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new concept store, tra psicologia e marketing

Per i nuovi retail store oggi bisogna lavorare principalmente sul concept marketing e coinvolgere aspetti di psicologia e percezione: il modo di esporre gli oggetti, il modo di orientare l’ingresso e la “passeggiata” tra i prodotti, il posto dove si posiziona il banco cassa, la qualità delle luci, ecc. sono elementi in grado di determinare il successo o l’insuccesso di un intero investimento. Come avviene per gli aspetti estetici, in cui si deve lavorare su un equilibrio di colori, materiali e forme, anche quì si tratta di modulare attentamente alcuni elementi raggiungere un ordine perfetto in grado di fare la differenza tra una progettazione attenta e una mediocre. In pratica per vedere oggi bisogna interrogare il subconscio. In alcuni negozi per esempio, i commessi, invece di mettere in ordine alcuni reparti mischiano la merce in maniera strategica. E ‘una tattica per far sembrare gli oggetti come molto ricercati, come se tante persone siano state alla loro ricerca e considerino quegli oggetti molto convenienti o indispensabili. Questo sistema funziona benissimo soprattutto tra i giovani: “I giovani sono alla ricerca del senso della propria identità distinta da quella dei loro genitori. Cercano di affiliarsi ad altri che la pensano come loro.” (Philip Graves, esperto di comportamento dei consumatori e autore di Consumer.ology). Molto spesso seguono leader carismatici all’interno della loro cerchia di amici o tra le star del cinema e della musica. E questo gli esperti di marketing lo sanno! Sono soprattutto i giovani sotto i 20 anni di età ad essere enormemente influenzati degli acquisti altrui. E’ l’età dell’indecisione e che li spinge ad osservare le esperienze degli altri e a seguirne le tracce per sentirsi parte della società, secondo codici di comportamento e di immagine condivisibili e riconoscibili. Non è un caso che la parte del cervello che è responsabile del controllo degli impulsi non si sviluppa completamente fino all’età di venti anni. I locali commerciali (retail/food/no-food) sembrano orientati verso una shop experience in grado di conquistare la nostra attenzione non solo dal punto di vista strettamente commerciale ma anche sotto il profilo sensoriale. Questa tendenza probabilmente si è avoluta, ancora una volta, dai centri commerciali che offrono, prima di tutto, un luogo di svago, spesso ricco di attività collaterali (live music, cinema, sport, ecc), lasciando quasi in secondo piano l’aspetto “vendita”. I piccoli store attraverso i designer attenti a sfornare nuovi concept, a loro volta, cercano di contrastare questa supremazia arricchendosi di contaminazioni multidisciplinari. Non è nuovo il tentativo di offrire alla clientela uno angolo ludico, un piccolo bar oppure una area per la lettura. Ma siamo ancora all’inizio… “Siamo tutti bambini quando si tratta di shopping” Martin Lewis

PICASCIA DESIGN STUDIO

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