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FRANCESCO GUCCINI INEDITO”: IL NUOVO E-BOOK DEL GIORNALISTA E SCRITTORE GIANCARLO PADULA


FRANCESCO GUCCINI INEDITO” è titolo del nuovo e-book del giornalista professionista e scrittore Giancarlo Padula che la casa editrice URBONE PUBLISHING – http://www.urbone.eu/ (Contatti: [email protected]) pubblica al prezzo di 4euro.99 cent, che presenta ai lettori Francesco Guccini, (si tratta anche del primo e-book dedicato al Nostro), uno dei più grande cantautori italiani, oltre che abile autore di libri, in una veste piuttosto inedita. Padula, (Terni 1953), tra l’altro, “Premio Astro Nascente 2005” per una trilogia di libri sul film di Mel Gibson “La Passione di Cristo”, scava, come ogni buon cronista, scopre tra le pieghe, fa opera di “investigazione”, scruta nei versi, allude a citazioni, pensieri, dichiarazioni, parole carpite, ed offre un’immagine inconsueta di quello che rimarrà per sempre un monumento della canzone d’autore italiana, ma anche della letteratura. Pur proclamandosi agnostico, il “vate” di Pavana Pistoiese esprime suo malgrado concetti cristiani, si pone la domanda del senso della vita, si pone l’interrogativo di sempre dell’ “homus religiosus” : “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”? Il cantautore per eccellenza canta, per esempio, in Signora Bovary: “Ma che cosa c’è proprio in fondo in fondo, quando bene o male faremo due conti, e i giorni goccioleranno come i rubinetti nel buio e diremo “…un momento, aspetti…” per non essere mai pronti….” Semi del “Verbo”? Un inconsapevole cristiano? Almeno così lo ha descritto lo zio Antonio Prandi, uno dei primi aderenti ai “focolarini”, fondati da Chiara Lubic. E fu proprio a Loppiano, ad ovest del Comune di Incisa Val d’Arno, a 20 chilometri da Firenze, cittadella del Movimento cattolico dei Focolari, con milioni di aderenti, in ogni parte del globo.Un esempio di vita evangelica in questo mondo, che Francesco Guccini cantò per la prima volta in pubblico la mitica “Dio è morto”, (Album Folk Beat n° 1 – Emi, 1967), bandiera di più generazioni, censurata dalla Rai, ma accolta con entusiasmo da Radio Vaticana, tanto che Papa Paolo VI dichiarò di apprezzare questo pezzo “il quale non ha di certo intenzioni antireligiose, ma richiama sani principi morali”. La prefazione è di Don Backy uno dei massimi autori italiani di canzoni, attore, scrittore, fumettista.
“Ognuno vive dentro i suoi egoismi, / vestiti di sofismi, / e ognuno costruisce il suo sistema di piccoli rancori irrazionali, / di cosmi personali/ scordando che poi in fine tutti avremo/ due metri di terreno”.
«In una bella domenica solare com’è quella che oggi ci apprestiamo a vivere, possono suonare stridenti questi versi. Tra l’altro chi li ha scritti, Francesco Guccini, con la sua Canzone di notte n. 2, contenuta nell’album Via Paolo Fabbri 43 del 1976, non è mai stato ospite in questa nostra oasi quotidiana di riflessione. Eppure queste sue parole, che devo a un lettore, magistrato di Caltanissetta, hanno una loro potenza malinconica e severa. Ha ragione chi mi ha inviato questi versi, (che sono quasi uno spunto da esame di coscienza), nel rimandare alla celebre parabola del Vangelo di Luca, (Capitolo 12, versetto 12-20), del ricco insensato che accumula senza posa e che nel silenzio notturno sente quella voce gelida: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato per chi sarà? Eppure ecco, anche da parte di molti cristiani che pure dovrebbero credere in una pienezza di vita che va oltre i «due metri di terreno» del camposanto, una ricorsa sfrenata alle cose, una tutela a spada tratta del proprio egoismo, una visiera calata come maschera a celare le ipocrisie, un rosario di rancori e di piccinerie, un orizzonte ristretto nel quale ci si rinserra ignorando ciò che sta al di là, cioè gli altri e il mondo. Il richiamo della morte può risuonare come iettatorio e invece è una delle poche verità o certezze che stanno davanti a noi, ma dalle quali ritraiamo lo sguardo. Non aggrappiamoci, allora, al tesoro delle cose che periscono, ma facciamo respirare in noi l’aria dello Spirito di amore che ha in sé un seme di eternità e di luce».

Dalla rubrica “Il Mattutino” del quotidiano ‘Avvenire’ del 24 giugno 2007, a cura di monsignor Gianfranco Ravasi

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