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Da dove vengono le infezioni: impariamo a capire meglio

Schematicamente, si possono distinguere due grandi sorgenti di infezione: uomini o animali malati, uomini o animali portatori, convalescenti, sani, cronici.
La principale sorgente di infezione è rappresentata, in genere, dall’uomo malato. Nella maggior parte delle infezioni, però, accanto a questo si devono considerare come fonti di infezione i cosiddetti portatori di microbi e, in alcuni casi particolari, anche gli animali (malati o portatori)
IL RUOLO DEI «PORTATORI»
Si dà il nome di portatori ai soggetti che, pur non presentando
manifestazioni morbose, ospitano nel loro organismo ed eliminano agenti patogeni. Essi rappresentano quindi veri e propri serbatoi di microbi infettivi. Si è soliti distinguere tre gruppi di portatori: sani, convalescenti e cronici.
Portatori sani: sono portatori sani quei soggetti che si infettano ed eliminano i microbi patogeni senza contrarre la malattia.
Portatori convalescenti: si dà, invece, il nome di portatori convalescenti a quei malati che continuano a eliminare microbi patogeni anche dopo avvenuta la guarigione clinica. In genere, nella maggior parte dei portatori convalescenti l’eliminazione cessa dopo un periodo relativamente breve: dopo pochi giorni o qualche settimana o, al massimo, dopo due o tre mesi. In una piccola percentuale, però, tale eliminazione perdura per anni o, addirittura, per decenni; sono questi i soggetti che costituiscono il gruppo dei portatori cronici.
Un’infezione susseguente (ripetuta), con lo stesso germe o non si nota neppure o a malapena: gli anticorpi ancora in circolazione e le cellule di memoria (stoccati nei linfonodi) per la loro rapida produzione identificano e marcano i microrganismi entro poche ore. Così possono essere distrutti e smaltiti dalle cellule specializzate in questo mestiere prima che possono danneggiare l’organismo. Questa si chiama “immunità”.
Animali: per ciò che concerne gli animali, essi rappresentano una fonte di infezione per un gruppo di malattie (salmonellosi, brucellosi, carbonchio, rabbia, ecc.) che hanno in comune con l’uomo e che prendono il nome di zoonosi. Sotto questo aspetto sono da considerare anzitutto gli animali domestici come quelli con i quali si hanno più frequenti e prolungati contatti, e che forniscono buona parte degli alimenti. In analogia con quanto accade nell’uomo, anche negli animali può stabilirsi lo stato di portatore.
In senso assoluto il malato è indubbiamente da considerarsi più pericoloso del portatore, poiché elimina più abbondantemente microbi patogeni. All’atto pratico, però, vi sono malattie nelle quali i portatori rappresentano una temibile fonte di contagio e, secondo alcuni studiosi, la loro importanza è superiore a quella degli stessi malati. Ciò dipende dal fatto che
possono essere assai numerosi e per di più rappresentano, spesso, sorgenti sconosciute (portatori sani) o trascurate (portatori cronici) e, quindi, incontrollate.

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