A diciannove anni di distanza, Sasha Waltz torna on stage, danzando con un corpo di ballo misto, fatto di coloro che quel Twenty to eight lo misero in scena per la prima volta e nuovi performer; un impasto di vecchio e nuovo che ben rende qualcosa che ieri come oggi parla ancora di noi. E la prima sensazione è che in quella cucina in technicolor sbiadito, stretta tra due pareti oblique quel tanto che basta a ricordare un po’ di Caligari e portarci nella sua Germania, Sasha Waltz ci sia rimasta.