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SCUOLA PRIVATA A PAGAMENTO: LA TASSA PER ACCEDERE AL LAVORO.

Non vitae, sed scholae discimus: impariamo non per la vita ma per la scuola” Seneca
Nel mese di giugno ho deciso di seguire il consiglio di una amica redattrice e di affrontare la formazione per cambiare settore lavorativo accogliendo l’offerta della casa Editrice Alicubi, piacevolmente proposta su cartoncino colorato al Circolo dei Lettori di Torino. Mi iscrissi al corso Editor 2.0 fuori tempo massimo dato che c’erano, secondo l’organizzatore, ancora posti disponibili. Non ero molto convinto di poter partecipare dato che non sono in possesso di una laurea, ma questi signori sembravano molto più interessati ai miei 1200€ che avevo versato in un unica soluzione. Il corso era di 80 ore mentre attualmente nella sessione invernale è stato portato a 100 e strutturato su più moduli dove al termine di ciascuno c’è una verifica e poi alla fine un progetto editoriale da realizzare in gruppo in due settimane, mentre in quella estiva soltanto una prova conclusiva. La casa editrice Alicubi non è accreditata come scuola dalla Regione Piemonte, non è costretta alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione e di conseguenza non è sottoposta alla legge regionale del Piemonte n°66 del novembre 1978 che disciplina in 7 articoli la “presa d’atto regionale”. Questo corso è autonomo e può variare ad ogni sessione. L’attestato non ha valore legale e non può consentire di venire accreditati presso una qualunque casa editrice. Qual’è lo scopo di questa libera iniziativa? La crisi del mercato dell’editoria cartacea che viene sostituita con Internet e fare cassa chiedendo soldi ai giovani ed inesperti laureati che con la promessa di uno stage gratuito di 60 giorni si vedono proiettati nel mondo della carta stampata. Al corso eravamo circa una decina ed io ero l’unico diplomato, suscitando l’ilarità dei non più giovani laureati che trovavano molto divertente avere accanto un uomo che ha superato gli anta ma che spera ingenuamente di poter cambiare il suo futuro perchè la casa editrice gli consentirà di trasformare una passione in un lavoro. La maggioranza dei signori laureati era in materie umanistiche, solo una dottoressa veniva dal settore turistico e sembrava come me fuori contesto. Mi aveva confessato che per la sua età e per i lavori precari, la sua famiglia si era vista costretta ad acquistargli l’appartamento o sarebbe finita in mezzo ad una strada. Alcuni dei “colleghi” avevano conseguito un master e conoscevano più lingue: una ragazza ed un ragazzo venivano da una scuola per interpreti e parlavano francese e tedesco, una il russo e c’era una studentessa di madre lingua polacca. Erano tutti molto silenziosi ed educati e manifestavano una discreta intolleranza verso di me che provengo dal settore commerciale e di conseguenza sono abituato ad una conversazione allegra e spigliata. Tutti volevano fare gli scrittori ma nessuno sembrava disposto a comunicare via email le sue esperienze. La struttura della formazione è di tipo universitario, gestita da universitari dipendenti della società o da amici e collaboratori, disposti a prestarsi a lezioni sapientemente improvvisate. L’intero corso è una serie di conferenze abbastanza noiose dove ci veniva richiesta la presenza ed il silenzio. I laboratori per quanto professionali, assolutamente insufficienti per poter agire autonomamente nella correzione di bozze, nella gestione dei software grafici e tantomeno nella traduzione, dove chiunque ti assuma richiede una competenza da madre lingua. La casa editrice Alicubi in sostanza, consente al giovane laureato di fare una crociera nel mondo dell’editoria affrontando ad ogni lezione un nuovo argomento senza mai approfondirlo. Lo scopo delle lezioni dovrebbe permettere al laureato di poter lavorare nel campo dell’editoria con una qualifica riconosciuta ed un bagaglio teorico e pratico che lo renda indipendente. Se invece l’intento è cercare dei nuovi collaboratori, basterebbe da subito venire accreditati per una formazione gratuita in affiancamento con il personale dipendente. Se il corso fosse esclusivamente sulla correzione di bozze con adeguate ore di laboratorio da rendere il giovane dottore autonomo avrebbe un senso. Se i laboratori fossero sull’ utilizzo di software grafici con adeguate ore di pratica per lavorare in una redazione on line avrebbero un significato. Se la formazione consentisse di accedere ad un praticantato nella redazione dei loro progetti editoriali per ottenere la qualifica di pubblicista e l’iscrizione all’albo dei Giornalisti avrebbe uno scopo. Invece l’intero programma è solo un modo per cercare dei nuovi stagisti e per far lavorare i suoi impiegati. Le esercitazioni a cui siamo stati sottoposti, erano su testi di chiaro indirizzo politico nell’area di centro sinistra e la normazione ortoeditoriale doveva seguire le regole dettate dal quotidiano L’Unità. Sono rimasto disgustato dal fatto che per modificare le voci dell’Enciclopedia a loro affidate, i dipendenti della casa editrice si affidano ad Internet e a siti non certificati come Wikipedia scopiazzando in rete le informazioni che poi certificano come proprie, facendo passare queste ore di laboratorio come formazione professionale. Quando mi sono permesso di abbandonare le lezioni e di chiedere un rimborso, mi hanno risposto che loro non restituiscono i soldi perchè non essendo riuscito ad inserirmi nel gruppo, avevo dei problemi caratteriali e che per la loro opera di educazione al lavoro, avevano sempre ricevuto dei complimenti e che quindi non erano responsabili della mia insoddisfazione. Se decidete di seguire un corso in questo campo leggete prima il materiale del sito sul lavoro a Progetto dei Redattori Editoriali Precari. Se pensate di voler entrare in questo mondo leggete prima l’articolo di David Randall sull’abuso degli stage nell’editoria su l’Internazionale di Settembre. Quando uno è bravo lo pagano per lavorare, non lavora gratis ma soprattutto non deve pagare una tassa per realizzare i suoi sogni. Rainbow7

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