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Valutare il rischio rumore per la salubritĂ  degli ambienti

La valutazione del rischio rumore all’interno di una azienda è un obbligo stabilito dal testo unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, il decreto legislativo 81/08, che ha comunque origini più lontane e discende da normative europee specifiche.

Le disposizioni sulla valutazione del rischio rumore  sono obbligatorie sia per il settore privato che per quello pubblico, e tendono a rilevare se all’interno dei luoghi di lavoro esistano o meno le misure di prevenzione e protezione atte a tutelare i lavoratori.
Quello della valutazione del rischio rumore in azienda è spesso un aspetto poco considerato dal datore di lavoro, soprattutto se si confronta con le numerose malattie a cui i dipendenti sono esposti in presenza di macchinari rumorosi, considerando che il 50% circa delle domande indennizzate  dall’INAIL come malattia professionale riguardano l’udito, con un forte impatto sociale e d economico come si può dedurre.
Un dato, comunque, in linea con i livelli europei, dove si calcola che almeno un terzo dei lavoratori sia esposto a livelli di rumore potenzialmente pericolosi.

Rischio esteso non solo all’industria pesante, come si potrebbe credere. Sono esposti a rischio rumore anche i lavoratori dei call center, delle sale concerti fino alle aziende agricole, dove spesso si utilizzano macchinari molto rumorosi anche se in ambienti all’aperto.
Anche per questo l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro, ad esempio, ha da tempo attivato uno specifico gruppo di lavoro per la valorizzazione qualitativa delle linee guida per il documento di valutazione rischio rumore. L’obiettivo è di arrivare ad una cultura delle prevenzione del rischio rumore al lavoro, che il documento di valutazione dei rischi sicuramente aiuta a limitare.
In effetti il decreto legislativo 81/08 non modifica a fondo le precedenti disposizioni, sia nazionali che europee, ma introduce proprio un concetto obbligatorio di prevenzione dei lavoratori esposti al rischio rumore, con una attenzione particolare alla qualitĂ  degli strumenti di misurazione di questi livelli.
Il lavoro dell’Ente mira a fornire un vero e proprio stato dell’arte degli aspetti tecnici della prevenzione dei rischi da esposizione a rumore, ponendo particolare attenzione al tema della bonifica, che mostra ancora carenze e ritardi. Attenzione, poi, anche a due temi ad essa direttamente correlati e spesso trascurati: la progettazione acustica dei nuovi insediamenti produttivi ed i collaudi acustici nella bonifica.
L’introduzione, poi, del concetto di misurazione settimanale dei livelli esposizione, tutela a fondo anche quei lavoratori che sono soggetti a forte rumore  solo periodicamente e non sistematicamente. Una misurazione piĂą costante, quindi, consente la valutazione di una media piĂą precisa.
Infine, ma non ultimo, il decreto legislativo 81/08 introduce finalmente una responsabilitĂ  diretta del datore di lavoro in merito alla prevenzione con il documento di valutazione del rischio rumore.
Gli aggiornamenti alle linee guida, dopo sette anni di attesa, recepiscono le nuove direttive europee sul rumore, e riguardano nello specifico l’esposizione professionale a ultrasuoni e infrasuoni, gruppi di lavoro simili e l’esposizione al lavoro in agricoltura.  

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