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Torture nell’Ulster degli anni ’70

L’esercito britannico è sotto accusa per le torture che potrebbe aver
inflitto a persone arrestate in Irlanda del Nord negli anni ’70, per
estorcere loro confessioni, in particolare con la tecnica del
"waterboarding", l’annegamento simulato.
Il sospetto di aver
torturato prigionieri, avvolgendone il volto in un asciugamano e
gettando acqua sulla bocca per dare l’impressione del soffocamento e
della morte imminente, emerge dopo che la Commissione per la revisione
dei casi criminali ha trasmesso alla Corte d’appello di Belfast il
ricorso di un nordirlandese condannato all’epoca per omicidio, che
afferma di aver confessato sotto tortura.
Ne parla il "Guardian" in un ampio servizio di prima pagina.
Liam
Holden, cattolico, aveva 19 anni e faceva il cuoco, quando fu arrestato
durante un raid effettuato dai soldati del Reggimento Paracadutisti
nella casa dei suoi genitori nel settore "Ballymurphy" di West Belfast
nell’ottobre del ’72. In base a una soffiata di un loro informatore, i
soldati britannici accusarono Holden di essere il cecchino che, un mese
prima, aveva ucciso il commilitone Frank Bell del 2° battaglione. Bell
aveva appena compiuto 18 anni ed era entrato nel Reggimento sei mesi
prima. Inoltre Bell era la vittima numero 100 dell’esercito in Irlanda
del Nord.
Holdem, che oggi ha 56 anni, fu condannato a morte nel
1973 per l’omicidio di Bell: la pena capitale (l’ultima comminata nel
Regno Unito) fu poi commutata in ergastolo e l’uomo trascorse 17 anni
dietro le sbarre. Al processo disse di aver confessato il delitto sotto
tortura, dopo che i paracadutisti, che lo arrestarono, gli avevano
messo sul volto un asciugamano e gli avevano versato acqua sulla bocca
e sul naso, dandogli la sensazione di soffocare.
La Corte all’epoca
non gli credette e lo condannò. Ma ora, dopo lo scandalo scoppiato
negli Stati Uniti per l’utilizzo da parte della Cia del waterboarding
contro i sospetti terroristi di Al Qaida, autorizzato da Bush e vietato
da Obama, la Commissione britannica per la revisione dei casi criminali
ha deciso di riaprire il caso di Holdem e di trasmettere il suo
fascicolo alla Corte d’appello di Belfast, per un eventuale revisione
del processo.
La Commisione dice di aver trovato nuove prove e di
avere dubbi sulla "ammissibilità e attendibilità" della confessione di
Holdem. L’organismo aggiunge di ritenere che "ci sia una reale
possibilità" che la sua condanna sia annullata. Dopo un’udienza
preliminare questo mese, l’appello di Holdem è stato rinviato all’anno
prossimo e in quell’occasione denuncie e rivelazioni verranno dibattute
dinanzi alla Corte di giustizia.
Gli avvocati che seguono il caso,
tra l’altro, hanno individuato una seconda persona che analogamente
riferì di avere subito il trattamento del waterboarding dagli agenti
della Polizia reale dell’Ulster mentre veniva interrogata per
l’omicidio di un poliziotto, prima di essere rilasciata. La Commissione
ha in mano anche la dichiarazione di un terzo uomo che dice di essere
stato sottoposto all"annegamento simulato" dalla British Army
all’inizio degli anni ’70. Tutte le denuncie di waterboarding,
comunque, giungono da un periodo posteriore al marzo 1972, quando
l’allora primo ministro, Ted Heath, bandì cinque altri metodi di
tortura che erano stati condannati dalla Corte europea dei diritti
umani perchè inumani e degradanti.

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