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La crisi economica e il futuro, come cambia il modo di spendere, di vivere e di studiare

E’ più facile immaginare un mondo che vada avanti o indietro? I problemi economici sono davvero inversamente proporzionali a benessere e qualità della vita? Oggi tutti hanno Prestiti Cambializzati o personali, spesso utilizzati solo per l’acquisto dell’ultimo smartphone o del tv led, spesso anche se non si hanno i soldi necessari. In passato, non tutti erano così avvezzi alla tecnologia (ma era un’altra epoca) e si preferiva acquistare oggetti “status simbol” come le Automobili Cabrio o da corsa, attività che però non riuscivano a coinvolgere la massa, che doveva accontentarsi delle utilitarie.
Oggi, si fanno molti più acquisti per la persona: non si pensa al futuro se, inevitabilmente, non si riesce in qualche modo a coprire anche tutte le esigenze del presente. Esigenze primarie, ma anche bosogni più o meno futili, spesso spese che già hanno effettuato amici e conoscenti. “E’ un modo per non uscire dal branco e ritenersi facenti parte della comunità” affermano alcuni psicologi. E così, ci ritroviamo davanti al negozio di elettronica bramosi per l’acquisto del nuovo iPhone anche se, fino a ieri, non ce fregava quasi nulla! Lo sconvolgimento epocale che sta interessando, in particolar modo, tutti i Paesi del vecchio continente è fondamentalmente legato alle difficoltà economiche, imposte dalla convivenza con la moneta unica. La disoccupazione continua a crescere, così come diminuiscono le speranze di un futuro dignitoso, basato sullo studio e sul lavoro. La crisi economica è purtroppo un dato di fatto, rappresentante di un’epoca difficile, che lascerà una traccia tangibile nella storia di questi decenni. Purtroppo, il problema fondamentale rimane più che altro il lavoro e la possibilità di effettuare investimenti utili per il proprio futuro, come l’acquisto di una casa. I vecchi canoni del posto sicuro, della moglie casalinga, dei figli e del cane in giardino stanno lasciando il posto ad un nuovo concetto di vita e di futuro, essenzialmente basato sull’incertezza e sul precariato. E’ meglio, forse, godersi il presente che attendere fiduciosi mettendo da parte per il futuro. E chissà cosa potremo immaginarsi, un domani: saremo forse tutti precari, pronti a lavorare su chiamata e disponibili ad intraprendere una qualsiasi attività lavorativa, anche se non idonea ai nostri studi. E a proposito di studi: che sendo ha, oggi, la scelta di un indirizzo di studio? Non abbiamo alcuna certezza di conoscere e comprendere quale attività lavorativa possa essere particolarmente richiesta in futuro, così come non sappiamo cosa scegliere se il mondo del lavoro non riprende, in qualche modo, a coniugarsi con lo studio. Dopo le scuole medie, c’è il nulla. C’è chi seleziona un Istituto tecnico o un liceo, ma sempre più in balia dell’incertezza. L’università, tuttavia, rimane una meta da raggiungere, anche se la sfiducia inizia a farsi sentire anche lì: in alcuni casi, cominciano a ridursi le iscrizioni (o pre-iscrizioni) alle facoltà più difficili, come quelle di ingegneria.

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