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L’ artista Giovanni Manzo intervistato da Valentina Petriccione, direttrice di Viatoledoeventi

D. partiamo con una domanda facile: chi sei? R. mi chiamo Giovanni Manzo, sono un’artista e ho sempre disegnato, anche se solo da una quindicina d’anni ho iniziato a mostrare pubblicamente i miei lavori. Ultimamente, utilizzo la fotografia e la grafica per i miei lavori pittorici. D. spiegaci meglio R. vado in giro per le metropoli che visito, fotografo quello che penso possa avere un valore artistico e poi manipolo graficamente cio’ che ho fotografato. Successivamente disegno e dipingo su tela quella stessa immagine. La novità sta nel proporre una realtà manipolata graficamente e rivisitata in chiave moderna. Con questa operazione riesci anche a reinterpretare l’impressionismo, nel senso che i miei quadri da vicino sono solo macchie e punti, ma appena ti allontani puoi vedere l’immagine perfetta, quasi fotografica. Quindi un impressionismo rivisitato in chiave moderna. La cosa carina è che appena ho iniziato a proporre questo genere è subito risultato, agli occhi delle persone, come un lavoro originale. Generalmente si e’ portati a pensare che sia stato già inventato tutto, il che nell’arte vorrebbe dire che qualsiasi idea può essere solo un surrogato di idee e lavori precedenti. Per me non è così: l’arte interpreta ed esprime l’epoca in cui si vive; fotografia e grafica sono elementi caratteristici della nostra societa’. Se riesci, come artista, a mescolare tecniche diverse e poi riesci a veicolare i tuoi messaggi sfruttando i mezzi di comunicazione moderni, allora hai ottenuto una novità. D. com’è nata la tua propensione artistica? R ho sempre disegnato fin da piccolo. Però è stato solo quando ho raggiunto una tranquillità in ambito lavorativo e familiare, che ho deciso di cominciare a dipingere davvero. Questo succedeva una quindicina di anni fa. Da quel momento in poi ho cercato di attivarmi per farmi conoscere sfruttando i canali giusti. D. quindi poi il tuo lavoro lo hai lasciato? R. ho sempre saputo che, una volta poggiato il pennello sulla tela, quella sarebbe stata la mia strada. Il prezzo da pagare è stato rinunciare al lavoro che facevo, alla tranquillità economica. Sono cose che ognuno di noi sa da sempre, pensieri che hai nel cervello. Bisogna solo aspettare che le cose maturino…sempre se’ e’ un atto di maturita’ il mio cambio di vita ( ride ndr.) D. cosa vuol dire fare impresa a napoli? R. vivo e svolgo la mia attività a napoli, ma avrei potuto farlo in qualsiasi parte del mondo. Le difficolta’ esistono in tutti i lavori e in tutti i luoghi, poi se hai passione per quello che fai trovi il modo di superarle. Da un punto di vista artistico napoli però è un buona opportunita’ dalla quale trarre spunto, perché c’è movimento; ed Io nei miei quadri rappresento il caos, quindi prediligo le metropoli con molto movimento. D. eviterò domande sulla classe di fatturato, ma come procedono le cose? R. economicamente le cose sono andate bene fino ad un certo punto, poi quando in italia, in europa, è iniziata la grande crisi, tutti ne abbiamo risentito, chi più e chi meno. Lavorando anche fuori dall’italia posso testimoniare che la crisi, anche se in maniera differente, ha colpito tutti. D. tra restare e partire hai scelto di restare, perché? R. ho scelto di restare, anche vent’anni fa quando avevo l’ eta’ giusta per farlo, ma ho scelto innanzitutto di restare con mia moglie, con la famiglia. D. cosa ti senti di dire a chi vorrebbe iniziare il tuo lavoro? R. disegnate, dipingete e fregatevene del prossimo. Ci sono tanti professori in giro, soprattutto nel mio settore. Bisogna solo essere seri nei confronti di quello che si è scelto di fare, impostando il proprio lavoro in modo professionale, credendoci e non prendendo troppo sul serio il giudizio degli altri. Poi, se si sceglie di commercializzare il proprio lavoro, bisogna mettere in condizione, le gallerie d’ arte che prenderanno in carico i nostri lavori, di venderli. Questo è possibile se si e’ disposti a capire una serie di cose, soprattutto per quanto riguarda la valutazione di se stessi: si può pensare di essere dei Picasso, ma se ci si deve relazionare con il mercato dell’ arte e con i galleristi, si deve capire che queste persone devono essere messe nelle condizioni di vendere. All’ inizio della nostra carriera applicare prezzi ragionevoli non significa sminuire se stessi, ma permettere al proprio lavoro di competere ed entrare nel mercato; in seguito sara’ cura del buon gallerista far crescere il valore delle nostre opere. Fin quando sei immerso nella creazione , dimentichi tutto ed esiste solo la realizzazione; invece quando l’opera d’arte e’ pronta, o si pensa di averla portata a termine, deve subentrare un altro tipo di mentalità. Per questa ragione esistono le