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COME IDEARE E SCRIVERE UN CORTOMETRAGGIO – 1 di 10

L’ISTANZA NARRANTE

Iniziamo da qui un viaggio per imparare come costruire un efficace plot narrativo. Ci occuperemo di cortometraggi, una tipologia di racconto che – a torto – si ritiene “facile” e adatta ai neofiti del genere.

Come ben sanno i registi navigati, costruire un buon cortometraggio comporta la perfetta conoscenza dei mezzi a disposizione, delle tecniche narrative, della capacità di riassumere in poche inquadrature delle situazioni che – per ovvi limiti di tempo e di spazio – dovranno risultare efficaci e rappresentative.

Si arriva al paradosso che – per scrivere e dirigere un cortometraggio efficace – occorre padroneggiare le tecniche e il racconto meglio di come saprebbe fare una persona che normalmente si dedica a prodotti di più ampio respiro. Per questo, si può senza dubbio affermare che chi sa scrivere un corto, in realtà sa scrivere qualsiasi cosa. Quando guardiamo un film, o siamo di fronte ad una storia, possiamo più o meno facilmente individuare un soggetto narratore. Questo soggetto corrisponde ad un’entità (a volte definita in modo chiaro e cristallino, a volte meno) che ci fornisce informazioni su alcuni personaggi (i protagonisti della storia), ci descrive alcuni luoghi (il campo di ripresa), ci mostra delle situazioni e delle azioni che si succedono in un ordine precostituito (la sceneggiatura). Lo scorrere degli avvenimenti ci viene mostrato talvolta tramite l’uso di parole (i dialoghi) altre volte attraverso gesti, movimenti e sguardi (il punto di vista). Si parla di “istanza narrante” perché la parola “narratore” è ingannevole. “Narratore” presuppone un essere umano che racconta, mentre nel cinema il menu delle voci può essere molto più ampio. Inoltre – assai importante – può capitare che nello stesso film l’istanza cambi, e la narrazione venga espressa da più entità.

Caratteristiche dell’istanza narrante sono la plausibilità e la concretezza: questi due attributi sono fondamentali per riuscire a tradurre la narrazione in immagini. Il racconto cinematografico, infatti, richiede che entrambe queste voci siano soddisfatte: senza plausibilità il plot delle vicende risulterebbe vago e dai contorni sbrecciati: le vicende non troverebbero spazio e coesione, ci sarebbero errori nelle tempistiche, le successioni di fatti e parole avrebbero un ordine raffazzonato e poco intrigante. Similmente, senza concretezza, il racconto subirebbe la nefasta influenza di quello che io chiamo “pindarismo”, vale a dire una poco necessaria digressione verso concetti troppo intellettuali (o intellettualoidi) che posso andare bene in fase d’analisi, ma che – se inseriti all’interno di un racconto per immagini – hanno la sola funzione di confondere le carte e rallentare il ritmo. Avete presente molte delle “opere prime” dove sembra che l’autore voglia a tutti i costi inserire elementi di difficile comprensione, al limite del dadaismo, con la palese finalità di mostrare il proprio grado di preparazione e la profondità della propria enciclopedia? Quelli, intendo.

Leggi il seguito su: http://www.thomasgraziani.com/articoli-editing-compositing-teoria-del-cinema/listanza-narrante-come-ideare-e-scrivere-un-cortometraggio-1-di-10

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