Non si arrestano le preoccupazioni per la sicurezza alimentare, soprattutto visto che dopo le mozzarelle blu sulle nostre tavole sembrano arrivare altri prodotti “arcobaleno” come la ricotta rossa. Cercando di sdrammatizzare, ma neanche tanto, ad Olbia una signora ha aperto la confezione ed ecco la ricotta trasformarsi in una nuance rosé.I Nas di Sassari hanno sequestrato il lotto di appartenenza e lo ha bloccato in tutta la penisola. Stavolta invece dei tedeschi i produttori sono italiani, e precisamente del nord Italia e quindi ancora più rintracciabile. Un paio di giorni e arrivano le analisi. Batterio? Coloranti in eccesso? Trasformazioni secondo temperatura di qualche agente particolare? In attesa di scoprire la verità e delle ispezioni al caseificio incriminato, molte associazioni chiedono sempre di più che vengano aumentati le ispezioni per verificare gli adempimenti controllo alimentare delle aziende, ovvero se vengono rispettati con tutte le norme che ne seguono. In particolare, è importante verificare la rintracciabilità dei prodotti alimentari che vengono inseriti nelle lavorazioni ma soprattutto con la dicitura obbligatoria sull’etichetta.Il consumatore si deve rendere conto di cosa sta mangiando e da dove proviene, a dispetto delle norme attuali che prevedono la rintracciabilità riportata sulla documentazione interna, come i manuali HACCP, da esibire solo in caso di controllo Asl. Contro le frodi e le sofisticazioni alimentari la rintracciabilità è basilare, così come le sanzioni che devono essere aumentate in modo da fare realmente da deterrente a chi possa pensare di alterare alimenti tipici potendo sfuggire alla legge. In più, l’immagine del Made in Italy che era risalita dopo la scoperta della mozzarella tedesca, rischia di offuscarsi se la ricotta rossa è prodotta in terra italica. Certo, le aziende che operano per tutelare il nostro patrimonio alimentare sono tante ma, secondo diverse associazioni per quelle che lo mettono in difficoltà con sofisticazioni e frodi, servono delle sanzioni penali oltre a quelle civili di multe e sospensioni attività. Questo perché è coinvolta la salute dei cittadini e un intero sistema agroalimentare che rischia di entrare in crisi per pochi “furbetti”.Intanto, a livello di tutela della salute, la UE fa un passo avanti e uno indietro. Nel senso che oltre a decretare a favore di genuinità e controlli, decide anche di introdurre in Europa alimenti transgenici, OGM a rischio o comunque dagli effetti poco conosciuti sul benessere dei cittadini. Stavolta tocca al mais, con l’autorizzazione dell’impiego per dieci anni di ben sei specie di mais OGM provenienti da Brasile, Argentina e Stati Uniti. Sia nell’industria che sulle tavole potrebbero arrivare pannocchie di dubbia provenienza, e questo anche a causa di una decisione non compatta di tutti i paesi membri. L’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) ha in realtà accettato le sei specie anche per il mancato accordo tra gli stati membri, che non hanno avuto una unanime voce contro o a favore di questo cereale. Serve, infatti, una maggioranza qualificata per poter respingere del tutto gli OGM Sembra, poi, che nelle mirabolanti proprietà della specie principale di mais ci sia la capacità di resistere agli insetti. Il produttore è la società di biotecnologia Syngenta che ha esteso le altre 5 specie anche alle aziende statunitensi Monsanto, Dupont e Dow Chemical. Insomma, tutta natura…
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