Intervista a Fabio Antonuzzi designer e fondatore di D&sign srl, realtà strutturata che ha saputo rivoluzionare il concetto di "arredamento per negozi" fissando nuove priorità, nuovi punti di vista e sviluppando una nuova idea di design basata su un principio fondamentale: l’ambiente come espressione della personalità di chi lo gestisce e dell’amore per il proprio lavoro allo scopo di creare l’acquisto emozionale.Una ricerca che nasce da lontano: Da cosa è nata la decisione di specializzarsi nell’arredamento di gioiellerie e negozi di ottica?L’attrazione verso questi due particolari settori si è sviluppata piuttosto casualmente. Ho iniziato a lavorare alla progettazione di alcuni negozi di ottica. Questo mi ha permesso di conoscere una realtà in cui è possibile e allo stesso tempo è necessario sviluppare molto il design. Spesso ai negozi di ottica era abbinato un reparto gioielleria, così ho iniziato a conoscere anche questo settore e ho iniziato ad appassionarmi soprattutto per la possibilità di esprimermi attraverso la fantasia del design.La personalità dei proprietari è per Antonuzzi il punto di partenza per il processo creativo:"Per rendere soddisfatto un cliente è fondamentale conoscerlo, comprendere come ragiona e cosa vuole. Inoltre è importante studiare la posizione del negozio, comprenderne il contesto e le esigenze e conoscere il settore in cui ogni committente è specializzato. Cerco sempre di conoscere personalmente i miei clienti per capire il loro carattere e di analizzare il tipo di target che vogliono coinvolgere(…) Solo dopo questo approfondito lavoro di analisi mi dedico al progetto vero e proprio". Alla domanda Cosa deve riuscire a comunicare l’arredamento? Antonuzzi risponde: "Prestigio, avanguardia, amore per il proprio lavoro e professionalità. Il design e i particolari devono emozionare e coinvolgere inconsciamente, la loro cura e la loro bellezza devono comunicare l’esclusività di un servizio impeccabile capace di conquistare i clienti e di farli tornare". Quanto è importante la componente emotiva nei suoi progetti?E’ importantissima! I nostri progetti vogliono colpire il cliente suscitando emozioni piacevoli. Per dare un idea del risultato al committente, realizzo sempre una versione 3D del progetto. I questo modo può farsi un’idea molto fedele a quello che sarà il risultato finale e potrà valutare l’efficacia della distribuzione delle luci e delle ombre, dei pieni e dei vuoti, della disposizione degli spazi, della scelta dei colori e dell’impatto che si avrebbe entrando nel nuovo negozio.Cosa deve riuscire a comunicare l’arredamento?Prestigio, avanguardia, amore per il proprio lavoro e professionalità. Il design e i particolari devono emozionare e coinvolgere inconsciamente, la loro cura e la loro bellezza devono comunicare l’esclusività di un servizio impeccabile capace di conquistare i clienti e di farli tornare. Se dovesse definire il suo stile come lo definirebbe?Non penso ci sia una definizione. No non c’è. Il nostro stile deve prima di tutto rispondere alle esigenze del cliente e saper suggerire una soluzione raffinata e di classe. Io amo molte le linee essenziali…un certo stile minimale e ricercato, ma so adattarmi a tutte le richieste mantenendo sempre il concetto di pulizia delle forme.Quali sono i suoi maestri?Bè è impossibile non ammirare maestri come Le Corbusier, Silvestrin, Fabio Novembre, sanno stimolare e muovere la mia curiosità, la voglia di sperimentare.Ci sono dei materiali che preferisce utilizzare?Negli ultimi due anni mi sono sentito particolarmente attratto dal vetro, vetro laccato lucido, vetro fumè, vetri specchiati da abbinare a superfici e parti in legno Wengè o Teck. Sì in questo momento mi piace molto sperimentare con materiali come il vetro e il legno in tutte le loro possibili declinazioni.Utilizza o preferisce dei marchi in particolare ?No…Mi piace l’esplorazione, sono sempre alla ricerca di nuovi elementi d’arredo, particolari e mai banali. Da 20 anni realizza gioiellerie e negozi di ottica. La sua esperienza le ha permesso di notare l’evoluzione degli stili e i mutamenti delle esigenze. Come si è evoluto questo particolare mercato? Cosa è cambiato nel corso di questi anni anni?In questi ultimi 20 anni il cambiamento più evidente è avvenuto nell’approccio del titolare rispetto al rinnovamento del negozio. 20 anni fa il negozio veniva rifatto per rinnovare l’arredamento ormai vecchio e bisognoso di interventi. L’arredamento era legato alla funzionalità e non all’emotività come oggi. In questi ultimi anni i titolari dei negozi desiderano rafforzare l’impatto estetico ed emotivo. Gli interni vengono rifatti ogni 5-7 anni per accrescere il prestigio del negozio, per creare un ambiente sempre più accogliente, riconoscibile, emozionante e piacevole per i clienti. Col passare degli anni poi il design si è fatto sempre più estremo.Tanti i progetti realizzati sia in Italia che all’estero e tanti sogni nel cassetto e le nuove sfide da affrontare. Antonuzzi racconta con entusiasmo le fatiche, più che altro logistiche, per realizzare due gioiellerie all’estero: a Kiev e al Cairo."A livello di progettazione i due negozi dovevano essere molto ricchi e sfarzosi,(…) era necessario far collimare queste ben chiare esigenze estetiche con quelle funzionali tipiche di una gioielleria (sicurezza, esposizione dei prodotti, percorsi di visita e spazi per trattative riservate).(…)sono stati molti anche i problemi logistici dovuti alle distanze, era difficile riuscire a fare quadrare tutto. E’ stato piuttosto complesso a livello organizzativo ma molto stimolante a livello creativo".Le nuove idee e i nuovi progetti di questo poliedrico designer sul sito Visita il sito www.designsrl.com
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