Che fine faranno i vecchi contratti di collaborazione a progetto (co.co.pro) introdotti nel 1997 con il pacchetto Treu, modificati nel 2003 con la Legge Biagi, minacciati più volte di eliminarli dai contratti di lavoro presenti nella legislazione del diritto del lavoro italiano e mai realmente sostituiti? Quale sarà il futuro dei lavoratori con contratto a progetto in seguito all’entrata in vigore del Jobs Act? L’attuazione della riforma del lavoro dovrebbe equivalere – in linea teorica – alla fine dei celebri co.co.pro, ma è bene sottolineare che la situazione non è ancora completamente chiara e che rimangono delle zone grigie che meritano di essere evidenziate. I contratti di collaborazione a progetto, infatti, sono destinati all’esaurimento, e di conseguenza non potranno essere più attivati: ciò non vuol dire, comunque, che spariranno in modo definitivo. Entrando nel dettaglio, non saranno più ammesse dalla legge le collaborazioni – per così dire – fittizie che celano prestazioni personali continuative, con una evidente sottomissione – a livello di tempi di lavoro – all’organizzazione dell’azienda. Le posizioni in stand-by dovranno essere regolate nel giro di sei mesi: è il caso, per esempio, degli addetti alle consegne o dei commessi che oggi sono assunti a progetto, e che a partire dal prossimo anno avranno la possibilità di stipulare un contratto di lavoro subordinato. E le zone grigie? Non tutte le novità introdotte dal Jobs Act si estendono a tutti i lavoratori indistintamente. Le novità introdotte dal Jobs Act non saranno valide per i dipendenti della pubblica amministrazione, almeno per quel che riguarda il prossimo anno e mezzo. La mini riforma dei co.co.pro., inoltre, non interesserà nemmeno i lavoratori delle società sportive dilettantistiche e i collaboratori che sono impiegati in settori specifici che usufruiscono di accordi particolari con i sindacati (tra gli altri, è il caso dei centralinisti che sono impiegati nei call center). Non ci sono limiti, infine, per i cosiddetti co.co.co, vale a dire per i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa che risultano iscritti a un albo professionale. In sostanza, dal mese di gennaio del 2016 tutti i contratti a progetto dovrebbero trasformarsi in contratti di lavoro subordinato: e, nel caso in cui i datori di lavoro cercassero vie alternative non previste dal Jobs Act, i lavoratori avranno il diritto di rivolgersi ai giudici. Per ciò che concerne le professioni intellettuali, invece, le co.co.co. resisteranno. Questo è, dunque, il quadro generale della situazione. I co.co.pro. saranno cancellati (così come le associazioni in partecipazione e il job sharing) in maniera definitiva in tutti i settori, mentre le co.co.pro. saranno mantenute nella pubblica amministrazione (ma solo fino al 31 dicembre del 2016: per il periodo successivo, lo scenario non è stato ancora chiarito) e nei settori in cui sono previsti accordi collettivi, oltre che per le professioni che presuppongono un albo.Fonte: Altalex
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