In questi giorni è mancato all’affetto dei suoi cari Carlo Visconti, esemplare ristoratore degli anni d’oro della ristorazione sanremese. Alla fine degli anni cinquanta rilevò l’osteria Carlin di corso Cavallotti trasformandola in pochi anni nel celebre dei ristoranti Sanremo il Pesce D’Oro. In quegli anni del dopoguerra Sanremo era frequentata da re, divi e personaggi famosi. I grandi alberghi non erano dèmodè come sono oggi, la trasformazione in residence o appartamenti non era ancora iniziata, inoltre il traffico non aveva raggiunto gli attuali livelli critici. In una Sanremo turistica d’altri tempi Carlo Visconti riceveva ospiti illustri ai tavoli del suo ristorante, Re Baldovino, Re Faruk, Re Feisal, Rita Hayworth, Soraia, Gregory Peck, David Niven, Yul Brinner, Jerry Lewis, Bill Crosby, Pierre Carden, Vittorio De Sica, Walter Chiari e molti altri. Con l’esperienza acquisita sul campo in tanti anni di lavoro in giro per il mondo, con la grande passione, ma soprattutto con una minuziosa ricerca di prodotti di qualità, Carlo porta il Pesce D’Oro a livelli d’alta ristorazione. Dopo la prima stella Michel degli anni 60 arriva la seconda negli anni 70; quando in tutta Italia i ristoranti bistellati erano solo dieci. Le riviste Food & Wine, Dac Jurnal Usa, Nuova Cucina, la guida Gault & Millau descrivono le prelibatezze del famoso ristorante sanremese. La sala del Pesce D’Oro era piccola ma ben curata, i tavoli erano ampi e distanti tra loro, non mancava nulla per rendere gradevole un pranzo o una cena, compreso lo scaldapiatti ora poco usato; c’era anche una stretta terrazza adibita a veranda con tanti gerani, dove d’estate cenavi al fresco. Per un ristorante così blasonato anche il menù era adeguato: sette antipasti compreso il fois gras d’oca e caviale Malassol Astrakhan: sei primi, compresi risotti al minuto; sette secondi di pesce; nove secondi di carne; quattro preparazioni di pollo; undici specialità della casa fra cui ostriche Belons tre-quattro zeri, rombo allo champagne e cosciotto d’agnello al forno; i funghi avevano un posto di rilievo: nella stagione venivano preparati in undici diversi modi, piatti indimenticabili; infine numerosi dolci. Non poteva mancare al termine di un pranzo o cena un prestigioso sigaro dal contenitore refrigerato. Per adeguarsi all’allora ristorazione, la cucina del Pesce d’Oro era ben più grande della sala da pranzo. La cantina del Pesce D’Oro era rinomata quanto il ristorante con prestigiose etichette nazionali ed estere, senza dimenticare i superalcolici. Otto persone componevano la brigata oltre a Carlo, la moglie Esther anche lei appassionata di cucina, e il figlio Raffaele specializzato in dolci francesi. Carlo Visconti in sala era un mattatore, professionale, sapeva consigliarti come degustare al meglio il pesce freschissimo (allora non si parlava ancora di allevamento o surgelamento), appena portato dal pescatore di turno, oppure una bottiglia di champagne riserva. Estroso e di carattere forte, era capace di non servirti se ti comportavi maleducatamente. Da bravo intenditore non amava i fumatori e glielo diceva senza mezzi termini. Un personaggio che ha dato lustro alla ristorazione sanremese e non solo, oltre a far conoscere Sanremo in tutto il mondo.
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