"Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è" Jean Jaurès Lo spirito del socialismoFuturo piatto? Mettiti in rilievo. Per trasformare una passione in una professione servono strumenti efficaci. Iscriviti al corso Editor 2.0…Così invitava la cartolina promozionale in cartoncino colorato che avevo trovato in rilievo sul tavolo delle promozioni al Circolo dei Lettori di Torino. Mi iscrissi al corso fuori tempo massimo dato che c’erano, secondo l’organizzatore, ancora posti disponibili. Non ero molto convinto di poter partecipare dato che non sono in possesso di una laurea, ma questi signori sembravano molto più interessati ai miei 1200€ che avevo versato in un unica soluzione. Faccio presente che la formazione Pubblica è gratuita ma le esperienze precedenti di corsi di informatica noiosi ed inutili mi avevano convinto a provare il settore privato e questa casa editrice in via Bernardino Galliari,mi assicurava di poter partecipare anche a una trentina di ore di laboratorio. Il corso era di 80 ore in totale ed il programma sembrava contemplare vari argomenti: mercato dell’editoria, nascita del libro, editoria scolastica, editoria narrativa, chi è il redattore?, fondamenti di scrittura chiara, revisione di un testo originale, elementi di grafica editoriale, normazione ortoeditoriale, correzione di bozze, introduzione al programma di grafica Quark-X- Press ed AdobeInDesign, la revisione di una traduzione, il mestiere di scrivere,l’editoria professionale,l’editoria multimediale,l’editoria scientifica, marketing e promozione editoriale, gli e-book, progettare e scrivere per il web,la ricerca iconografica ed alla fine addirittura un esame.Questa società non è accreditata come scuola dalla Regione Piemonte e di conseguenza la sua è una libera iniziativa e non certo un corso di formazione il cui attestato ha valore legale o può consentire di venire accreditati presso una qualunque casa editrice. Qual’è lo scopo? Fare cassa chiedendo soldi ai giovani ed inesperti laureati che con la promessa di uno stage gratuito di 60 giorni si vedono proiettati nel mondo della carta stampata. Al corso eravamo circa una decina ed io ero l’unico diplomato, suscitando l’ilarità dei non più giovani laureati che trovavano molto divertente avere accanto un uomo che ha superato gli anta ma che spera ingenuamente che il suo futuro non sia più piatto perchè la casa editrice gli consentirà di trasformare una passione in un lavoro. Tutti volevano fare gli scrittori ma nessuno sembrava disposto a comunicare via email le sue esperienze.La maggioranza dei signori laureati era in materie umanistiche ed in lingue e letteratura straniera, solo una dottoressa veniva dal settore turistico e sembrava come me fuori contesto. Mi aveva confessato che per la sua età e per i lavori precari la sua famiglia si era vista costretta ad acquistargli l’appartamento o sarebbe finita in mezzo ad una strada. Alcuni dei"colleghi" avevano conseguito un master e conoscevano più lingue: una ragazza ed un ragazzo venivano da una scuola per interpreti e parlavano francese e tedesco, una il russo e c’era una studentessa di madre lingua polacca. Erano tutti molto silenziosi ed educati e manifestavano una discreta intolleranza verso di me che provengo dal settore commerciale e di conseguenza sono abituato ad una conversazione allegra e spigliata. La struttura della formazione era di tipo universitario, gestita da universitari dipendenti della società o amici e collaboratori, disposti a prestarsi a lezioni sapientemente improvvisate. L’intero corso era una serie di conferenze abbastanza noiose e senza la possibilità di un contradditorio dove ci veniva richiesta la presenza ed il silenzio. I laboratori per quanto professionali, assolutamente insufficienti per poter agire autonomamente nella correzione di bozze, nella gestione dei software grafici e tantomeno nella traduzione, dove chiunque ti assuma richiede una competenza da madre lingua. Le esercitazioni vertevano unicamente su testi di Sinistra dove la normazione ortoeditoriale doveva seguire le regole dettate dal quotidiano L’Unità. Per intervenire e modificare le voci dell’Enciclopedia a loro affidate,i dipendenti della casa editrice si affidano ad Internet e a siti non professionali come Wikipedia scopiazzando in rete le informazioni che poi certificano come proprie e sono stato testimone di questa terrificante esperienza durante le ore di laboratorio.Quello che mi sono chiesto prima di abbandonare senza rimborso questo finto corso di formazione, che non è altro che un espediente per trovare nuovi giovani da sfruttare durante gli stage gratuiti, è se un laureato con master deve essere costretto per lavorare presso una casa editrice a dover frequentare a pagamento un corso organizzato dalla stessa. Per non parlare dei redattori precari a Progetto!Vi sembra serio? Ma se vuoi lavorare devi sottometterti! Tanto nessuno si lamenta…Rainbow7
Tags: case editrici, corsi di formazione, editor, Formazione a pagamento, laureati, Redattori precari
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