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COME IDEARE E SCRIVERE UN CORTOMETRAGGIO – 3 di 10

L’AMBIENTE

Torniamo sull’argomento cortometraggio: questa volta ci occuperemo di un altro fattore essenziale per la buona scrittura e per la realizzazione di un prodotto video di qualità: l’ambiente.

Scrivere una scena significa ambientarla in un qualche luogo definito da parametri spaziali precisi. Una città, un prateria oppure una navicella spaziale, per fare qualche esempio. Lo spazio ambientale di un’inquadratura può essere di tre tipologie: naturale (ovvero fondato sull’utilizzo di un luogo esistente e riprodotto per quel che è), parzialmente modificato (che comprende l’aggiunta di scenografie o elementi estranei/necessari alla scena) oppure artificiale (vale a dire interamente ricostruito grazie ad artifici scenografici, computer graphic, greenscreen, chroma key ecc.).

La giusta analisi del fattore ambientale è determinante per migliorare la scrittura, dunque un’inquadratura. Inoltre è essenziale per bilanciare il rapporto tra figure e spazio circostante. L’obiettivo è quello di traformare l’ambiente inquadrato: da semplice “contenitore” a strumento dinamico, necessario per la caratterizzazione della scena, dunque per la riuscita della ripresa. Attraverso l’uso della luce e di altri strumenti extradiegetici (vale a dire esterni) il direttore della fotografia potrà poi donare senso e forza (anche visiva) all’ambiente inquadrato.

Lo spazio di un’inquadratura può essere fondato sullo spazio preesistente, oppure su uno spazio parzialmente/radicalmente modificato: solo in quest’ultimo caso è corretto parlare di scenografia, vale a dire un ambiente pensato e realizzato in funzione delle esigenze di ripresa. Oggi, le moderne evoluzioni della tecnica hanno permesso di sorpassare in modo anche radicale questo problema. Non è raro infatti assistere ad interi film realizzati all’interno di studi allestiti con la modalità del greenscreen. La necessità – sempre più pressante – di effetti spettacolari, ambientazioni surrealistiche, riprese adrenaliniche ha parzialmente snaturato il ruolo dell’ambiente ed ha creato tipologie di lavoro sempre più orientate alla modificazione dell’esistente. Anche per scene – e qui arriva il paradosso – che tranquillamente potrebbero essere girate in ambienti naturali se solo si avesse la voglia, il tempo (e forse anche il budget) di raggiungerli fisicamente. Ma questa – come direbbe qualcuno – è un’altra storia.
Sempre a proposito di scrittura e ripresa. Altro parametro da tenere in considerazione (oltre all’istanza narrante ed al punto di vista – di cui abbiamo già parlato) è l’importanza della figura inquadrata. Il senso di un’immagine nasce dalla relazione tra ambiente e figura: una ripresa può dirsi riuscita solo se esiste una continua sinergia tra queste due componenti, una relazione armonica che misuri costantemente la forza dei due parametri in gioco. L’ambiente deve dunque instaurare un rapporto diretto coi personaggi, per determinare un significato (anche extra-filmico, espressivo, artistico) ed un bilanciamento estetico delle scene.

Leggi il seguito su: http://www.thomasgraziani.com/articoli-editing-compositing-teoria-del-cinema/lambiente-come-ideare-e-scrivere-un-cortometraggio-3-di-10

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