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Cohousing: nuovo fenomeno immobilare

In un’ epoca di mutamenti sociali e politici di indubbia rilevanza, anche il settore immobiliare, provato dalle sfide poste dall’attuale crisi finanziaria, conosce nuove tecniche e metodologie abitative. Il cohousing è un fenomeno nato in Danimarca negli anni Settanta, che negli ultimi decenni ha visto una continua crescita ed espansione, arrivando a coinvolgere altri paesi del nord Europa, ma anche il Canada e gli States. Oggi, complice forse un periodo storicamente importante sia in termini economici che sociologici, si iniziano a notare situazioni di genere anche in Italia, paese sicuramente più radicato alla tradizione e alle radici storico/sociologiche. Ma cosa significa cohousing in concreto? Di matrice puramente nordica, molto lontana dalle nostre concezioni di casa/abitazione, il cohousing consiste nella condivisione di un immobile da parte di più nuclei familiari. La condivisione degli spazi non è totale, a spazi privati destinati ad ogni nucleo, sono aggiunti spazi comuni destinati ai servizi. Non parliamo quindi di un condominio, ma se vogliamo un’evoluzione di quest’ultimo, una visione della coabitazione da una prospettiva molto differente e se vogliamo anche più umana e social. Il cohousing non si ferma solo alla condivisione di spazi, inizialmente infatti ciò che viene condiviso è un progetto, che può vertere sulla ristrutturazione di un immobile, non sono esclusi gli immobili di lusso, un terreno edificabile, un progetto tecnico..insomma ciò che resta necessario aldilà della tipologia di progetto, è la condivisione umana e sociale tra i membri del progetto; per questo spesso si tratta di persone che, desiderose di apportare migliorie alla qualità di vita loro e dei loro familiari, condividono obiettivi e valori sociali. Naturalmente si tratta di un processo complesso, un percorso della durata minima di un anno solitamente, un anno in cui le famiglie e i singoli definiscono insieme gli step del progetto: luogo dell’insediamento, progetto edilizio, scelta dei servizi condivisi. Quello che si ottiene a fine processo è una vera e propria comunità, con regole e metodi di relazione reciproca molto precisi volti a favorire serenità e correttezza nel gruppo. I servizi condivisi possono essere molti e molto differenti tra di loro, questo va ovviamente in base alle esigenze della comunità; in questi immobili esclusivi si possono trovare servizi come il nido condominiale, la palestra, il bike sharing, la lavanderia, spazi esterni per il relax..etc. Queste tecniche di condivisione, oltre a semplificare la quotidianità di molte persone, specialmente di famiglie con figli piccoli, apportano anche vantaggi economici non indifferenti: risulterebbe infatti da alcune ricerche di settore eseguite sul fenomeno che ogni famiglia può arrivare a risparmiare fino a 4.000 Euro all’anno.

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