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ACROTERI – LA PIETRA, IL RIUSO, IL LUSSO DEL VUOTO

Parla di riuso e di amore per la materia il nuovo progetto firmato da Diego Chilò per Peotta Armando

Acroteri, è questo il nome della nuova collezione di vasi realizzati in tiratura limitata, con pietra da riuso, che nasce dalla collaborazione tra Diego Chilò e l’azienda Peotta Armando.
Acroteri, ovvero, per estensione, elementi di decoro posti al culmine e angoli esterni di frontoni di templi, timpani decorativi di ville o sulle linee di colmo dei tetti delle residenze signorili.
Elementi quindi per loro natura più destinati a essere avvolti piuttosto che riempiti, come ci si aspetterebbe nel caso di un vaso. E infatti accade proprio così in questa collezione: il vuoto si sostituisce al pieno, lo spazio di confine diventa contenitore, la concettualità della forma viene idealmente rovesciata, lasciando tuttavia intatta la funzionalità dell’oggetto.
E dall’architettura Diego Chilò e Peotta Armando non prendono e fanno proprio solo il nome di questa collezione e la rivisitazione di un suo elemento, ma la materia stessa, la pietra. Non pietra qualsiasi, ma le porzioni di quella pietra che, per essere utilizzata nelle grandi opere architettoniche, lascia irrimediabilmente dietro di sé pezzi e frammenti solitamente destinati a essere inquadrati come scarti.

Non così nella prospettiva di riuso e reinterpretazione della forma che accompagna questo grande progetto: amore per la materia che si manifesta anche nello spingere l’idea ad adattarsi e a plasmarsi su questi frammenti solitamente inutilizzati, fino a generare un nuovo concetto di oggetto.

Acroteri, il vaso, è un esempio perfetto di abilità concettuale e artigiana, un’espressione potente della trasformazione, non solo della materia, ma soprattutto della tradizione. Un elemento architettonico da sempre parte “dell’esterno”, di dimensioni imponenti, non certo pensato per l’uso quotidiano, diventa qui, grazie al minuzioso lavoro di ricerca del designer Diego Chilò e alla sapiente maestria della lavorazione Peotta Armando, parte dell’“interno”, elemento intimo, duttile all’uso, trasportabile.
Il vaso gioca il suo ruolo tutto attorno all’assenza, là dove ci si aspetta un fondo da riempire appare il vuoto, là dove classicamente risiede la materia che fa semplicemente da confine tra il dentro e il fuori, appare una dimensione nuova. La pietra non è più solo membrana che separa il pieno dal vuoto, diventa essa stessa luogo in cui dare vita alle composizioni.
È proprio nello spessore che Acroteri colloca lo spazio per accogliere i fiori: un susseguirsi di fori, rifiniti a mano, si affacciano come corolla attorno al vuoto creato dal movimento della materia, pronti ad accogliere, uno ad uno, come singole opere d’arte donate dalla natura, i fiori, i rami, le foglie che andranno ad avvolgere, così come molto spesso accade per gli omonimi dell’architettura classica, Acroteri.
Per realizzare la collezione Acroteri, Diego Chilò e Peotta Armando hanno scelto la pietra San Gottardo, nota anche come Pietra di Vicenza o di Costozza, una pietra tenera, porosa, che richiede nel processo dell’essere trasformata una partecipazione dell’uomo in prima persona, in cui, per restituirsi nella bellezza della lavorazione ultimata, ha preteso prima di essere studiata, testata, conosciuta, per consentire ad ogni fresatura, ad ogni colpo di scalpello, di generare l’effetto atteso.
Pietra destinata a non essere impiegata, definita di scarto nelle logiche delle grandi dimensioni, ma assolutamente perfetta nella sua bellezza per chi ha l’amore per la ricerca e la curiosità per inventare nuove forme dell’uso: riuso, nasce in principio tutto da qui all’inizio. Nasce da qui il percorso che ha portato Chilò a questa nuova creazione, da un mucchio di grossi sassi destinati ad essere dimenticati.

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