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Il nuovo impianto illuminotecnico del museo di Pienza

La manifestazione “Capolavori ritrovati in terra di Siena” tenutasi nell’autunno 2005, è stata l’occasione per rinnovare tutto l’impianto di illuminazione del Museo diocesano di Pienza.
Disano illuminazione sponsor del progetto ha fornito gli apparecchi e la consulenza progettuale.
L’architetto Massimo Marzorati, che si è occupato con l’architetto Paola Valenti del progetto per conto della Disano, risponde ad alcune domande.

Qual era la situazione dell’impianto luci preesistente e quali sono state e le vostre principali scelte tecniche?
In tutte le stanze erano utilizzate lampade dicroiche con lo stesso fascio, senza possibilità di regolazioni specifiche delle singole sorgenti luminose. L’impianto aveva una funzione per così dire d’arredamento, senza alcuna differenziazione della luce su ogni singola opera. Una luce d’accento, ma generalizzata. Nel museo Diocesano abbiamo cercato di ottenere la massima flessibilità dell’impianto, sia per la collocazione dei corpi illuminanti, sia per la quantità di luce. Quindi sono stati utilizzati binari a più accensioni e, in più, ogni apparecchio monta un potenziometro a bordo. In questo modo, oltre alle diverse accensioni, abbiamo la possibilità di definire la quantità di luce per ogni singola sorgente luminosa.
Per quanto riguarda gli apparecchi di illuminazione abbiamo scelto i faretti Matrix di Fosnova (marchio del gruppo Disano) che possono utilizzare circa 25 sorgenti luminose diverse. Quindi con lo stesso corpo illuminante si ha la possibilità, anche in cantiere, di modificare la sorgente luminosa senza particolari problemi.

Il museo custodisce opere antiche in ambienti di grande valore storico. Qual è stato il rapporto con la sovrintendenza e il direttore del museo?
Il funzionario di Soprintendenza, ci ha guidati passo passo nel percorso del museo, in modo che avessimo tutte le informazioni necessarie per stabilire il rapporto corretto tra la luce e ogni singola opera. Compito primario della sovrintendenza è quello di tutelare l’integrità e la conservazione delle opere e quindi di far rispettare i limiti prefissati, in termini di quantità di lux che arrivano sull’opera. Ci sono però anche altri aspetti, che riguardano la storia secolare di ogni singola opera e che la luce può valorizzare. Il progettista della luce si assume una grande responsabilità.

La manifestazione “Capolavori ritrovati in terra di Siena” tenutasi nell’autunno 2005, è stata l’occasione per rinnovare tutto l’impianto di illuminazione del Museo diocesano di Pienza.
Disano illuminazione sponsor del progetto ha fornito gli apparecchi e la consulenza progettuale.
L’architetto Massimo Marzorati, che si è occupato con l’architetto Paola Valenti del progetto per conto della Disano, risponde ad alcune domande.

Qual era la situazione dell’impianto luci preesistente e quali sono state e le vostre principali scelte tecniche?
In tutte le stanze erano utilizzate lampade dicroiche con lo stesso fascio, senza possibilità di regolazioni specifiche delle singole sorgenti luminose. L’impianto aveva una funzione per così dire d’arredamento, senza alcuna differenziazione della luce su ogni singola opera. Una luce d’accento, ma generalizzata. Nel museo Diocesano abbiamo cercato di ottenere la massima flessibilità dell’impianto, sia per la collocazione dei corpi illuminanti, sia per la quantità di luce. Quindi sono stati utilizzati binari a più accensioni e, in più, ogni apparecchio monta un potenziometro a bordo. In questo modo, oltre alle diverse accensioni, abbiamo la possibilità di definire la quantità di luce per ogni singola sorgente luminosa.
Per quanto riguarda gli apparecchi di illuminazione abbiamo scelto i faretti Matrix di Fosnova (marchio del gruppo Disano) che possono utilizzare circa 25 sorgenti luminose diverse. Quindi con lo stesso corpo illuminante si ha la possibilità, anche in cantiere, di modificare la sorgente luminosa senza particolari problemi.

Il museo custodisce opere antiche in ambienti di grande valore storico. Qual è stato il rapporto con la sovrintendenza e il direttore del museo?
Il funzionario di Soprintendenza, ci ha guidati passo passo nel percorso del museo, in modo che avessimo tutte le informazioni necessarie per stabilire il rapporto corretto tra la luce e ogni singola opera. Compito primario della sovrintendenza è quello di tutelare l’integrità e la conservazione delle opere e quindi di far rispettare i limiti prefissati, in termini di quantità di lux che arrivano sull’opera. Ci sono però anche altri aspetti, che riguardano la storia secolare di ogni singola opera e che la luce può valorizzare. Il progettista della luce si assume una grande responsabilità. Continua a leggere su Archilight: http://www.archilight.it/GetPage.pub_do?id=8a8a8ac11d6719be011d6724b1f10012&_JPFORCEDINFO=8a8a8ac1180899dd011808b753220538

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