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COME ORGANIZZARE IL BACKUP DEI DATI PER IL VIDEO DIGITALE – 3 di 4

CAPITOLO 2 – LA SICUREZZA IN LABORATORIO – IL SERVER


Dove eravamo rimasti? Alla ripresa, vero? Se avete seguito tutte le indicazioni dovreste essere riusciti a tornare a casa vivi, in salute e con in mano i vostri footage. A questo punto, che fare?

Parte 3 – Backup sul server

Conservare correttamente le immagini – soprattutto quelle digitali – è necessario sia per portare a compimento in modo corretto una commissione video sia – più importante – per costruirsi un proprio archivio filmato da cui attingere in caso di lavori futuri. Per questo è consigliatissimo – almeno per i professionisti del settore – disporre di un server. Cos’è un server? Semplice: un’immensa banca dati dove riporre in modo ordinato e rintracciabile il proprio catalogo di riprese. Tecnicamente si tratta di una o più unità rack allestite per contenere un numero multiplo di hard disk. Questi dischi rigidi saranno tra loro connessi attraverso un sistema di programmazione Raid specifico per le proprie esigenze. Nella maggioranza dei casi i rack conterranno un numero variabile di slot (da 4 a 16, solitamente) allestiti in Raid 5 o attraverso algoritmi di backup più complessi e ridondanti. I dati – una volta all’interno del server – possono dirsi sicuri al 90%. Di quel 10% restante parleremo tra poco.

Come funziona il lavoro sui server? Semplice: ai server sono collegati – tramite rete – tutte le macchine coinvolte nel processo di editing. In questo modo, una sola unità server potrà soddisfare le esigenze di più postazioni, ottimizzando i costi e unificando gli archivi. Una volta rientrati in studio occorre prendere il sistema Raid 1 dove abbiamo immagazzinato le immagini per il trasporto e scaricarlo completamente nel server. Insomma, andranno copiati, sia i files sorgente, sia le conversioni, sia le cartelle di editing che contengono il progetto, i render ecc. A questo punto gli hard disk portatili (quelli che per prudenza avevamo detto di non inizializzare nello scorso articolo) possono essere tranquillamente formattati e riposti in attesa di altre riprese sul campo.

Il sistema Raid 1, invece, deve essere lasciato intatto fino al termine del procedimento: sempre per seguire quel principio di “estrema sicurezza” di cui abbiamo già parlato. Ora, il più delle volte si pone una domanda. Le immagini trasferite su server vanno lasciate all’interno delle loro rispettive cartelle di progetto oppure trasportate ed organizzate in una zona diversa? La mia risposta è – naturalmente – “la seconda che hai detto”. E’ impensabile andare a cercare un’immagine all’interno di decine di progetti diversi. Per questo è molto più utile – secondo me – partire fin da subito con un archivio generale e dettagliato. Capirete tutti che la catalogazione delle immagini, in questa fase, è il vero problema.

Come si organizza un archivio di immagini? Io seguo questa logica. Creo una sezione all’interno del server chiamata (indovinate?) “archivio immagini”. Qui suddivido le cartelle secondo una logica ferrea: prima per anno, poi per progetto, per giorno di ripresa, per camera utilizzata, per codec, per inquadratura. Infine includo un numero progressivo tutte le volte che ho più take della stessa ripresa. Nel processo di catalogazione – ovviamente – scarto a priori gli errori (e non intendo le riprese meno convincenti, ovvio: solo gli errori) che verranno semplicemente eliminati. Questi dati non saranno soltanto formali: ogni file verrà rinominato seguendo questa logica, per cui il nome completo di una ripresa realizzata quest’anno potrebbe essere: 2010_documentarioX_20agosto_redcam_prores444_totaleDuomoII.mov. Immaginando di aver realizzato il documentario X a Milano, molto probabilmente questa inquadratura conterrà un totale del Duomo e sarà la seconda di due o più riprese simili.

Leggi il seguito su: http://www.thomasgraziani.com/articoli-video-dslr-fotografia/come-organizzare-il-backup-dei-dati-per-il-video-digitale-3-di-4

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