Le malattie allergiche sono in continuo aumento nei Paesi Occidentali. Il termine allergia è stato utilizzato per la prima volta da Von Pirquet agli inizi del XX secolo per definire qualsiasi tipo di risposta immunitaria caratterizzata da alterata reattività. Nonostante il numero delle patologie legate a disregolazione del sistema immunitario sia da allora enormemente aumentato, il termine allergia viene utilizzato per definire le stesse patologie allora descritte da Von Pirquet. Queste sono reazioni che si sviluppano a breve distanza di tempo dal contatto con l’antigene e pertanto prendono il nome di reazioni di ipersensibilità immediata. A loro volta queste reazioni possono essere divise in due capitoli: le reazioni anafilattiche: sono manifestazioni che possono verificarsi virtualmente in tutti gli individui in seguito all’introduzione, in genere per via parenterale, di particolari antigeni, come farmaci o veleno di insetti; mentre le reazioni atopiche sono reazioni che sviluppano in seguito all’inalazione o all’ingestione di antigeni innocui (allergeni) comunemente presenti nell’ambiente e mostrano tendenza a segregarsi in certi gruppi familiari. Questo poiché la predisposizione genetica multifattoriale (ciascun fattore non è di per sé in grado di conferire alterazioni patologiche) gioca un ruolo rilevante, mentre l’esposizione agli allergeni rappresenta l’altra condizione necessaria per l’estrinsecarsi del fenotipo allergico. Tuttavia le reazioni immediate costituiscono solo una parte dell’intero meccanismo fisiopatologico, potendo essere seguite dalle reazioni di fase tardiva, che contribuiscono in maniera determinante alla genesi delle manifestazioni cliniche e soprattutto alla loro cronicizzazione. Considerando sempre il meccanismo fisiopatologico, possiamo distinguere malattie allergiche IgE-mediate, nelle quali i pazienti producono immunoglobuline E (IgE) verso sostanze, in genere proteiche, dotate di potere allergenico; e malattie pseudoallergiche, indipendenti dalla produzione di IgE. Tra le patologie allergiche, la forma più comune è rappresenta dalla rinite allergica, caratterizzata da flogosi della mucosa nasale prevalentemente sostenuta da allergeni inalanti. Per la diagnosi è fondamentale il prick test (o in alternativa la ricerca delle IgE specifiche su sangue) per allergeni inalanti; tuttavia la diagnosi si basa anche sulla storia clinica, ed in particolare sulla sintomatologia nasale riportata, in assenza di infezioni, anomalie strutturali o altre condizioni patologiche a carico del naso o delle vie aeree superiori: irritazione od ostruzione nasale, starnuti, rinorrea. In base alla durata dei sintomi la rinite allergica viene divisa in:
Anche se la rinite allergica non è una patologia grave, è da rilevare che il 40% dei pazienti affetti da asma bronchiale attraversa una fase clinica caratterizzata da sola rinite. Quando la rinite non è associata ad una flogosi allergica, ci possiamo trovare di fronte ad alterazioni del sistema nervoso autonomo (rinite vasomotoria), oppure anche a malattie sistemiche con interessamento delle vie aeree superiori (ad es.: sarcoidosi, granulomatosi di Wegener). La prevalenza nella popolazione generale è del 5-22%, con picchi nell’infanzia e nella fascia dai 15 ai 25 anni; non tutti questi pazienti però si rivolgono al medico. Come per le altre malattie atopiche, anche la prevalenza della rinite allergica sta rapidamente aumentando con il passare degli anni. La patogenesi della RA, una volta avvenuta la sensibilizzazione, per la quale il ruolo centrale è del linfocita Th2, si basa sull’attivazione dei mastociti ed in secondo luogo dei basofili (che vengono reclutati nei tessuti infiammati) e sulla loro degranulazione. Anche gli eosinofili si ritrovano a livello della mucosa nasale, in forma attivata. I mediatori importanti nell’inizio e nel mantenimento della rinite allergica sono:
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