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PRP ( Plasma ricco di Piastrine ) – Informazioni generali ed applicazioni tricologiche.

Cos’è il PRP ( Plasma Ricco di Piastrine )?
Il nostro sangue, per quanto possa sembrare omogeneo, in realtà è composto da due frazioni distinte, una parte corpuscolata composta da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, e una parte fluida, chiamata plasma, composta da sali, ioni, zuccheri, ormoni e proteine.
All’interno del corpo, grazie al flusso sanguigno, la parte corpuscolata resta sospesa nel plasma, ma basta effettuare un prelievo di sangue per osservare che, già dopo diversi minuti, le cellule del sangue cominciano a sedimentare in funzione al loro peso separandosi dal plasma.
Il plasma ricco di piastrine è dunque la porzione liquida del nostro sangue, il plasma, al cui interno, con una metodica specifica, possiamo ritrovare un gran numero di piastrine ancora sospese.
A chi non è mai capitato di ferirsi accidentalmente, anche solo con un piccolo taglietto? Beh, certamente avrà notato che dopo qualche giorno le ferite si sono rimarginate e non ve n’è più traccia. Questo perché il nostro corpo, in seguito alle lesioni, mette in moto una serie di eventi atti a riparare i danni e ristabilire le condizioni ottimali per la nostra salute, per mezzo di cellule, proteine e fattori specializzati.
Protagoniste di prim’ordine sono le piastrine, cellule (o meglio, frammenti di cellule) circolanti nel sangue in numero di circa 150.000 – 300.000 mm3 le quali, richiamate dalle sostanze rilasciate dai punti di rottura, vengono attivate dal contatto con il collagene e aderiscono alle pareti dei vasi sanguigni danneggiati formando un “tappo”, il coagulo emostatico primario, allo scopo di arrestare l’emorragia.
Una volta attivate, dunque, esse rilasciano numerosi enzimi, quali serotonina, ioni calcio, ADP, PAF (contenuti nei gamma-granuli), che a loro volta attivano altre piastrine e stimolano la vasocostrizione contribuendo a limitare l’emorragia; inoltre, le piastrine rilasciano, immagazzinati negli alfa-granuli, il fibrinogeno che, trasformato in fibrina dalla protrombina, forma il coagulo stabile, nonché importantissimi fattori di crescita (PDGF, TGF alfa e beta, IGF I e II, EGF, VEGF) che hanno un’azione chemiotattica verso i fibroblasti, i macrofagi, i monociti e i granulociti, accelerano i processi di rigenerazione tissutale e cicatrizzazione, la proliferazione e la differenziazione cellulare, la rivascolarizzazione dei tessuti.
Da circa un decennio, dunque, lo studio delle piastrine, ben al di la della loro funzione più conosciuta nel processo di coagulazione e di emostasi, si è allargato ai mediatori biologici in esse contenute, a quei fattori di crescita che giocano un ruolo di primo piano proprio nel processo rigenerativo e riparativo aumentando in modo significativo la versatilità e le possibili applicazioni terapeutiche di una nuova tecnologia che nasce con il nome di PRP (Plasma Ricco di Piastrine), un nome evocativo del loro potenziale uso in molte specialità, anche in quello tricologico e nel trapianto di capelli.
Ottienere ed applicare il PRP ( Plasma Ricco di Piastrine )
Per ottenere il PRP ( Plasma Ricco di Piastrine ) è innanzi tutto necessario effettuare un comune prelievo di sangue venoso.
Al sangue prelevato va immediatamente aggiunto del sodio citrato al 3,8% (spesso già contenuto all’interno della provetta) come chelante per gli ioni calcio, in modo da evitare la formazione del coagulo, che sequestrerebbe le nostre preziose piastrine. In assenza di sodio citrato, infatti, gli ioni calcio innescano il passaggio della protrombina in trombina, formando il coagulo.
Questa fase è il primo punto critico per ottenere un buon PRP ( Plasma Ricco di Piastrine ), per cui è di fondamentale importanza che il sangue venga immediatamente a contatto col sodio citrato.
Una volta reso il sangue incoagulabile, in virtù del fatto che esso tende a separarsi anche spontaneamente, la provetta viene messa in una centrifuga da laboratorio, in particolari condizioni di RPM e tempi.
Solo in determinate condizioni infatti si ottiene la sedimentazione dei globuli rossi e bianchi, ma non delle piastrine che, invece restano ancora in sospensione col plasma.
Questo è il secondo punto critico per l’ottenimento del PRP ( Plasma Ricco di Piastrine ), in quanto condizioni di centrifugazione inadeguate porterebbero a far sedimentare anche le piastrine e ottenere così un PPP (plasma povero di piastrine).
Ultimata la centrifugazione, il plasma ricco di piastrine viene prelevato con una siringa sterile, evitando di aspirare anche i globuli bianchi (granulociti in particolare) che potrebbero rilasciare enzimi proteolitici dannosi per i tessuti, dopodiché viene iniettato nella cute dello stesso paziente.
E’ consigliabile ripetere il trattamento dopo 6-7 ore per potenziare al massimo gli effetti del PRP ( Plasma Ricco di Piastrine ) poiché i fattori piastrinici rilasciati con la prima seduta, inducono un maggiore reclutamento dei recettori sulla membrana dei fibroblasti: con la seconda seduta, dunque, sulla superficie cellulare sono presenti molti più recettori, che aumenteranno in modo considerevole la risposta al PRP ( Plasma Ricco di Piastrine ).
Ultimato il trattamento, i tipici segni sono un leggero arrossamento delle zone interessate e la presenza di piccoli pomfi, segni che spariscono in poche ore. Non ci sono particolari protocolli post-trattamento da seguire, anche se è buona norma evitare di applicare trucchi e creme cosmetiche sulla cute.

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