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Video ripresa in 4K: pro e contro

Video in 4K: pro e contro

La risoluzione video in 4K diventerà uno standard? Il 4K, sigla un po’ misteriosa ma che invece indica semplicemente che la risoluzione orizzontale di un video si aggira intorno ai 4000 mila pixel, potrebbe diventare il nuovo standard nelle produzioni audiovisive commerciali, documentaristiche e di fiction.

Ma quali sono i pro del 4K? E quali gli svantaggi? È un dibattito ancora aperto e piuttosto vivace, benché spesso segnato anche da molta disinformazione. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

4k e post produzione

Di certo l’alta risoluzione del 4K fornisce notevoli benefici nelle operazioni dove il numero di pixel e quindi l’alta definizione dell’immagine diventano importati: processi post produzione come il Matchmoving, Planar tracking e Object tracking si avvantaggiano molto dall’avere a disposizione video in high definition.

L’alta risoluzione delle immagini è una risorsa importante anche in sede di montaggio, laddove è possibile fare operazioni di re-framing, cioè di riquadratura dell’immagine in porzioni ravvicinate della stessa. Un tipico esempio di questa tecnica di montaggio è il cosiddetto effetto “Ken Burns”, che permette di “navigare” all’interno della singola immagine (fotografia o illustrazione) avvicinandosi o panoramicando senza incorrere in effetti di sgranatura dell’immagine (pixeling).

Problemi e svantaggi del 4K

Non bisogna nascondere però, che sono molti anche gli handicap che il formato di risoluzione 4K porta con sé. Vediamone i più importanti.

La prima considerazione da fare riguarda gli schermi TV. Per godere appieno delle immagini girate in 4K è necessario visualizzarle su uno schermo che appunto abbia la medesima risoluzione. In termini specifici, servono schermo UHD (Ultra High Definition) che a oggi sono ancora costosi e poco diffusi. Altro grosso inconveniente è la mancanza di contenuti video in 4K, ancora decisamente scarsi, sia in DVD e sia come Broadcast via cavo o satellitare. Entrambi i fenomeni, riportati con dovizia di particolari sulle pagine digitali di Wired (Stefano Priolo), mettono nella giusta luce le problematiche che incontra l’utente finale sulla concreta possibilità e facilità di usufruire o meno delle immagini 4K.

Anche sul versante strettamente tecnico della produzione video e della post produzione, il 4K porta con sé problemi non da poco. I filmati girati in 4K hanno bisogno d’ingenti e costose periferiche di salvataggio. Non aiuta poi la scelta di alcune case di produzione di telecamere di adottare il salvataggio dei dati in formati lossless per le proprie macchine da presa. Anzi, per molti filmmaker è assolutamente preferibile un filmato in full HD o in 2K, ma non compresso, piuttosto che un 4K compresso.

L’editing con il 4K

Detto questo, il problema della gestione delle immagini 4K si riflette come ovvio anche in sede di editing, dove l’elaborazione dei dati a così alta risoluzione implica l’installazione di workstation molto potenti e costose, che presuppongono investimenti non indifferenti in termini di Hardware e software.

Anche sul versante estetico delle immagini riprese in 4K, infine, è necessario fare alcune precisazioni.

Di recente, alcuni autori americani tra i quali Geoff Boyle, Rodney Charters, and Bill Bennett, hanno bocciato l’idea del 4K. In un articolo di fotografidigitali.it, a firma di Roberto Colombo, se legge di quali e quanti siano gli argomenti messi in campo da noti registi americani contro questo tipo di formato di ripresa: da una parte si denuncia come la troppa definizione delle immagini possa distogliere l’attenzione dello spettatore su dettagli insignificanti ai fini della narrazione. Per altro l’alta definizione del 4k rende le immagini “televisive” cioè con quella nitidezza tipica del segnale broadcast che non ha certo un grande appeal. Altro problema rimarcato è l’imbarazzo delle star un po’ attempate, che temono che questa risoluzione metta in risalto in modo impietoso i segni dell’età…

Pro e contro del 4K: conclusioni

La querelle fra sostenitori del 4K e contrari è ancora aperta e tuttavia, se analizzato il problema sotto un’altra luce, è piuttosto evidente che il tema della contesa è mal posto. Di certo il 4K aiuta i processi di post produzione, dato non indifferente considerando gli attuali standard produttivi che sempre più spesso ricorrono all’uso di effetti visivi digitali. Allo stesso modo, non si può negare che con gli attuali processi di VFX è possibile simulare qualsiasi tipo di effetto e quindi anche tutte quelle manipolazioni che hanno a che fare l’aspetto delle immagini. In altri termini, da una parte si può sfruttare al massimo l’alta risoluzione a fini della lavorazione in post produzione, e nello stesso tempo si può lavorare al mood delle immagini, in modo per esempio da trasformare la fastidiosa iper-nitidezza dell’alta risoluzione in qualcosa di molto più vicino al look tipico di certe pellicole cinematografiche.

Quello che si trova più interessante nella protesta dei noti registi sopra citati è l’invocazione a spingere la ricerca non tanto verso una definizione sempre più alta (6k, 8k…) ma verso lo sfruttamento della gamma dinamica e della profondità colore, poiché questi sono elementi in grado di migliorare le immagini in maniera molto più rilevante dell’alta risoluzione.

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