L’azienda sanitaria chiama gli esperti: due ingegneri per una verifica degli impianti, considerati ad alto rischio per la sicurezza sul lavoro e dei cittadini. Dodicimila euro di budget e la volontà di stimare gli impianti anche per la loro tenuta strutturale. Potrebbero essere pericolosi e causare incidenti e infortuni, oltre che non reggere a livello strutturale. Si parla soprattutto di cokeria e altoforno, che saranno sotto la consulenza valutazione rischi di due docenti esperti di tecnico-ingegneria provenienti da Pisa e MIlano. Questo dopo l’intervento sia dei tecnici esperti di prevenzione e sicurezza sia dei Vigili del fuoco. Nessuno è stato in grado di svolgere con esattezza un’analisi e quindi si è deciso di ricorrere alla consulenza. Per ora i controlli e i sopralluoghi si verificano ogni 10 giorni nei siti più a rischio tra cui appunto la cokeria nella quale si verificano guasti in continuazione.Le emissioni di idrocarburi policiclici (Pm10) e benzene sono all’ordine del giorno e la situazione è allarmante dal punto di vista dell’inquinamento ambientale come dal punto di vista della tutela dei lavoratori. A via Servola, quindi, i problemi non mancano a rafforzare quelli economici che hanno portato al passaggio di quote dal gruppo Lucchini, proprietario dagli anni Novanta della Ferriera, all’azionista russo Alexey Mordashov.I debiti verranno saldati? Mordashov assicura che ci sarà un futuro per la società, che non c’è il rischio fallimento e che collaborando con le banche e trovando gli accordi giusti la produttività verrà salvata. Il fatto, però, è che mentre la regione Toscana per gli stabilimenti di Piombino ha già stanziato 5 milioni di euro, la sede triestina sembra più trascurata. Anche il parco auto di Piombino è stato migliorato con un investimento per svecchiare le macchine circolanti all’interno ad euro 0, sia per l’ambiente che per la sicurezza. A Trieste tutto tace.Il problema quindi della sicurezza dei lavoratori e della tutela della salute pubblica si unisce ad un futuro incerto a causa della crisi economica e della possibilità che si perdano posti di lavoro, anche se di lavoro insicuro e rischioso si tratta. Le situazioni di pericolo all’interno della struttura sono state segnalate anche nel rapporto dato agli assessori provinciale e regionale e si prepara un autunno denso di trattative per risolvere le questioni. Intanto, si attende il parere dei due tecnici per la valutazione corretta dei rischi e l’indicazione di quali saranno le possibili misure di prevenzione e riparo degli impianti. Per quello che riguarda l’inquinamento ambientale, invece, la situazione è difficile soprattutto perché i livelli consentiti di emissioni di benzene e idrocarburi nell’aria sono cambiati da poco e stati recepiti il 30 luglio dal Consiglio dei ministri (direttiva 2008/50 CE). I valori nella zona della Ferriera sono di almeno 4 volte superiori a quelli consentiti e oltre al rischio fallimento, anche il rischio salute dei cittadini triestini sale alla ribalta.Per benzene e Biossido di azoto, dice il Parlamento europeo, si deve gradatamente calare l’emissione fino a raggiungere lo zero. Quando? Il 1.o gennaio 2010, cioé sette mesi fa. Si vede bene come le norme vengono applicate. Negli scorsi mesi attorno alla Ferriera erano stati riscontrati valori di benzene di 4-5 volte superiori ai limiti, anche se la legge (compresa quella comunitaria) in questo caso valuta solo la media annuale.
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