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Di fama e di sventura, romanzo d’esordio di Federica Manzon: Premio Rapallo Carige 2011

Un tuffo nella vita: l’attesa, lo slancio, l’acrobazia e poi la caduta. Il romanzo di un eroe contemporaneo. Un titolo poetico (da un verso del sonetto A Zacinto, di Foscolo, riferito a Ulisse e al suo desiderio di conoscenza e di rischio) per un romanzo tutto sommato duro e diretto in cui si infiltrano però, netti e decisi, percorsi di morbida poesia. Federica Manzon, giovane scrittrice friulana, con Di fama e di sventura ci narra una saga familiare dal respiro ampio e serrato al contempo. Intermittente come il respiro rotto del protagonista, Tommaso, che di fama e di sventura è “campione” fin dalla giovinezza. «È nato sotto una mala stella» vociferano le comari, perché nato nell’ora più calda del giorno più caldo dell’estate che la leggenda popolare vuole destinata a vite verticali, dove luce e buio possono alternarsi da un momento all’altro, vite difficili, insomma, attorno alle quali aleggiano sempre oscuri presagi. E comunque Tommaso ha in sé il segno dell’eccezionalità e della solitudine, così come porta nel cuore il segno opposto del bene e del male, il piccolo indiano dal cuore buono che si trasforma, non senza dolore e tormento, nel cowboy dal cuore di pietra, in una sorta di epopea del riscatto dall’ingiustizia che approda inesorabile al culmine di una vetta oltre la quale non è che il precipizio.

Fin dalla giovinezza la sua vita è segnata dall’abbandono ma anche dall’amore, dal sogno ma anche dalla lucida ricerca, perché a differenza di tutti gli altri bambini Tommaso sa penetrare con lo sguardo nell’animo degli uomini allo stesso modo in cui legge nelle stelle il ritmo della vita. Remando con foga contro l’ingiustizia che cerca di trascinarlo via e perderlo, Tommaso crescerà con il desiderio di imporsi per arrivare in alto, tanto in alto nel mondo effimero e feroce dell’alta finanza di questo inizio secolo. La sua è una sfida che sembra personale, ma non lo è: in lui c’è bisogno di presenza – dei genitori che non ha mai conosciuto; della splendida e ingombrante nonna Vittoria che l’ha difeso, cresciuto e protetto, per poi lasciarlo esposto ai rischi più grandi di lui che l’hanno forgiato; d’amore e d’amicizia, quanto mai intrecciati e inestricabili in questa storia: tra l’amico Ariel, Tommaso, il primo amore (di entrambi) Luce, voce narrante apparentemente, ma solo apparentemente, esterna e lontana – ma anche di assenza, perché è solo attraverso il risucchio interiore di ogni emozione che ci si può imporre in un mondo che del denaro ha fatto il suo idolo sacro.

Dalla sua città di provincia, e di confine, che lo ha visto crescere e lottare in un ambiente ostile, la vita di Tommaso spicca il volo dall’altra parte dell’oceano nei cieli dorati dell’alta finanza, dove si addensano le nubi di questa nostra epoca di crisi. Ma si torna sempre, e il ritorno è un spesso un ritorno d’amore se non di speranza, spesso proprio d’amore disperato.

Federica Manzon ha scritto una formidabile saga contemporanea, piena di profumi ottocenteschi, candida e brutale insieme, e affollata di personaggi indimenticabili, ciascuno a suo modo stella di quel cielo che Tommaso fin da piccolo sa penetrare e decifrare con malinconica passione.

Di fama e di sventura è un romanzo di vita e di vite, è un gioco ben congegnato, o meglio: un viaggio senza , un viaggio di ricerca motivato dalla curiosità e dall’ansia di scoperta al termine del quale, forse, vedremo avverarsi la profezia della maga Ljuba che, accarezzando gli occhi chiusi del piccolo Tommaso, sussurra alla nonna Vittoria parole che racchiudono un destino: «Alla fine troverà quello che cerca, ma lo perderà».

Con questo romanzo d’esordio Federica Manzon si è imposta subito all’attenzione del pubblico e della critica: le è stato assegnato il Premio Rapallo Carige 2011 ed è stata finalista del Premio Campiello.

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