gallerie d’arte, così gli artisti possono fermarsi alla fase della creazione. Lavorare a napoli, e spesso anche in Italia, invece, significa fare l’artista, il gallerista, il web designer, l’ ufficio stampa, il trasportatore. Un buon consiglio, se posso, e’ quello di saper individuare le gallerie e i target giusti a seconda del tipo di arte che si produce. Cioe’ non andare allo sbaraglio, ma guardarsi intorno, cercare i propri competitors, individuare la galleria perfetta per rappresentare il nostro lavoro, con collezionisti disposti ad ascoltare il nostro linguaggio artistico. Se l’ artista ha ben chiaro cosa vuole esprimere , come vuole esprimerlo, e cosa ne e’ venuto fuori, e’ gia’ sulla buona strada. All’inizio di carriera, potrebbe essere vantaggioso far vedere le proprie opere ad un vasto pubblico, anche non interessato, ad esempio per strada; in questo modo si entra in contatto con le persone e si ascolta tutto quello che hanno da dire su cio’ che vedono: tutte le opinioni e tutti i giudizi saranno utili a migliorare e vedere cio’ che i nostri occhi non avrebbero mai potuto notare. D. un colore e una musica per descrivere la tua arte? R. Rock. Il rock è una musica netta, dalla forte personalita’, come i miei quadri che non hanno sfumature. La pennellata è decisa, di un unico colore. E poi due colori: bianco e nero, ovvero i colori con i quali ho iniziato a dipingere. All’inizio realizzavo solo quadri con il bianco ed il nero, successivamente mi sono accorto che esiste anche il colore. D. lavorare in questa città seguendo le proprie passioni: un’utopia o una possibilità? R. dipende dagli obiettivi. Se l’obiettivo è solo quello di lavorare, quindi vivere, puoi farlo tranquillamente. In questo periodo, pero’, vivere a napoli vuol dire sopravvivere, perché il problema principale in questo momento sono i soldi, che non vengono gestiti in modo appropriato e in favore della qualità della vita delle persone. D. in cosa si differenzia la tua arte rispetto a quella dei tuoi colleghi? R. non guardo gli altri, anche se conosco bene chi fa cose simili alle mie. Anzi sarebbe meglio parlare di medesime intenzioni artistiche, poiché ancora oggi, chi vede un mio quadro, lo trova un’espressione artistica originale. E nell’arte essere originali è il complimento più bello che si possa ricevere. D. giochiamo a tabù: non potete usare gli aggettivi bella, unica, caotica e stressante. Adesso descrivete napoli in 3 parole. R. solare ed oscura. viva e moribonda allo stesso tempo. D. in che modo la tua attività si può definire legata al territorio? R. sono napoletano. A volte mi si chiede: cosa puoi fare per la tua città? Sono un artista e quello che posso fare per la mia città, è farla vedere al mondo in una veste diversa, comunicando che napoli è una metropoli con i medesimi problemi che ha new york o una qualsiasi altra metropoli nel mondo. Di conseguenza si riesce ad annullare lo stereotipo su napoli. Il mio compito, come artista, è far immaginare il lato buono della città. Se continuiamo a rappresentare gli aspetti brutti di napoli, saremo portati a immaginare anche il nostro futuro così. Trasformare gli stereotipi in maniera positiva, aiuterà i napoletani, ad identificarsi in una moderna. Una volta dei ragazzini dei quartieri spagnoli, a proposito di un mio quadro, mi dissero: uà o vic’ me le fatt’ chiù bell’, chiu’pulit’. Mi sentii bene. D. hai a disposizione due desideri (c’è crisi, il terzo lo hanno tagliato), cosa esprimi? R. una gestione dell’economia mondiale a favore della qualità della vita delle persone. . Per me, invece, soldi, femmine, sesso, droga, rock and roll (ride ndr.) D. hai mai pensato di mollare? R. si sempre, ma solo in cambio dell’opportunità di fare il musicista. Intendo dire che mollerei solo in cambio della possibilità di poter fare qualcosa che mi piace e la musica mi ha sempre accompagnato nel corso della mia vita. D. le nostre interviste si concludono sempre con un test: domande e risposte shot, pronto?
# piatto preferito v. Mi piace cucinare, quindi il mio piatto preferito è quello che ancora non ho cucinato. # un posto di napoli in cui prendere un drink v. un qualsiasi posto che serva birre di ottima qualita’. # la canzone della vita v. Highway to hell (ac/dc) # l’angolo da cui osservare lo scorcio più suggestivo di napoli v. dal mare # in cosa ti sentiti al 100% napoletano v. sono tifoso del napoli # in cosa, invece, ti sentiti più europeo v. nella mentalità e nella curiosità di conoscere e relazionarmi con qualsiasi cultura # completa la frase: esco di casa per…. v. per perdere tempo….infatti io non esco quasi mai di casa!
Ok, l’intervista è finita, andate in pace e…in bocca al lupo al maestro manzo!
viatoledoeventi via posillipo, 208 – napoli +39 081 03 20 853 www.viatoledoeventi.it [email protected]

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