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Sguardo sulla Rimini di De Andrè

Rimini è il nome del nono album pubblicato da Fabrizio De Andrè nel 1978 e del brano in esso contenuto.
La canzone racconta la storia di Teresa, ragazza riminese figlia di un droghiere, che è al tempo stesso protagonista e metafora della città, in un brano che affronta il tema dell’aborto e in generale quello della gioventù di provincia romagnola, già descritta dal regista Federico Fellini nel film “I vitelloni”.
Nel brano la vicenda drammatica di Teresa, che scopre nell’aborto il risvolto drammatico della sessualità, vissuta come errore, viene affiancata alla polemica anticolonialista, nel richiamo all’America e Colombo, che è al contempo creatore e distruttore delle nuove terre.
Rimini, che alle prime apparenze sembra narrare di drammi e vicende provinciali, si rivela dunque una canzone “anticolonialista”, dove il microcosmo cittadino diventa chiave interpretativa della macrodinamica della colonizzazione e dei drammi che ne derivano, come si può evincere da questo stralcio di testo:

“E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola
“Per un triste Re Cattolico – le dice –
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.
E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l’America
e poi guardarla con dolcezza
ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene “.

Tra le diverse cover e interpretazioni di questa canzone, segnalo quella della cantante riminese Elisa Rossi, che include il brano nel suo album d’esordio “Viola Selise”, come omaggio alla propria città natale.
Fuori dalla polemica anticolonialista del cantautore genovese, Elisa recupera la dimensione provinciale della canzone e ne interpreta il lato romantico dell’amore perduto e di un atto forzato.
La stessa sensibilità artistica di Elisa si sviluppa nel contesto bucolico della campagna riminese, da cui prende in prestito il romanticismo e la malinconia di una città impastata tra sole e sale marino, tra infinita dolcezza e aristocratico distacco che finisce per caratterizzare i suoi lavori.

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