpo”.(1979). E molto diverso avere un corpo dall’essere un corpo: questa diversità comporta un rovesciamento radicale nel modo di intendere la soggettività come corporeità vissuta . In una prospettiva fenomenologica il corpo è la persona umana stessa, così come procedendo dall’esistenziale Dasein (l’esserci heideggeriano) ci appare chiaro ancora una volta che noi non abbiamo un corpo ma siamo un corpo. Questa modalità di pensare il sé intende la corporeità (unitamente alla temporalità e alla spazialità) come una delle dimensioni fondamentali dei nostri vissuti esistenziali. Ricordare questi significati della corporeità significa conservarne la consapevolezza e la responsabilità. Per il teatro gestaltico il corpo è il ponte che offre la possibilità di ricomporre i dualismi che nella vita confliggono. Il processo di trasformazione dell’essere sé stessi ha come passaggio obbligato quello di lasciarsi andare a ciò che viene da dentro e manifestarlo attraverso il linguaggio del corpo che comprende i gesti, le emozioni, la voce, il suono la prossemica. Secondo Claudio Naranjo: “La Gestalt deve essere apprezzata sia per la sua consapevolezza del corpo e la sua attenzione alla posizione e alla gestualità nel corso del processo terapeutico, sia per la sua attenzione alle sensazioni corporee come parte del “risveglio” e specchio dei sentimenti”. La relazione avviene nel corpo e attraverso il corpo e rappresenta la realizzazione di un’opera d’arte: un processo trasformativo. Il teatro in generale e quello gestaltico (www.teatrogestalt.it) in particolare offre l’occasione di sperimentarsi attraverso il corpo in una dimensione nuova, al di fuori dei parametri giusto-sbagliato, bello-brutto, per recuperare uno dei valori fondamentali che l’arte possiede: essere un canale di crescita.

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