IntroduzioneDa molto tempo oramai si acquisiscono segnali analogici campionandoli attraverso i più svariti dispositivi, da quelli più artigianali a quelli più industriali e professionali. Si campiona di tutto dalla semplice temperatura corporea attraverso un termometro, alle immagini astronomiche, attraverso dei sofisticati radio telescopi. Tutti questi dispositivi hanno in comune la capacità di trasformare una grandezza fisica analogica in un segnale digitale discreto, che successivamente verrà immagazzinato, trasferito o immediatamente utilizzato. Una foto può essere archiviata subito dopo essere stata scattata, o spedita anche a diversi anniluce come accade per il robottini che vengono spediti su marte, o semplicemente utilizzata direttamente come accade per molte webcam sparse in tutto il mondo.Convertitore Analogico DigitaleUna macchina fotografica, una webcam, un radiotelescopio o il semplice termometro che tutti usiamo per misurare la febbre, utilizzano strumenti come trasduttori, filtri, convertitori analogici digitali (ADC). Nomi che non tutto sanno associare a qualcosa di concreto e che non tutti conoscono. Ciò che più importa è che ciascuno di questi blocchi, che compongono un sistema di acquisizione,possiede determinate caratteristiche, che in minor o maggior peso contribuiscono alla qualità del risultato finale. Nonostante i fattori che concorrono alla buona riuscita della digitalizzazione siano tanti, all’utente comune importa solo stabilire quale sia la qualità del risultato finale. Semplicemente ad un fotografo importa solamente la qualità della foto e non è interessato a come si ci arrivi. Qualità dell’acquisizioneMa come valutare oggettivamente la qualità di un’acquisizione. Si può misurare la temperatura in mille modi diversi e ottenere mille segnali diversi, ma allora cosa distingue un segnale dall’altro quale segnale è migliore e come valutarlo? Seguiamo passo dopo passo l’acquisizione. Senza andare nello specifico, ogni qualvolta si acquisisce un segnale si commettono degli errori, che dipendono un pò da tutta la strumentazione. Si possono ottenere errori poichè già il segnale di partenza è troppo rumoroso, si dice che il rapporto segnale rumore è basso. Altri errori sono intrisechi nella strumentazione e nella procedura di digitalizzazione. La prima classe di errori molte volte è diffice da contrastare la seconda dipende esclusivamente dal professionalità della attrezzatura usata. Ciò comporta che, una volta acquisita una grandezza, può essere usata immediatamente oppure può avere bisogno di una ulteriore rielaborazione. Nel secondo caso esistono diverse tecniche di post processing, che permettono una analisi del segnale già digitalizzato e vanno sotto il nome di DSP (Digital Signal Processing). Digital Signal ProcessingIl digital signal processing comprende tutte quelle tecniche che permettono di rielaborare, in post produzione, un segnale e renderlo fruibile all’utente. Il DSP può essere applicato a diversi livelli e per scopi molteplici. In fotografia si fa largo uso di DSP, si va dal semplice miglioramento apportato ad una immagine durante lo scatto, ma anche alla rielaborazione in post produzione. Mentre alcune immagini non vengono nemmeno scalfite dal DSP poichè pronte all’uso altre potrebero essere totalmente stravolte. Le foto di una fotocamera potrebbero essere utilizzate così come escono, diversamente le foto di una videocamera di sorveglianza potrebbero essere trattate per mettere in evidenza particolari, che normalmente non sarebbero visibili. Altre volte il post processing serve solamente per riscrivere un segnale in un alto modo, per evidenziare alcune caratteristiche che normalmente sarebbero nascoste. In questi casi si parla di trasformate, che trasferiscono ad altro dominio il segnale di partenza. La trasformazione può essere reversibile o non reversibile. Ogni qualvolta si ha una trasformazione reversibile si può, dopo aver applicato delle modifiche alla trasformata, ritornare al segnale nel dominio originale. Esempi di domini molto usati sono quello temporale, spaziale e dominio delle frequenze o di Fourier. Chi non è stato mai alle prese con un equalizzatore audio. Ciò che accade in un equalizzatore è proprio ciò di cui si è parlato. Il segnale viene portato nel dominio delle frequenze audio 20Hz-20000Hz, e visualizzato attraverso tanti vu-meter. L’untente prende visione del contenuto spettrale e agisce su dei potenziometri per aggiustare il segnale, aumentare i bassi e diminuire gli alti, per esempio. Una volta impostati i valori per ciascuna banda il segnale viene filtrato (modificato nel dominio del tempo) secondo ciò che noi abbiamo stabilito nel dominio delle frequenze.L’istogramma di luminositàL’istogramma di una foto rappresenta un’altro esempio di queste traformazioni. In effetti l’istogramma delle foto somigliano molto all’istogramma di un impianto di equalizzazione. Nel caso delle foto il dominio non è quello delle frequenze ma quello della luminosità. L’istogramma può essere unico per la foto o unico per canal: si ha un istogramma per esempio per il canale R, uno per G e uno per B. Gli istogrammi sono così usati che oramai vengono generati direttamente sulle macchine fografiche e aiutano il fotografo a valutare ogni singolo scatto. Naturalmente, volendolo utilizzare lo si dovra prima studiare, nelle sue diverse parti, nella sua forma e in relazione agli altri parametri della foto. Spesso si pensa che se un istogramma è ottimo la foto sarà ottima e viceversa. Quasi sempre è così, ma ci sono alcuni casi in cui ciò non è necessariamente vero. Un istogramma può rappresentare ottimamente la qualità di una foto ma alcune volte ci si può trovare nell’incapacità di valutare la foto attraverso una lettura fredda dell’istogramma. In questi casi si può solo osservare oggettivamente grazie all’istogramma alcuni parametri come il contrasto, la luminosità ed altri, ma senza poter fornire un giudizio sulla foto. Non è detto che una foto con un istogramma non da manuale possa non essere valida. Si può verificare facilmente effettuando la seguente prova: su internet si cerchi un quadro di Caravaggio e se ne visualizzi l’istogramma con un qualsiasi programma di grafica; l’istogramma ottenuto indicherà, poco contrasto, poca luminosità etc… si dovrebbe pensare che la qualità dell’immagine non è ottima? sfido chiunque a dire che una quadro di Caravaggio non sia bello e di valore. Ciò che indica l’istogramma è solamente la limitata luminosità dell’immagine, ma è proprio così che Caravaggio l’ha voluta e così è nella realta. Ciò non toglie che molte volte un simile istogramma indica una foto sottoesposta, può accadere molto spesso. Quindi è necessario saper valutare si oggettivamente l’istgramma, ma sempre con un occhio alla foto, per questo gli istogrammi sono stati e continuano ad essere oggetto di studio. Lo scopo principale è quello di legare soprattutto la loro forma a parametri come la luminosità, il contratto e molti altri, apprezzarli oggettivamente, ma anche di modificarli in post produzione, utilizzando lo stesso istogramma.ConclusioniDi tecniche che usano gli istogrammi per migliorare le immagini c’è ne sono molte. Strumenti come la "regolazione dei livelli" e le "curve" vengono utilizzati per modificare le dominanti, sistemare il bilanciamento del bianco, aumentare il contrasto, ripulire addirittura una foto da foschie, nebbia e fumi. Questa era solamente un’introduzione su ciò che sono gli istogrammi, per un ulteriore approfondimento si può navigare su http://www.sicilypictures.altervista.org/it/.
Tags: acquisizione, ADC, CCD, digitale, DSP, fotografia, istogramma
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