La dinastia Ming regnò in Cina dal 1368 al 1644: in 275 anni si avvicendarono ben 16 sovrani che, cacciati i Mongoli, diedero il via ad una profonda opera di ricostruzione economica e sociale del paese. I Ming si insediarono al potere con il condottiero di origini contadine Zhu Yuanzhang, capo di un’insurrezione popolare, guidata appunto contro le popolazioni Mongole, che dopo numerose sommosse durante tutto il XV secolo porta infine alla creazione ex novo di una dinastia nella regione liberata, ponendone la capitale a Nanchino. Come regnante Zhu Yuanzhang prese il nome di Hongwu (1368-1398) e guidò la Cina, ormai provata da molti anni di guerre e di dominazione, verso una nuova crescita economica, avviando opere fondamentali come il censimento della popolazione e l’istituzione del catasto.
Tuttavia, sebbene la dinastia Ming segni la rinascita della Cina dal suo periodo nero, con il regno di Hongwu si inaugurerà un periodo di stretto rigore: questi primi anni infatti saranno segnati da numerosi processi politici e dall’autoritarismo dispotico del sovrano. Gli anni della grande dinastia Ming sono gli anni del progressivo allontanamento dell’autorità dal popolo, che culminerà con il trasferimento del potere centrale a Pechino città spostata a nord e molto isolata rispetto al fulcro della vita sociale ed economica del paese. Nel 1400 la minaccia mongola rimaneva ancora forte tanto che venne ampliata la Grande Muraglia, durante il regno di Yung-lo, terzo imperatore della dinastia; quelli furono anche gli anni delle spedizioni marinare e dei contatti commerciali con l’Occidente che però si interruppero nel 1521 quando i Ming chiusero i porti ed iniziarono una nuova politica di ripiegamento che comunque non riuscì a contrastare la crescente superiorità europea. Intanto, trovata la via di una convivenza lungo il confine con i Mongoli, sul finire del 1500 la minaccia si spostava ad Ovest, dove sempre più vicini si facevano sentire i Giapponesi; ma la vera grande crisi giunse dall’interno, quando lo scontro politico tra funzionari ed eunuchi durante il regno di Tianqui, rese ancora più evidenti gli sprechi della corte e il fallimento dello Stato che, per sopportare le spese degli eserciti mercenari, aveva aumentato a dismisura le imposte, facendo così insorgere nuove sommosse popolari. Le gravissime agitazioni interne si accompagnarono alle conquiste dei Mancesi che dal nord est iniziano nel 1635 la conquista dell’impero Ming, il cui ultimo imperatore venne scacciato nel 1644.
Oggi nel Daphne Museum, il museo archeologico galleria privata del gruppo Daphne, si possono ammirare degli spaccati artistici di questa antica realtà. I vasi Ming, porcellane cinesi di pregiatissima fattezza e vasi Ming ritrovati in Vietnam in spedizioni di archeologia subacquea. Tra i vasi Ming si esalta l’icona magnifica dei due vasi Ming di inizio dinastia, intorno al 1300-1400, quando l’arte della porcellana appena iniziava a comparire. La coppia di vasi Ming è meglio conosciuta come la coppia dei dragoni Ming. Una coppia di vasi gemelli in terracotta e glassa blu con due draghi color senape in rilievo. Uno spettacolo da poter ammirare sul sito della Galleria del Museo Archeologico che ha messo on line tutto il catalogo di ogni sezione delle meraviglie artistiche del mondo antico. Il museo inoltre si proietta al futuro con una serie di proposte di arte moderna tra cui la nuova corrente artistica di scultura e pittura definita Archeorealismo.
Al museo archeologico si parte da una sezione a caso, e qui noi siamo partiti dalla dinastia più famosa dell’oriente, la dinastia Ming per poi finire tra le maglie di manoscritti tibetani, di scarabei egizi, di reperti greco romani o etruschi, e perdersi tra opere incomprensibili che parlano linguaggi sconosciuti come quelle dell’arte contemporanea dell’archeorealismo.
Monica Gasbarri
Tags: dinastia ming, museo archeologico, vasi ming
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