Il 27 marzo si celebra il 73° anniversario della presunta, e tuttora misteriosa, morte dello scienziato catanese Ettore Majorana.Majorana fu uno studioso di fisica molto importante, soprattutto perché avviò i lavori sulla teoria del neutrino, oltre ad una serie di esperimenti nucleari che sarebbero state la base sul futuro sviluppo della bomba atomica. Attraverso una fitta collaborazione col più celebrato Enrico Fermi, Majorana riuscì ad esporre le sue teorie in numerosi viaggi in giro per l’Europa, soprattutto in Germania, dove pubblicò anche delle opere in lingua tedesca.Quello che è rimasto nell’immaginario di tutti fu senz’altro il mistero che avvolse la sua scomparsa, avvenuta tra il 26 e il 27 marzo 1938 a Palermo quando, all’indomani dell’ultimo telegramma inviato all’amico Carelli, di Majorana si persero misteriosamente le tracce. In molte corrispondenze di quei giorni si avvertiva una certa disillusione per la professione di fisico ed un desiderio di abbandonare tutto. Dal 27 marzo le notizie sul suo conto cessarono, e le ultime testimonianze furono solo di passanti o conoscenti che, più o meno verosimilmente, asserirono di averlo visto imbarcarsi in un traghetto Tirrenia alla volta di Napoli e successivamente aggirarsi per la città. La sua scomparsa ebbe tale clamore che addirittura lo stesso Mussolini si incaricò personalmente di stanziare una ricompensa di 30.000 lire per il suo ritrovamento. Tutto però si rivelò inutile e alla fine di Majorana non si seppe più nulla. Si formularono, tra le tante, 3 ipotesi abbastanza attendibili sulla sua fine. La prima fu quella del suicidio, parzialmente smentita però da fatto che, prima di far perdere le sue tracce, abbia prelevato una considerevole somma di denaro in banca, aspetto chiaramente in controtendenza col fatto che una persona stesse per suicidarsi. Le altre ipotesi parlano di una fuga in Argentina (corredata da avvistamenti) all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, nel corso della quale avrebbe addirittura messo le sue teorie a disposizione di Hitler, ed infine di una nuova vita in un ordine monastico. Su quest’ultima ipotesi si spese Leonardo Sciascia, che vi scrisse un’opera intitolata appunto “La scomparsa di Majorana”. Sciascia sosteneva che Majorana si fosse rinchiuso in un monastero a causa della sua scarsa sopportazione della vita sociale, oltre al fatto di aver frequentato in gioventù l’Istituto dei Gesuiti di Roma. La stessa famiglia diede molto credito a questa ipotesi scrivendo addirittura a Papa Pio XII cercando di avere notizie, senza tuttavia avere risposta.Una quarta ipotesi si fece strada intorno agli anni Settanta, dove si ipotizzò che fosse tornato in Sicilia sotto forma di barbone con lo pseudonimo di Tommaso Lipari. Anche questa ipotesi, sebbene vi fossero molte analogie, fu scartata come poco attendibile e successivamente abbandonata.Ciò che importa, comunque, è che, a distanza di oltre 70 anni, questo è un mistero che ancora affascina e su cui molti si interrogano, e rappresenta uno dei tanti spunti su cui si può fare turismo in Sicilia, andando cioè a riscoprire la vita e le imprese dei propri cittadini più illustri.
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