Come antipasto la fettunta col lardo di Colonnata, i crostini di fegatino e la polenta fritta con i funghi. Quindi, minestra di pane, pappa al pomodoro, pappardelle col sugo di cinghiale oppure di lepre. Per secondo c’è la trippa alla fiorentina, la pecora in umido, il coniglio alla cacciatora o sua signora la bistecca. In chiusura una fetta di schiacciata con l’uva, un po’ di sospiri o i cantuccini di Prato da inzupparsi nel vin santo. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un buon vino rosso delle terre dei granduchi. Ecco servito, è proprio il caso di dirlo, il menù di un ristorante con cucina tipica toscana. Una cucina ancora oggi considerata povera, frutto della miseria e dell’ingegno; gli unici due ‘averi’ per molti toscani che nei secoli passati hanno abitato le città come la campagna. Una cucina le cui ricette arrivate a noi senza grandi cambiamenti hanno nel pane (“sciapo” come viene chiamato in gran parte dell’Italia centro-meridionale) uno degli ingredienti di base. Rischiamo di perderci, difatti, a contare le portate della cucina tradizionale toscana che traggono spunto da questo alimento: le fettunte ed i crostini, la minestra di pane o ribollita, la pappa al pomodoro (cantata anche da Rita Pavone nelle vesti di Gian Burrasca), la panzanella e l’acqua cotta. Eppoi, con alcune piccole correzioni in corso d’opera, ecco la schiacciata o stiacciata (anche in versione dolce con l’uva), il pan di ramerino (con rosmarino e uva passa), le ficattole (tocchi di pasta di pane fritta da mangiarsi rigorosamente caldi). Ma non possiamo tacere, poi, le altre prelibatezze per cui la Toscana in generale e Firenze in particolare sono conosciute in tutte le tavole del mondo, a cominciare dalla bistecca che l’Artusi nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” così descrive: “Bistecca alla fiorentina. Da beef-steak, parola inglese che vale costola di bue, è derivato il nome della nostra bistecca, la quale non è altro che una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella”. Insomma, a parlare di cucina tipica toscana c’è davvero di che leccarsi i baffi. Inoltre se desideriamo un po’ di relax, allontanarsi dal flusso di turisti che pervade il capoluogo e le altre città d’arte della regione… beh, allora l’ideale è cercare un ristorante fuori porta a Firenze, magari un ristorante nel vicino Chianti, terra di rinomate bottiglie. La ‘fotografia’ che apparirà ai nostri occhi mentre gustiamo la cena sotto un portico ristrutturato o al riparo di una veranda sarà, più o meno, questa: il sole che tramonta dietro dolci colline, oppure, in lontananza, le luci della città che si specchiano tremolanti e giallastre sull’Arno. Un’ultima dritta: la prenotazione nei ristoranti a Firenze e dintorni per lo più non è obbligatoria ma considerato anche il carattere slow della cucina tipica toscana, dove mangiare è soprattutto un’occasione per incontrarsi e far chiacchiere con amici, è sempre meglio anticipare la nostra presenza con una telefonata piuttosto che attendere con i profumi della cucina che arrivano fin sotto al nostro naso.
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