La Federal Reserve ha aumentato il tasso di sconto di un quarto di punto, dallo 0,50 allo 0,75 per cento. La banca centrale americana ha inoltre deciso che a partire dal prossimo 18 marzo la durata massima dei prestiti ottenuti dalle banche statunitensi nell’ambito della finestra di tasso di sconto sarà drasticamente ridotta a «overnight» contro i 28 giorni attuali.L’aumento degli spread in seguito al ritocco del tasso di sconto e «la riduzione della durata massima» dei prestiti «incoraggerà le istituzioni a fare affidamento sui fondi provenienti dai privati» per le esigenze di breve termine. La finestra del tasso di sconto è stata uno dei primi strumenti utilizzati dalla banca centrale statunitense per far fronte alla crisi: le banche solitamente vi ricorrono per fronteggiare eventuali carenze di risorse overnight. Nell’agosto del 2007 il board della Fed ha esteso la durata dei prestiti a 30 giorni e poi, nel marzo del 2008, a 90 giorni per aumentare la liquidità nel mercato interbancario.Si accelera l’exit strategyLa mossa della Federal Reserve di alzare il tasso di sconto coglie di sorpresa i mercati: un aumento era ampiamente atteso, con il presidente della banca d’emissione americana Ben Bernanke che lo aveva paventato la scorsa settimana, ma non così in fretta. Lo sostengono alcuni analisti, sottolineando che l’aumento del tasso di sconto rientra fra le varie iniziative già prese dalla Federal Reserve per ritirare le misure straordinarie di stimolo, ma finora è la più evidente.Anche se la Federal Reserve ribadisce che i tassi di interesse resteranno fermi per un periodo prolungato di tempo, molti osservatori cercano di leggere fra le righe del comunicato. «L’impressione è che ci sia un’accelerazione nella exit strategy della Federal Reserve» afferma Ian Lyngendi CRT Capital.Fino alla chiusura di Wall Street il mercato dava per scontato un aumento dei tassi di interesse quest’anno con un 28% di probabilità che la Fed avrebbe ritoccato il costo del denaro almeno due volte. Dopo l’annuncio a borsa chiusa, invece, le probabilità di un secondo aumento sono balzate al 50 per cento. La banca centrale americana ha sottolineato che l’iniziativa non significa un cambiamento nella politica monetaria, ma – mettono in evidenza gli osservatori – la reazione del mercato, se sostenuta, potrebbe avere un impatto reale.La reazione dei mercatiLa prima reazione dei mercati è stata alquanto negativa con Tokyo in calo di oltre il 2 per cento nell’ultima seduta dell’ottava, così come la Borsa di Hong Kong. Meno emotiva la reazione delle Borse europee. La mossa della Federal Reserve ha provocato soprattutto una forte accelerazione al rialzo del dollaro con cross dollaro/yen schizzato in area 92 ed euro/dollaro sui minimi a 9 mesi sotto quota 1,35 (toccato minimo a 1,3444). La moneta unica europea ha poi progressivamente recuperato parte del terreno perso sfruttando anche le buone indicazioni arrivate dagli indici PMI dell’Eurozona. Biglietto verde in rialzo anche sul franco svizzero: ieri per acquistare un dollaro ci volevano infatti 1,0850 franchi.
Venerdì 19 febbraio, ore 18.30, per la Rassegna Un museo…
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